Estat Català: cento anni di independentismo

Estat Català: cento anni di independentismo

 

raduno in sostegno ai membri di “Bandera negra” (1.4.1930) – fonte: Wikiwand

 

 

 

 

Elnacional.catMarc Pons – Barcelona -21 de novembre de 2021.

 

 

 

 

 

Barcellona, ​​18 luglio 1922. Quasi cento anni fa.

Francesc Macià ―allora deputato nelle “Cortes” spagnole― Lluís Marsans, Daniel Cardona, Domènec Solé e Manuel Pagès, dirigenti della “Federació Democràtica Nacionalista”, fondavano il partito Estat Català, il quale dopo una breve evoluzione ideologica sarebbe diventato il primo partito indipendentista della storia della Catalogna. Estat Català, nato inizialmente come partito nazionalista e insurrezionale, sarebbe presto diventato una “formazione indipendentista, interclassista e non dogmatica, che lotta per l’indipendenza dei Paesi catalani e con la lingua catalana come unica lingua ufficiale”. Riprendeva una tradizione emersa un quarto di secolo prima, e ricongiungeva un movimento formato fino ad allora da gruppi slegati, convertendolo in una scelta politica non solo con una presenza nelle istituzioni, ma nella leadership del Paese.

manifestazioni a Barcellona per il bicentenario di 1714 (1914) – fonte: blog Quina la fem

 

La genesi dell’indipendentismo catalano

I relatori delle “Basi di Manresa” (1892) -il primo progetto concreto di autogoverno catalano dopo l’occupazione borbonica del 1714- non erano indipendentisti. I probiviri dell’Assemblea celebratasi nella cittadina di Manresa (da qui il nome) proponevano, sostanzialmente, il restauro del regime legale precedente al 1714 e l’adattamento alla nuova realtà. D’altra parte, durante e subito dopo la terza e definitiva guerra di Cuba (1895-1898), sarebbero emerse le prime voci che rivendicavano l’indipendenza della Catalogna. Il conflitto cubano, che aveva confrontato due idee radicalmente opposte (indipendenza e libertà contro colonialismo e oppressione) si proiettarono su alcuni settori della società catalana del momento. Non a caso, il disegno della bandiera stellata – il simbolo dell’indipendentismo catalano contemporaneo – è chiaramente ispirato dalla bandiera indipendentista cubana.

 

I primi movimenti indipendentisti catalani

Dal 1908, quando Vicenç Albert Ballester i Camps creò il disegno della bandiera stellata fino al 1922, quando Macià fondò Estat Català, il movimento indipendentista sperimentò un processo di crescita lenta e difficile. Nel 1916, in piena I Guerra mondiale (1914-1918), si formò un gruppo di circa 6.000 volontari catalani che andarono a combattere nelle trincee francesi, che allora rappresentavano i valori della Repubblica e della democrazia, totalmente contrapposti a quelli della monarchia e dell’autoritarismo dell’impero tedesco. Quel “Comitato di Fratellanza”, formatosi grazie all’Unione Catalanista con il sostegno di Prat de la Riba (presidente della Mancomunitat della Catalogna -un embrione dell’autonomia attuale-) e dal Maresciallo di Francia Joffre (originario del Rossiglione, parte della Catalogna sotto lo stato Francese), fu coinvolto in quella guerra con lo scopo di internazionalizzare la rivendicazione catalana indipendentista.

atto clandestino di alza-bandiera indipendentista a Lleida durante la dittatura di Primo de Rivera (1924)

Da Verdun a Macià

Quella missione si risolse con un successo molto relativo. Sebbene sia vero che le copertine della stampa europea diedero un’importante attenzione ai catalani che combattevano (e che cadevano) nelle battaglie di Verdun e del Somme (le più mortali di quel conflitto), è anche vero che, finita la guerra (1919), Georges Clemenceau, in quel momento Presidente del governo Francese (che aveva ricevuto la promessa dal suo omologo spagnolo Romanones di ottenere importanti concessioni coloniali nel nord d’Africa in cambio di ignorare i catalani), mandò via il “Comitato di Fratellanza” catalano con la famosa frase “pas d’histoires, catalans, pas d’histoires” (niente storie, catalani, niente storie). Quello schiaffo traditore provocò un cataclisma nell’indipendentismo catalano (che era, in definitiva, l’obiettivo di Romanones) e il risultato fu una dispersione del movimento, che non si sarebbe più raggruppato fino alla creazione di Estat Català.

