I DIVIETI

25 aprile 2001, alla consegna del Premio Cervantes, re Juan Carlos di Spagna legge il suo discorso e pronuncia:

Nunca fue la nuestra lengua de imposición, sino de encuentro, … a nadie se obligó nunca a hablar en castellano, … fueron los pueblos más diversos quienes hicieron suyo, por voluntad libérrima, el idioma de Cervantes.

“La nostra non è mai stata una lingua di imposizione, ma di incontro, … nessuno è mai stato costretto a parlare in spagnolo, … sono stati i popoli più diversi a fare propria la lingua di Cervantes, per loro libera volontà”.

 

                               Ecco, giudicate voi:

 

 

                                            I DIVIETI

 

1482: inizia la soppressione e il rogo della Bibbia Valenziana (variante del catalano) al punto che per anni si dubitò della sua esistenza.

1539: il re di Francia, Francesco I, pubblica un editto (il cosiddetto Editto di Villers-Cotterêts) con il quale si stabilisce obbligatoriamente che tutti i testi amministrativi pubblicati nel Regno di Francia debbano essere scritti in francese.

1560: il Tribunale del Sant’Uffizio insiste che «negli affari della fede tutto si svolge in lingua castigliana (impropriamente detta spagnola).

1561: il Tribunale del Sant’Uffizio impone che «i processi non siano trascritti in lingua catalana».

1624: nel memoriale del Conte Duca di Olivares indirizzato a Filippo IV di Spagna si consiglia di “operare e pensare con consiglio mondano e segreto per ridurre questi regni di cui è composta la Spagna allo stile e alle leggi di Castiglia senza alcuna differenza”.

 

1659 – Pace dei Pirenei (alcuni territori catalani vengono ceduti dal Re spagnolo alla Francia senza rispettare le leggi della Corona di Aragona che ne imponevano l’approvazione delle Corti Catalane. Il trattato fu il prezzo della punizione che il re spagnolo Felipe IV inflisse alla Catalogna per la Rivoluzione del 1640.

Da questo momento, i divieti e la repressione contro la lingua catalana saranno messi in atto in Francia e in Spagna con lo stesso accanimento.

1661: Luigi XIV (Francia) concede al Collège de Jésuites, in perpetuo, i corsi di grammatica dell’Università di Perpignan, attraverso i quali il francese viene introdotto tra la nobiltà, il clero e la borghesia.

1672: ordinanza per promuovere scuole per l’insegnamento in lingua francese.

1682: ordinanza che impone al Rossiglione (territorio catalano) la lingua francese per ottenere incarichi pubblici e titoli onorifici e concede sei mesi per apprenderla.

1683: divieto agli abitanti del Rossiglione (amministrato dalla Francia) di studiare nella Catalogna.

 

1700: editto con il quale Luigi XIV promulga che tutti gli atti giudiziari, le delibere dei magistrati municipali, gli atti notarili e ogni genere di atti pubblici siano in francese sotto pena di nullità.

1700: Luigi XIV (Francia) scrisse che «l’uso del catalano è ripugnante e contrario all’onore della nazione francese».

1707-1719: Spagna – decreti di Nuova Pianta di Valencia (1707), Maiorca (1715), Catalogna (1716) e Sardegna (1719) – Sono i territori della Corona di Aragona.

L’uso ufficiale del catalano è vietato. Perdita di tutte le leggi e costituzioni catalane in tutto il territorio della Corona di Aragona e adeguamento all’ordinamento della Castiglia)

 

Filippo V di Borbone, nipote di Luigi XIV di Francia, diventa Re della Spagna assolutista dopo sanguinose guerre e assedi. Barcellona resiste 13 mesi prima di soccombere.

 

1707: inizia la “castiglianizzazione”, sostituzione o eliminazione dei toponimi in tutto il paese Valenziano. Il 6 dicembre Macanaz emette un bando pubblico con l’ordine di Filippo V di costruire una nuova città chiamata “Ciudad de San Felipe” (in spagnolo) nel luogo in cui si trovava Xàtiva. Vedi Sterminio di Xàtiva

1707: sparisce il toponimo Isola di Xàtiva (isola principale dell’arcipelago della Tierra del Fuego) da tutte le mappe posteriori dell’America.

1712: 20 febbraio: Ai corregidores (che avevano pieno diritto di amministrare la giustizia e di comandare le forze militari) del territorio catalano vengono date istruzioni segrete: egli porrà la massima cura nell’introdurre la lingua castigliana, al fine di adottare le misure più moderate e dissimulate per ottenere l’effetto, senza che la cura venga notata.

1714: Filippo V di Borbone lascia scritto che “ci dovrà essere uno sforzo graduale per introdurre la lingua castigliana in quei paesi dove non è parlata”.

1715: la Consulta del Consiglio delle Castiglie scrive che non devono esserci libri in catalano nelle aule scolastiche, dove questa lingua non sarà parlata né scritta e dove la dottrina cristiana sarà insegnata e appresa in castigliano. Aggiunge che «non bisogna scegliere mezzi deboli e meno efficaci ma quelli più robusti e sicuri, cancellando dalla memoria dei catalani tutto ciò che può conformarsi alle loro costituzioni, usi e costumi aboliti»

1716: si ordina che a Perpignano (Francia) si predichi solo in francese.

1723 – I documenti municipali dovranno essere redatti in castigliano (impropriamente chiamato spagnolo)

1755: Nell’articolo 10 del Decreto sulla Visita del Provinciale degli Scolopi, a tutti i religiosi dell’ordine è prescritto di parlare solo in castigliano e latino, sia tra loro che con il resto della popolazione. La penalità per chi parla catalano è vivere di pane e acqua.

