I re cattolici e il falso mito della ‘nazione’ più antica d’Europa

I re cattolici e il falso mito della ‘nazione’ più antica d’Europa

 

El nacional.cat  –  Marc Pons

Tarragona – 6 maggio 2016

 

Correva l’anno 1469 e gli infanti Ferdinando e Isabella, rispettivamente delle case reali di Catalogna-Aragona e di Castiglia-León, si sposavano segretamente. Né pompa né fasti. Sebbene è vero che l’Europa era ancora paralizzata dai terribili effetti della peste nera, è sorprendente che i due cosiddetti architetti dell’unità ispanica – totem della spagnolità contemporanea – si siano sposati in fretta e furia e in gran segreto.

Isabella

Una situazione bizzarra che evidenzia la fabbricazione del falso mito dell’unità spagnola, costruita sull’unione coniugale con il motto “Tanto Monta – Monta Tanto”. Il falso mito della “nazione più antica d’Europa” sempre sulla bocca dei leader spagnoli attuali e passati.

Ferdinando

 

Il viaggio verso il potere

Per raggiungere i rispettivi troni, Ferdinando e Isabella hanno dovuto schivare innumerevoli ostacoli in un sentiero costellato di tornanti e salite degno di una buona storia di spionaggio. Quando si sono sposati, nessuno dei due aveva la condizione di erede. Almeno, non riconosciuta. In Castiglia, i sostenitori di Isabella liquidarono – fisicamente – uno dopo l’altro, tutti coloro che la precedevano in diritto. In Catalogna, invece, i sostenitori di Ferdinando forgiarono una rete di alleanze – negoziate con tutti i settori della società – per imporre il loro candidato. La tanto celebrata trasversalità catalana ispirata alla “finezza” italiana. La cultura del “farsi da parte” che tuttora resiste nel tempo. Dettagli che spiegano anche la cultura politica opposta che ha differenziato  – e tuttora differenzia –  la Castiglia e la Catalogna.

 

Nel 1474, cinque anni dopo il matrimonio lampo, Isabella aveva già seppellito tutti i suoi rivali. Fu incoronata regina di Castiglia e Leon. Tutto in un solo “pack”. Ferdinando dovette invece aspettare altri cinque anni – il tempus obbligatorio imposto dai patti – fino a quando suo padre – l’ultima condizione – se ne andò per cause naturali. Nel 1479 – altri cinque anni di attesa – Ferdinando fu incoronato re d’Aragona, re di Valencia e conte di Barcellona. Significativo, perché spiega che gli stati catalano-aragonesi erano organizzati diversamente. Ferdinando non riuscì a risolvere tutto in un colpo, come la consorte. Doveva prestare giuramento a Barcellona, ​​a Saragozza e a Valencia, davanti ai parlamenti rispettivi.

Tu a Londra e io in California

A partire da qui, iniziarono il loro lavoro e le loro vite sono diventate più complicate. Divennero una versione post-medievale di “tu a Londra e io in California”. La ragion di stato non era ancora stata spiegata, ma i re esercitavano pienamente. Isabella, a Toledo (Madrid sarebbe stata la capitale 82 anni dopo), e Ferdinando, a Barcellona. Una separazione di stato che era già in vigore dal giorno dopo le nozze e che spiegherebbe, inoltre, l’assenza di discendenti della coppia cattolica in quegli anni. Almeno, di rampolli cattolicamente legittimi. Ferdinando non fu mai re di Castiglia: né incoronato né considerato come tale. E quando rimase vedovo, nel 1504, la corte castigliana le chiuse la porta in faccia con la solenne espressione “vecchio catalanaccio, vattene alla tua nazione”.