1768: il conte di Aranda promuove un editto reale che vieta l’insegnamento del catalano nelle scuole di prime lettere, latino e retorica; il catalano è bandito da tutti i tribunali e si raccomanda che le curie diocesane facciano lo stesso.

23 giugno 1768: Reale cedola di Sua Maestà d’intesa con quelle del Consiglio, riducendo i dazi dei diritti procedurali a “reales de vellón” in tutta la Corona di Aragona, e affinché in tutto il Regno si agisca e si insegni in lingua castigliana, oltre ad altre disposizioni. – Resta vietato insegnare in lingua catalana, in tutti i gradi di insegnamento

1772: Reale cedola con la quale si ordina che tutti i mercanti e commercianti all’ingrosso e al dettaglio, tengano i libri contabili in castigliano.

1773: Si proibisce editare libri in catalano

1776: il vescovo di Maiorca impone l’uso del castigliano nelle parrocchie e nell’insegnamento del catechismo.

1780: José Moñino y Redondo, conte di Floridablanca, promulga un provvedimento reale con il quale obbliga tutte le scuole a insegnare la grammatica della Reale Accademia Spagnola.

1794: La Convenzione Nazionale francese decreta la diffusione dell’insegnamento del francese, parlato allora dal 10% della popolazione francese, per “annientare i dialetti e universalizzare l’uso del francese”. In Francia inizia il grande genocidio linguistico.

  • 1799: reale cedola che vieta di “rappresentare, cantare e ballare brani che non fossero in lingua castigliana”.

Età contemporanea

Se le antiche monarchie spesso riunivano regni/territori/etnie diversi sotto la stessa corona, nei moderni stati-nazione le élite politiche cercano l’uniformità della popolazione e appare il nazionalismo di stato. Dopo i Decreti di Nuovo Impianto (Nova Planta), la Spagna divenne uno Stato con un unico governo, leggi e costumi e si procede a costruire la nazione (come in Francia, è lo Stato che crea la nazione e non il processo contrario). Così, utilizzando gli strumenti dello Stato, il nazionalismo spagnolo comincia a delineare un’identità nazionale spagnola di matrice castigliana, in opposizione ad altre nazioni storiche dello Stato, da cui riemergono i cosiddetti nazionalismi periferici. Se fino ad allora il conflitto era stato prevalentemente politico-territoriale, a partire dal XIX secolo il conflitto culturale acquistò più forza. Gli storici generalmente collocano l’inizio del nazionalismo spagnolo popolare nei primi anni del XIX secolo ed in particolare, nella resistenza contro l’occupazione da parte delle truppe napoleoniche.

Sebbene la storia ufficiale spagnola descriva un declino “naturale” della lingua catalana e una crescente sostituzione con il castigliano tra il XVI e il XIX secolo, soprattutto tra le classi colte, ciò è contraddetto da un’indagine sull’uso linguistico nel 1807, commissionata da Napoleone. Secondo l’indagine, il catalano “viene insegnato nelle scuole, stampato e parlato, non solo tra le classi inferiori, ma anche tra le persone di prima qualità, nonché in riunioni, visite e conferenze”, indicando che è parlato ovunque “eccetto nei tribunali reali». Indica inoltre che il catalano è parlato anche «nel Regno di Valencia, nelle isole di Maiorca, Minorca, Ibiza, Sardegna, Corsica e gran parte della Sicilia, Val d’Aran e Sardegna».

 

Mappa politico ufficiale della Spagna del 1854 (molto eloquente) – I territori segnalati in verde (antica Corona di Aragona) vengono chiamati “Spagna incorporata o assimilata”.

 

1801: Manuel de Godoy obbliga a non rappresentare alcuna commedia o dramma in nessun teatro che non sia in castigliano.

1802, quando Minorca cade sotto la giurisdizione dello Stato spagnolo a causa dell’abbandono degli inglesi, il capitano generale dell’isola ordina immediatamente che nelle scuole si insegni solo il castigliano.

1821: il Piano Quintana impone l’uso del castigliano nel sistema scolastico.

1825: il Piano Calomarde, tenta di istituire un’istruzione ufficiale uniforme in castigliano: è vietato l’uso del catalano nelle scuole.

1828: il vescovo di Girona ordina che i libri parrocchiali siano scritti in castigliano.

1834: l’Istruzione Moscoso di Altamira (politico spagnolo) impone l’uso del castigliano nel sistema scolastico.

1837: un editto reale impone punizioni infami ai bambini che parlano catalano a scuola. Il metodo dell’anello:

“Le violazioni venivano controllate consegnando all’imputato un anello che costituiva il segno visibile della colpevolezza e che, quindi, il nuovo detentore doveva cercare di trasmettere a qualcun altro sorpreso a parlare catalano. Ogni sabato chi aveva l’anello veniva punito e la punizione che riceveva era sempre più dolorosa e anche causa dell’intensità della dedizione allo spionaggio dei compagni. Sebbene lo scopo del sistema fosse quello di sostituire il catalano con il castigliano, le conseguenze della sua applicazione nelle relazioni sociali scolastiche e nella sofferenza dei bambini sono riprovevoli. L’efficacia del sistema si basava non solo sul silenzio o sull’uso del castigliano per evitare punizioni ma soprattutto su alcuni risultati collaterali: l’esclusione dai giochi e dalle conversazioni di chiunque avesse l’anello, la diffidenza e la malizia verso i compagni. Inoltre, le accuse, che potevano essere diffamatorie, provocavano risse….”

Allo stesso tempo, il Gobierno Superior Político delle Baleari ordina di punire gli scolari che parlano catalano attraverso la delazione degli alunni.

1838: Il Regolamento Vallgornera impone l’uso del castigliano nel sistema scolastico.

  • 1838, si proibiscono gli epitaffi in catalano nei cimiteri. Questo fatto fu denunciato dallo storico e romanziere Joan Cortada i Sala sul quotidiano El Guardia Nacional.

 

 

Lettera di reclamo dello storico e scrittore catalano Joan Cortada i Sala al quotidiano “El Guardia Nacional” per il divieto di epitaffi in catalano nel 1838.

 

1843: il Regolamento organico delle scuole normali (istruzione superiore per maestri di scuola) per istruzione primaria del Regno (di Spagna) include la grammatica spagnola come parte del curriculum obbligatorio, così come la storia spagnola, nozioni di letteratura spagnola, ecc.

1846: circolare del Consiglio Supremo di Sanità che impone che le prescrizioni mediche siano formulate solo in castigliano o latino.

1857: Legge Moyano sull’istruzione pubblica, che autorizza soltanto il castigliano nelle scuole.

1860: Ordine reale del 24 febbraio 1860, che imponeva che i nomi delle strade fossero segnalati in castigliano e considerava dialetti le altre lingue dello Stato

 

1862: Legge per i notai che vieta gli atti notarili pubblici in catalano.

1867: divieto di scrivere opere teatrali esclusivamente “nei dialetti delle province della Spagna”, da parte del ministro spagnolo González Bravo.

1870: Legge sull’anagrafe che vieta l’uso del catalano.

1881: Legge sui procedimenti civili che vieta l’uso del catalano nei tribunali.

1896: La Direzione generale delle Poste e i Telegrafi vieta di parlare al telefono in catalano in tutta la Spagna (allora c’erano le centraliniste che potevano ascoltare)

 

 

1900: Una pastorale del vescovo Josep Morgades sulla necessità del catechismo e della predicazione in lingua catalana fu avversata dal Senato, dal Parlamento, dalla stampa di Madrid e perfino dal segretario di Stato del papa, Mariano Rampolla.

1902: Regio Decreto de Romanones che obbliga all’insegnamento del catechismo in castigliano

 

 

“Parla in francese, sii pulito”, scritta in una scuola francese, ad Aiguatèbia e Talau (territorio catalano amministrato dalla Francia), in cui ai bambini è vietato parlare catalano.

15 dicembre 1902: lo scrittore Menéndez Pidal pubblica l’articolo “Catalogna bilingue” su “El Imparcial” de Madrid, dove difende il decreto Romanones, affermando, ad esempio, che “i tribunali catalani non hanno mai avuto il catalano come lingua ufficiale”.

Divieto dei Jocs Florals de Barcelona “Giochi Floreali di Barcellona” (gara di poesia catalana) per ordine militare. Divieto anche a Palma di Maiorca.

1914-1918: durante la Prima Guerra Mondiale, i catalani che andarono a difendere i francesi in trincea ricevettero lamentele da parte dei francesi perché tra loro parlavano catalano. Perché, senza alcuna base solida, credevano di essere presi in giro.

1916: Il deputato Morera i Galícia difende una proposta per garantire il libero uso del catalano in tutti gli ambiti. Romanones risponde che la co-ufficialità è inaccettabile e la proposta del deputato catalano viene respinta con 120 voti contro 13.

1917: Regolamento della legge notarile che vieta l’uso del catalano

1923: Circolare che obbliga all’insegnamento del castigliano

 

 

 

Dittatura del Generale Primo de Rivera

Dopo il colpo di stato del generale Primo de Rivera, con l’approvazione del PSOE e del partito catalano Lliga, Primo de Rivera adottò una propria linea politica e così il Regio Decreto del 18 novembre vietò categoricamente l’uso di lingue diverse dal castigliano – “che è l’ufficiale dello Stato spagnolo” – in atti ufficiali di qualsiasi genere e di qualsiasi autorità, sebbene “esprimere o scrivere in lingue o dialetti, canti, danze regionali, usi o costumi non sia soggetto ad alcun divieto”. Lo stesso decreto consentiva l’uso di una lingua diversa dallo spagnolo nella vita interna delle istituzioni locali e provinciali a condizione che i loro libri ufficiali fossero obbligatoriamente in castigliano.

Il catalano venne inoltre sradicato dal sistema scolastico con una circolare del 19 ottobre 1923 dell’Ispettorato dell’Istruzione Primaria, che prevedeva l’adozione di sanzioni per gli insegnanti che soppiantavano l’uso del castigliano a scuola. Anche le lezioni di grammatica catalana che si tenevano gratuitamente nella Scuola Normale di Lleida furono disapprovate dallo stesso servizio di ispezione educativa nel dicembre 1923.

E a complemento delle precedenti circolari e decreti reali volti a introdurre il castigliano nelle scuole, il regio decreto 11-VI-1926 stabilì infine che agli insegnanti nazionali delle “regioni con un’altra lingua madre” che abbandonano o interferiscono in qualsiasi modo con l’uso della lingua ufficiale, verrebbe aperto nei loro confronti un procedimento disciplinare, prevedendo per i trasgressori sanzioni di sospensione dal servizio e dalla retribuzione da uno a tre mesi o, nel loro caso, il trasferimento in comuni dove si parla esclusivamente la lingua ufficiale.