Europa verso il 1492

 

I casi di Granada e Navarra

Prima di restare vedovo, però, Ferdinando si occupò della conquista di Granada. Nel 1492, Granada era l’ultima roccaforte musulmana della penisola. Occupava il territorio che oggi corrisponde alla metà orientale dell’Andalusia. Era un fulcro della cultura. Un’oasi di produzione artistica. E anche una società segnata da differenze molto marcate. Granada fu incorporata con la forza. Niente trattative, niente patti, niente matrimoni. Una conquista militare con tutte le conseguenze. Con l’azione congiunta delle armi di Ferdinando e di Isabella. Tuttavia, curiosamente, fu istituita una sorta di entità autonoma integrata nello stato castigliano. Ferdinando non ebbe mai potere su Granada.

Il caso della Navarra non è molto diverso. Nel 1512 Ferdinando era già vedovo e vecchio. Trascorreva i suoi giorni a Barcellona. Ma la nuova regina di Castiglia – sua figlia Giovanna – era stata emarginata dai grandi affari di stato. Si diceva – falsamente – che fosse pazza. Fu richiamato dalla nobiltà castigliana. Ferdinando era un lontano parente dei re di Navarra e, con la sua presenza, volevano venisse legittimata la conquista della Navarra. Ferdinando, che aveva una profonda cultura interiorizzata della trattativa, accettò di guidare l’esercito castigliano. La Navarra sarebbe castigliana – per sua figlia Giovanna. E in cambio, nessuno avrebbe posto inconvenienti se un figlio illegittimo di Ferdinando diventava erede della corona di Catalogna e Aragona.

Ferdinando alle “corts catalanes” 1495

 

Il caso degli ebrei e dei banchieri tedeschi

Ovviamente i patti non furono rispettati. La Navarra fu incorporata alla Castiglia nel 1516, con uno status simile a quello di Granada. Ma Ferdinando non potè fondare una propria dinastia che avrebbe cambiato il corso della storia catalana. E non tanto per l’opposizione della nobiltà castigliana, ma per le manovre politiche dei banchieri tedeschi che gestivano la fortuna della figlia Giovanna.

Il vuoto provocato dall’espulsione della comunità ebraica – qualche anno prima – era stato colmato da potenti banchieri tedeschi. La corte finanziaria del fiammingo Filippo, marito di Giovanna. Allora la Castiglia era una fonte inesauribile di risorse. Di altri. L’oro e l’argento americani arrivavano ​​a Siviglia senza sosta. E partivano verso la Germania, anche senza sosta. I buoni affari non sono mai stati amici dei progetti ambiziosi. Scenari instabili, dicono. E gli interessi tedeschi trasformarono i patti di Navarra in carta straccia.

 

Chi incoraggiò le nozze dei re Cattolici?

Questa questione è sempre stata avvolta nel mistero. Sappiamo che la grande rivale di Isabella era sua nipote, sposata con un re portoghese. A priori, tutto indica l’esistenza di due punti caldi opposti  – la Catalogna e il Portogallo –  che gareggiavano per divorare la Castiglia. Questo spiega il caos e la frattura che imperavano in Castiglia. Il partito aragonese e il partito portoghese. Ma le nozze che Ferdinando organizzò per i suoi figli, ci rivelano l’esistenza di un progetto che andava ben oltre la pretesa unità ispanica: il vecchio sogno dell’unificazione europea. Un progetto che, con il tempo, è finito in rovina sui campi di battaglia europei.

Qualcosa che moltissimi non sanno:

I discendenti dei re cattolici non si autoproclamarono MAI re della Spagna. Sarebbe stato astratto e pretenzioso. Gli stati che governavano erano organizzati alla maniera catalano-aragonese. Graficamente si potrebbe illustrare come l’esistenza di molteplici corone di diverse dimensioni e di diversi materiali sovrapposte  – con equilibri e difficoltà che sfidavano la gravità –  su una sola testa. Il primo a fondere tutte le corone e ad autoaffermarsi re di Spagna fu il Borbone della Nuova Pianta, nel 1715. Per ottenere ciò, dovette conquistare militarmente gli stati della corona di Catalogna e Aragona. E ridurli, dopo una lunga repressione, alla categoria di semplici province castigliane.

 

* traduzione  Àngels Fita – AncItalia

https://www.elnacional.cat/ca/opinio/reis-catolics-mite-unitat-espanyola_102408_102.html

 

 

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