1923: decreto reale che vieta l’uso del catalano negli atti ufficiali e impone che tutti i libri e i registri ufficiali siano in castigliano.

1924:

  • Decreto reale per i foglietti illustrativi dei farmaci che devono essere preferentemente in “spagnolo”.
  • Il generale Losada viene nominato presidente ad interim della Mancomunitat della Catalogna (un antesignano dell’autonomia moderna) e implementa l’insegnamento del castigliano nelle scuole della Mancomunitat
  • Jocs Florals de Barcelona(Giochi Floreali di Barcellona – concorso di poesia catalana) devono svolgersi a Tolosa a causa della dittatura di Primo de Rivera.
  • L’architetto Antoni Gaudí, all’età di 72 anni, viene arrestato e maltrattato per essersi rivolto alla polizia in catalano.
  • Per ordine reale spagnolo, gli insegnanti che insegnano in catalano saranno sanzionati.

1926:

  • decreto reale che criminalizza chiunque resista passivamente all’uso del castigliano e pena di “arresto mayor a prisión correccional” per chiunque usi una lingua diversa dallo “spagnolo”
  • ordinanza che punisce l’insegnamento del catalano con il trasferimento del docente.

 

 

Seconda Repubblica Spagnola

Il Governo Provvisorio della Seconda Repubblica Spagnola dichiarò che l’istruzione primaria “doveva svolgersi in lingua madre” e il 29 aprile 1931 abrogò (quindici giorni dopo la proclamazione della Repubblica) le disposizioni contrarie all’uso del catalano nell’istruzione primaria emesse durante la dittatura di Primo de Rivera. L’insegnamento del catalano nelle scuole durante il periodo storico della Repubblica permise di integrare culturalmente, prima della guerra civile, una parte significativa degli immigrati in Catalogna provenienti esclusivamente da regioni di lingua castigliana (impropriamente detta spagnola).

Ma allo stesso tempo, l’articolo 4 della Costituzione della Repubblica spagnola del 9 dicembre 1931 stabilì, per la prima volta nella storia in termini giuridici, l’ufficialità del castigliano come lingua nazionale, differenziandolo dalle altre lingue, divenute “lingue regionali”, e come tali di seconda categoria (e quindi addirittura superflue). In quanto “lingua nazionale”, la Costituzione spagnola stabilisce che “Ogni spagnolo ha l’obbligo di conoscerla e il diritto di usarla, fatti salvi i diritti che le leggi dello Stato riconoscono alle lingue delle province o regioni». Nei dibattiti precedenti l’approvazione del testo, alcuni deputati della sinistra portarono avanti i postulati del centralismo liberale settecentesco.

Nella convinzione che l’ignoranza del castigliano da parte degli operai favorisse «le borghesie nazionaliste», interessate a promuovere le «lingue vernacole», il socialista Antonio Fabra Ribas difendeva che, per quanto riguarda l’istruzione, non già del castigliano, ma IN castigliano, la Repubblica non può fare la minima concessione, pena la violazione di uno dei suoi doveri più sacri, soprattutto nei confronti dei lavoratori.

Ancor più lontano si spinse il deputato socialista Andrés Ovejero, professore di teoria della letteratura dell’Università di Madrid: “Vorremmo un Governo che vieti i Giochi Floreali, che non permetta la letteratura regionalista e che metta fine a tutti i dialetti e a tutte le lingue diverse da quella nazionale.

Tuttavia, il riconoscimento delle “lingue regionali” permise la stesura del primo Statuto di autonomia catalano lo Estatut de Núria, un anno dopo, dove si stabiliva nel suo secondo articolo la co-ufficialità del catalano con il castigliano in Catalogna; per la prima volta entrambe le lingue esplicitamente ottennero legalmente questo riconoscimento. Nonostante ciò, in realtà si formalizzava la diglossia e si formulava un bilinguismo inesistente nella realtà quotidiana della Catalogna.

 

Guerra Civile e Franchismo

 

Estratto dal Diario de Navarra del 17 febbraio 1939, intitolato “Es prohibido el uso del uso del Catalan como idioma oficial” (traducibile come “Si vieta l’uso del catalano come idioma oficial”). Si sottolinea che il catalano è stato bandito come lingua ufficiale di secondo livello nelle “province della Catalogna” e tutte le istituzioni politiche con autonomia si sciolgono, per decreto del dittatore spagnolo Francisco Franco.

 

 

La guerra civile portò a un brusco crollo della normalità sociale catalana. Si può usare come esempio ciò che sottolinea Paul Preston in “The Spanish Holocaust”:

“Nei giorni successivi all’occupazione di Lleida (…) i prigionieri repubblicani identificati come catalani furono giustiziati senza processo. Chiunque parlava in catalano molto probabilmente sarebbe stato arrestato. L’arbitraria brutalità della repressione anticatalana raggiunse un punto tale che lo stesso Franco dovette emettere un ordine in cui si stabiliva che si dovevano evitare errori di cui poi ci si sarebbe potuto pentire” (p. 459)

“Ci sono esempi di uccisioni di contadini per nessun’altra ragione apparente se non quella di parlare catalano” (p. 463)

L’intervento di Franco impedì un massacro indiscriminato della popolazione catalana prevalentemente monolingue, ma ciò non significa che l’odio latente non sia rimasto. Così, durante il periodo franchista (1939-1975), il catalano fu oggetto di brutali aggressioni e fu ridotto al solo uso familiare. Lo spagnolo divenne l’unica lingua dell’istruzione, dell’amministrazione e dei media. Sia in Catalogna che in esilio ci furono diverse iniziative come libri, riviste e campagne per rimediare al silenzio imposto dal regime, ad esempio, Pío Daví e Maria Vila realizzano campagne di teatro vernacolare, presentando in anteprima “L’hostal de la glòria”, di Josep Maria de Sagarra.

A differenza di quanto avvenne con l’immigrazione ricevuta durante il funzionamento della Mancomunità di pochi anni prima, durante gran parte della dittatura franchista fu promossa la totale esclusione della lingua catalana dal sistema educativo (relegandola alla sfera familiare), in cui furono utilizzati metodi infami in cui gli studenti stessi dovevano denunciare l’alunno che parlava catalano cedendole una pallottola (vedi metodo dell’anello, già descritto nel secolo precedente). La lingua catalana venne bandita anche dalle lapidi nel dopoguerra. Fino al 1951, Rafael Aracil, Joan Oliver e Antoni Segura ritengono che la persecuzione contro la lingua fu «totale».

Oltre alla repressione, bisogna considerare anche il trattamento pubblico, in cui tutte le lingue non castigliane venivano spesso descritte come dialetti (del castigliano). Un esempio si può trovare nel Catechismo patriottico Spagnolo, del vescovo Albino González Menéndez-Reigada, del 1939, in cui si pratica anche il secessionismo linguistico:

“-Si può dire che in Spagna si parla solo la lingua castigliana, perché oltre a questa si parla solo il basco che, come unica lingua, si usa solo in alcuni villaggi baschi e si è ridotto alle funzioni di dialetto a causa della sua povertà filologica.

-E quali sono i principali dialetti parlati in Spagna?

-I principali dialetti (sic!) parlati in Spagna sono quattro: catalano, valenciano, maiorchino e galiziano.”

Questo manuale di indottrinamento, approvato dal Ministero franchista dell’Educazione Nazionale e con una retorica antisemita e antidemocratica, fu ritirato come libro di testo nelle scuole a partire dal 1945, in coincidenza con la sconfitta delle potenze dell’Asse.

1936: Divieto del governo di Maiorca di usare il catalano nelle scuole e nella vita pubblica, con lo slogan “Se sei spagnolo, parla spagnolo”, firmato da Mateu Zaforteza Musoles.

1938:

  • il 5 aprile viene abrogato lo Statuto di Autonomia della Catalogna, e quindi il catalano non è più ufficiale in Catalogna.
  • Juan Merida viene multato dal Delegato della Sicurezza Interna e dell’Ordine Pubblico di Siviglia e Provincia, per “la sua mancanza di patriottismo e scortesia nel parlare in dialetto catalano nella sala da pranzo dell’Hotel Itálica”.
  • Entrando a Lleida, le truppe franchiste sparano sulle targhe del cimitero con scritte in catalano.
  • 1939:

 

  • Franco dice: “Vogliamo l’unità nazionale assoluta, con una lingua, lo spagnolo, e una personalità, spagnola”. Come risultato di questa politica, vengono intraprese molte azioni come l’abrogazione dello Statuto della Catalogna, la lotta contro cartelli, pubblicità e documenti in catalano, circolari sul catalano a scuola, a cominciare dalla più dura minorizzazione della storia contro il catalano.
  • Ordine del Ministero spagnolo dell’Educazione Nazionale con cui viene soppressa qualsiasi educazione legata alla cultura catalana. È abolito l’insegnamento di filologia catalana, storia moderna della Catalogna, geografia della Catalogna, diritto civile catalano, storia dell’arte medievale catalana.
  • Nelle fabbriche sono installati cartelli che vietano esplicitamente ai lavoratori di parlare in catalano.
  • L’Institut d’Estudis Catalans, ente regolatore del catalano, diventa l’Istituto dell’Ispanità di Barcellona.
  • La casa di Pompeu Fabra, filologo, che conferì le norme linguistiche e grammaticali del catalano, nella Via de la Mercè di Barcellona viene saccheggiata e la sua immensa biblioteca personale bruciata in mezzo alla strada. A questo proposito si possono citare le dichiarazioni di Queipo de Llano nell’articolo sottotitolato “Contro la Catalogna, l’Israele del mondo moderno”, pubblicato sul Diario Palentino il 26 novembre 1936, dove afferma che in America considerano i catalani come «una razza di ebrei, perché usano gli stessi procedimenti che gli ebrei attuano in tutte le nazioni del Globo». E considerando i catalani come ebrei e tenendo conto questo antisemitismo, “la nostra lotta non è una guerra civile, ma una guerra per la civiltà occidentale contro il mondo ebraico”, non sorprende che lo militare abbia espresso chiaramente le sue intenzioni anti-catalano: “Quando la guerra sarà finita, Pompeu Fabra e le sue opere saranno trascinate lungo le Ramblas”.
  • Nella zona recentemente occupata della città di Lleida viene installato un grande cartello: “Se sei patriota parla spagnolo”.
  • 4 febbraio: le lastre di stampa e i resti editoriali del Dizionario Generale della Lingua Catalana vengono distrutti dall’esercito spagnolo.
  • 16 febbraio: è vietato per decreto l’uso della lingua catalana come seconda lingua.
  • 25 febbraio: interdizione del sindaco accidentale di Olot che vieta la presenza del catalano in tutti gli ambiti.
  • 4 marzo: divieto da parte del sindaco di Mollet del Vallès che obbliga a redigere in castigliano tutti i cartelli scritti in catalano.
    • 28 marzo: il Palau de la Música Catalanadiventa il «Palacio de la Música».
    • 31 marzo: Il comune di Hospitalet de Llobregataccorda togliere tutte le targhe in catalano indicatrici delle vie.
    • 18 aprile: il governatore civile di Tarragona Mateo Torres vieta tutti i segnali in catalano presso tutti gli stabilimenti commerciali e nella via pubblica.
    • 3 maggio: ordine del comandante militare spagnolo di Bellver di Cerdanya di far sparire tutti i segnali o annunci «in lingua regionale».
    • 7 maggio: il Generale Capo della Catalogna multa a M. Casanovas Guillen con 2.000 pesetas per avergli rivolto una petizione in catalano.
    • 20 maggio: il comandante militare spagnolo di Granollersda otto giorni di scadenza per sostituire tutti i cartelli e annunci dal catalano al castigliano.
    • 27 maggio: il comune di Lleidaaccorda che tutti i servizi erogati debbano essere in castigliano.
    • 7 giugno: il comune di Breda obbliga a cambiare tutte le targhe di nomi delle vie e piazze dal catalano al castigliano.
    • 16 giugno: il comando militare spagnolo di Sant Hipòlit de Voltregàordina che in 48 ore vengano sostituiti tutti i cartelli dal catalano al castigliano.
    • 24 giugno: il comune di Olot ordina di coprire o cancellare tutti i cartelli pubblici in catalano.
    • 9 agosto: un bando del comune di Sant Feliu de Llobregat vieta di parlare in catalano ai funzionari pubblici (sia dentro che fuori dagli uffici pubblici).
    • 10 agosto: viene arrestato il professor dell’Università di Barcelona Bel·larmí Rodríguez i Ariasper impartire lezioni in catalano.
    • 7 settembre: il Centre Excursionista de Catalunyaè costretto a tradurre la propria ragione sociale al castigliano.
    • 12 settembre: viene modificato lo scudo del C.Barcelonae vengono eliminate le quattro barre (indicative della bandiera catalana) e sostituite con due.
    • 17 ottobre: il cinema Euterpedi Sabadell viene multato e clausurato per 15 giorni perché il suo direttore, Tomàs Pasarisas, aveva parlato in catalano.
    • 28 ottobre: lettera del ministro spagnolo della Governación, Ramón Serrano Suñer, inoltrata a tutti i vescovi catalani dove comunica la nuova normativa di usi linguistici nelle comunicazioni della Chiesa con i parrocchiani «fino a quando l’idioma spagnolo sarà capito da tutti (cosa che si otterrà con un tenace lavoro scolastico)».[82]
    • 25 dicembre: la rappresentazione teatrale d’Els Pastoretsla Garriga (opera popolarissima per i bambini scritta in catalano) è d’obbligo rappresentarla in castigliano.
  • 1940: circolare sul «Uso del Idioma Nazionale pfresso tutti i servizi pubblici» con la quale si vieta il catalano. Ordine ministeriale che vieta il catalano sui marchi commerciali. Divieto del catalano al cinema.
  • 1941:
    • Jocs Florals de Barcelona(gara di poesia catalana) vengono vietati. E fino al 1970 si celebrano in clandestinità.
    • Entra in vigore il «Decreto del Consejo Nacional de Deportes» che obbliga a modificare la denominazione dei club sportivi
  • 1944: Decreto che approva il nuovo Regolamento notarile secondo il quale gli atti notarile devono essere redatti necessariamente in castigliano.
  • 1945:
    • La nuova legge sull’educazione primaria stabilisce: «La lingua spagnola, vincolo fondamentale della comunità ispanica, sarà obbligatoria e oggetto di speciale dedizione.»
    • Ordine ministeriale che obbliga a batezzare le navi in castigliano. «Nuova legge di educazione primaria», che permite solo l’insegnamento in castigliano.
  • 1947: restano sospese le edizioni di Marià Manentper essere redatte in catalano.
  • 1948: 25 dicembre, la censura spagnola vieta di informare sulla morte di Pompeu Fabra(autore delle norme linguistiche della lingua catalana moderna) e non sono ammessi i necrologi nei quotidiani.
  • 1952: viene sequestrata la rivista Aplec. Il governatore di Barcelona, Felipe Acedo, dice agli editori: «Ma voi credete che abbiamo fatto la guerra (civile) perché il catalano torni ad essere di uso pubblico?»
  • 1953:
    • È proibita la rivista Esclatdi Valenzia per essere in catalano. Comunque,verrà pubblicata clandestinamente.
    • Divieto di editare un romanzo di Miquel Llorper essere scritto in catalano.
  • 1955: 2 settembre. Fase preliminare della segregazione della Diocesi di Lleida: il Decreto della Sagrada Congregació Consistorial Cesaraugustanae et aliarumaggrega i comuni  catalano-parlanti di Mequinensa e di Faió all’arcidiocesi di Saragossa. La seggregazione verrà completata durante la malnominata «transizione democratica». La persistenza del vescovato spagnolo, accompagnata dalla passività e indifferenza delle autorità catalane, è riuscita a spezzare 800 anni di omogeneità della Diocesi di Lleida, separando la Franja de Ponent (striscia di Ponente) dal proprio territorio storico e culturale, obbligandola all’incorporazione a una nuova diocesi fuori dall’ambito culturale catalano.
  • 1956: il regolamento di carceri stabilisce che i carcerati possono parlare solo in castigliano.
  • 1957: nel registro civile i nomi saranno soltanto in castigliano.

 

Nel secondo franchismo (dal 1960), una certa apertura del regime permise un timido cambiamento nell’emarginazione della lingua indigena che diede luogo ad una serie di nuove misure come la trasmissione nel 1964 del primo programma televisivo in catalano da parte della TVE (Teatro Catalano). Sia il movimento della Nova Cançó (Nuova Canzone 1961) – con limitazioni, come evidenziato dal divieto imposto a Joan Manuel Serrat di cantare in catalano all’Eurovision Song Contest del 1968 – sia la creazione nel 1971 dell’Assemblea della Catalogna, in cui i partiti e i movimenti antifranchisti si riunirono, sono fenomeni che sono stati considerati come esempi del mantenimento dell’uso della lingua catalana durante la dittatura.

  • 1961:
    • Nuovo Regolamento di Telegrafi vietanto il catalano.
    • La giunta direttiva della Federazione Catalana di Montagnismo è destituita in blocco dalla Delegazione di Educazione Fisica e Sport spagnola quando venne a sapere che le assemblee si svolgevano in catalano.
  • 1968: Divieto a Joan Manuel Serratdi cantare in catalano nell’Eurovision Song Contest

 

Nel 1970, l’ultima legge franchista sull’istruzione aprì le porte all’uso di lingue diverse nell’istruzione primaria, modalità che sarebbe stata sviluppata da un decreto 5 anni dopo. Sempre nel 1975, già in prossimità della morte di Franco, un altro decreto consentiva l’uso di altre lingue native spagnole nei municipi diverse dal castigliano.

A livello globale, l’esclusione quasi totale del catalano dal sistema educativo e le severe limitazioni al suo utilizzo nei mass media durante tutti questi anni ebbero conseguenze di lunga durata che si sarebbero manifestate anni dopo la fine della dittatura, come osservano gli alti tassi di analfabetismo in catalano tra le generazioni istruite in quegli anni: nel 1996 solo un terzo della fascia di età tra i 40 e i 44 anni sapeva scrivere in catalano, parlato dal 67% degli intervistati, cifre che scendono al 22% degli over 80 abili a scrivere in catalano con il 65% dei parlanti

 

Periodo democratico

 

 

 

Prima pagina della Costituzione spagnola del 978, sotto simbologia franchista (l’aquila non è quella

 

I paesi democratici stabiliscono norme di discriminazione positiva nei confronti dei gruppi che necessitano di protezione. Il caso della lingua catalana ne sarebbe un caso chiaro, ma lo Stato spagnolo fa il contrario applicando una forte discriminazione negativa, e addirittura interferisce nei settori in cui il governo autonomo della Generalitat legifera sulla discriminazione positiva, come nel caso dell’istruzione, per cancellarla. Il punto di partenza di tutto ciò è il fatto che la Costituzione spagnola non riserva alcun ruolo a livello statale alle lingue non castigliane, che vengono relegate a un ruolo secondario anche nei territori di appartenenza, dato che il castigliano si conferma come la lingua ufficiale di tutto lo Stato e obbliga tutti gli spagnoli a conoscerla (art. 3.1), sebbene consenta agli statuti di autonomia di riconoscere altre lingue come coufficiali nelle rispettive comunità autonome (art. 3.2), ma raggiungendo un rango secondario di “diritto” e non di “obbligo”, sebbene lo Statuto di Autonomia della Catalogna affermi che “i cittadini della Catalogna hanno il diritto e il dovere” di conoscere il catalano (art.6.2).

In pratica, invece di una discriminazione positiva verso la lingua più debole (per numero di parlanti, istituzioni, ecc.) la sua residualità è promossa attraverso la diglossia, il bilinguismo, una serie di leggi che la emarginano, e perfino l’emarginazione nelle istituzioni di promozione culturale all’estero come l’Istituto Cervantes, con ampi budget dedicati esclusivamente alla lingua castigliana.

Secondo il sociologo Sammy Smooha, una democrazia etnica descrive sistemi politici che operano secondo il principio democratico, ma trattano un determinato gruppo etnico in modo particolare/discriminatorio rispetto al gruppo dominante. La transizione da una dittatura fascista ad un nazionalismo spagnolo di matrice castigliana, aggressivo e marcatamente etnico, mancò di una rottura con il modello nazionale franchista, soprattutto negli aspetti economici e culturali, e il trattamento delle minoranze nazionali, a partire dal non riconoscimento, sostiene la possibilità che la Spagna sia una democrazia etnica, dato che soddisfa la maggior parte dei punti descritti da Smooha nella sua teoria.

 

Fine XX secolo

  • 1978: la Costituzione spagnola relega il catalano a un ruolo secondario nei territori in cui è lingua propria, dato che il castigliano si conferma come la lingua ufficiale di tutto lo Stato e obbliga tutti gli spagnoli a conoscerla (art. 3.1), sebbene consenta agli statuti di autonomia di riconoscere altre lingue come coufficiali nelle rispettive comunità autonome (art. 3.2), ma raggiungendo un rango secondario di “diritto” e non di “obbligo”, sebbene lo Statuto di Autonomia della Catalogna affermi che “i cittadini della Catalogna hanno il diritto e il dovere” di conoscere il catalano (art.6.2).
  • 19762008:. Vengono pubblicati almeno 149 decreti reali e altri regolamenti per garantire l’etichettatura obbligatoria degli alimenti e di altri prodotti in castigliano in confronto all’unica legge esistente, ad esempio, in Catalogna.
  • 1986: legge sui brevetti che richiede la lingua castigliana nella documentazione fornita.
  • 1986: Sentenza 83/1986 della Corte costituzionale contro la Legge di Normalizzazione linguistica della Lingua Catalana.
  • 1988: Sentenza 123/1988 della Corte costituzionale contro la legge di Normalizzazione linguistica delle Isole Baleari
  • 1989: Regio decreto che approva il Regolamento del Registro Mercantile. Richiede che le registrazioni siano effettuate esclusivamente in castigliano.
  • 1995: Legge 30/1995 sull’organizzazione e la vigilanza delle assicurazioni private. Richiede che le polizze siano in castigliano.
  • 1995: 17 settembre. Fase finale della segregazione della diocesi di Lleida: con il decreto “Ilerdensis et Barbastrensis de finummutatione”, 84 parrocchie di cultura e tradizione catalana della diocesi di Lleida a Ribagorça, Llitera e Baix Cinca dovevano passare immediatamente alla diocesi di Barbastre-Montsó.
  • 1998: 15 giugno. Segregazione definitiva del Vescovado di Lleida. Le ultime 27 parrocchie di lingua catalana della Frangia di Ponente passano alla diocesi di Barbastre-Montsó.[100]

 

XXI Secolo

L’avversione per la lingua catalana da parte del nazionalismo spagnolo risulta molto evidente nelle accuse di organizzazione terroristica rivolte alla ONG per la promozione della lingua catalana “Plataforma per la llengua”.

Come nelle legislature precedenti, anche se non esiste alcun articolo nel regolamento del Congresso spagnolo che lo vieti, la presidente Batet, del PSC, interrompe la parola ai deputati che tentano di parlare in catalano. Nell’agosto 2023, al Senato spagnolo, il PSOE ha rinviato fino a 59 volte la riforma del Senato affinché si possano utilizzare lingue diverse dallo spagnolo. I partiti spagnoli hanno posto il veto alla richiesta di utilizzare il catalano nel Parlamento europeo.

(Solo nel 2024 il governo spagnolo ha inoltrato domanda in Parlamento europeo ma l’iter per ottenere il pieno riconoscimento europeo si sta rivelando più difficile del previsto).

 

2007: 23 aprile, entra in vigore il nuovo Statuto di Autonomia dell’Aragona, che non riconosce l’ufficialità del catalano nella Striscia di Ponente.

2008: Dichiarazione dell’Académie Française contro il riconoscimento delle lingue regionali nella Costituzione.

 

2010: 9 luglio, viene resa pubblica la sentenza della Corte costituzionale sullo Statuto di Autonomia della Catalogna del 2006, che tra l’altro stabilisce che la lingua catalana non è la lingua preferente dell’amministrazione in Catalogna né il veicolo linguistico del sistema educativo.

 

Questa sentenza innesca un’ondata d’indignazione popolare e l’inizio del “Processo per l’Indipendenza” che culminò nel 2017 (1° ottobre) con un referendum organizzato dal governo catalano in cui la gente votò massicciamente a favore dell’indipendenza venendo selvaggiamente picchiata dalla polizia spagnola mentre votava pacificamente.

Da lì partirà un periodo (non ancora estinto) di esilio, rappresaglie, carcere, sanzioni e addirittura torture contro politici e civili che si spera possa finire con la Legge sull’amnistia che dovrebbe essere approvata a fine maggio 2024.

 

2011: 15 marzo, La corte Superiore di Giustizia della Catalogna sospende alcune parti della normativa linguistica della Diputació de Girona che stabiliscono che la segnaletica, gli stampati e le azioni interne dell’istituzione pubblica debbano essere in catalano.

2012: 26 giugno, la Corte Suprema di Spagna nega che il catalano sia l’unica lingua veicolare del sistema educativo in Catalogna, richiedendo che il castigliano sia la lingua di lavoro nelle scuole.

2016: il governo francese prepara una riforma della Legge sull’Educazione Nazionale per ridurre le ore di lezione del catalano e di altre lingue considerate “regionali” dal 25% al ​​50%.

2019: La Procura dello Stato insiste affinché il governo Valenziano comunichi solo in castigliano inter-regionalmente, cioè con il governo Catalano o con quello Baleare

2020: Il Ministero spagnolo dell’Economia approva gli aiuti allo sviluppo tecnologico e dei contenuti solo per le domande scritte “almeno” in lingua castigliana

2021: Bruno Billeci, soprintendente italiano delle province sarde di Sassari e Nuoro, vieta l’uso del catalano sulla segnaletica del sito archeologico di Sant’Imbenia ad Alghero.

Nel maggio 2022, il governo spagnolo (PSOE e Podemos) ha approvato la cosiddetta Legge sull’audiovisivo in cui viene aggiornato il quadro normativo in Spagna, comprese le piattaforme a pagamento. Questa legge prevede che il 6% dei contenuti sia doppiato o sottotitolato anche in una delle altre lingue ufficiali dello Stato, rendendoli residuali rispetto ai contenuti in castigliano.

2023: La Francia bandisce il catalano dalle riunioni dei municipi della Catalogna del Nord (territori catalani amministrati dalla Francia)

Luglio 2023: Il PP e Vox vietano le riviste Camacuc, Cavall Fort, Enderrock, el Temps e altre riviste in catalano presso la Biblioteca di Borriana (Castelló – paese valenziano)

 

In questi ultimi 4 secoli, gli innumerevoli decreti, norme e divieti che a più riprese vietano di usare il catalano, dimostrano come la lingua era ed è sempre viva e sono la prova dell’impotenza dello stato spagnolo (in forma di monarchia, repubblica o dittatura) che non riusciva né riuscirà a scardinare la potenza dell’uso quotidiano ovunque e in qualsiasi sede.

 

 

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