 

Estat Català nella clandestinità

Paradossalmente, Estat Català visse la prima tappa dorata nella clandestinità. Il 15 settembre 1923, il Capitano Generale Primo De Rivera – con il supporto entusiastico del re Alfonso XIII-, perpetrava un colpo di stato che metteva fine a mezzo secolo di regime costituzionale e che avrebbe comportato l’illegalità e la persecuzione di tutte le forze politiche e sindacali, oltre a tutte le associazioni culturali, ad eccezione dell’Unione Patriottica, convertita nel partito unico del regime; e anche, curiosamente, il PSOE, che fu relativamente tollerato e che partecipò addirittura alla formazione dei Consigli dei Ministri della dittatura. Macià e gli altri probiviri fondatori di Estat Català si esiliarono, ma non restarono fermi: si può dire che furono gli unici a creare un macchinario di opposizione clandestino al regime che presto avrebbe dato frutti.

membri di Bandera Negra partecipanti al complotto di Garraf poco dopo la liberazione (1930)

 

Bandiera nera

I settori più attivi di Estat Català in patria crearono l’organizzazione armata Bandiera Nera che, velocemente, diventò un riferimento per l’opposizione clandestina al regime dittatoriale spagnolo. Bandiera Nera, composta da uomini come Miquel Badia e Capell che, poco dopo, avrebbero avuto un ruolo rilevante nella politica catalana, è particolarmente nota per il “Complotto del Garraf” (l’attentato frustrato contro re Alfonso XIII il 30 maggio del 1925), ma, avrebbe acquistato grande rilievo dopo l’arresto, carcerazione e condanna dei suoi membri (con un processo totalmente irregolare, diretto dai militari spagnoli in Catalogna e segnato da brutali torture e dall’assenza di garanzie procedurali) che la trasportarono da organizzazione totalmente sconosciuta al grande pubblico a simbolo della resistenza catalana.

 

Estat Català e il tour americano

Gli eventi di Prats de Molló (1926) e il successivo Processo di Parigi (1927) saranno il culmine di Estat Català nella clandestinità e collegava la propria azione con quella dei volontari catalani della I Guerra Mondiale. Macià, durante l’esilio, dispiegò una intensa campagna d’internazionalizzazione delle rivendicazioni indipendentiste catalane. E’ ben noto il tour per le “Case Catalane” degli Stati Uniti (comunità di catalani residenti all’estero), allora potentissime (1925-1926), alla ricerca di fondi per finanziare una rivoluzione indipendentista in Catalogna. Il famoso “Prestito Pau Claris”, creato nel 1925 da Miquel Soldevila e firmato da Francesc Macià a nome del governo provvisorio della Catalogna, raccolse nove milioni di pesetas (equivalente a circa quaranta milioni di euro attuali), che ricevette, principalmente, donazioni private da emigranti catalani negli Stati Uniti.

 

Estat Català e il viaggio a Mosca

Così come è ben noto il viaggio che, nell’ottobre 1925, Francesc Macià e il suo segretario Josep Carner-Ribalta ― accompagnati da Andreu Nin, allora strettamente legato al regime sovietico― compirono a Mosca, in cerca di appoggio politico e diplomatico per la causa indipendentista catalana e che si concluse con un clamoroso fallimento. Ma la tournée americana e la trasferta a Mosca – pur con esiti tanto diversi― porteranno al paesino di Prats de Molló (nella Catalogna francese), il punto culmine di Estat Català nella tappa di clandestinità. Nella Vila Denise di Prats de Molló, Macià e uomini di spicco di Estat Català stabilirono un quartier generale radunando un piccolo esercito di circa cento effettivi che doveva introdursi nella Catalogna spagnola e portare a termine diverse azioni armate con lo scopo di ottenere ripercussioni mediatiche più che militari, per provocare una rivoluzione indipendentista generalizzata.

giudizio a Parigi nei confronti di Macià e alti dirigenti di Estat Català per i fatti di Prats de Montlló (gennaio 1927)

 

Gli eventi di Prats de Molló

L’arresto, la carcerazione e il processo dei vertici di Estat Català coinvolti in quell’operazione (novembre 1926) ―per mano della Gendarmeria francese e a causa della denuncia di una talpa, di nome Garibaldi, che lavorava per il regime fascista di Mussolini―, lungi dal demolire il movimento, sorprendentemente, lo rafforzarono. Con la lezione dello schiaffo di Clemenceau ben appresa, il processo di Parigi (gennaio 1927) sarà il vero successo di Macià e di Estat Català. Per settimane i maggiori quotidiani europei aprirono le prime pagine con quel processo. E la causa indipendentista catalana, messa a tacere dal 1919, stava tornando in tutte le cancellerie europee. Macià e i suoi collaboratori, condannati a pene simboliche, sarebbero usciti vittoriosi da quell’assalto e Estat Català sarebbe emerso come un’opzione di governo in uno scenario di recupero delle libertà.

 

La Costituzione repubblicana catalana

Tra il processo di Parigi (gennaio 1927) e la proclamazione di Macià come primo presidente della restaurata Generalitat (aprile 1931), si verificarono una serie di eventi, spesso sconosciuti, ma di grande importanza. Il 2 ottobre 1928, mentre era ancora in vigore il regime dittatoriale di Primo de Rivera, i vertici del Centro Catalano dell’Avana e di Estat Català stilarono la prima e, ad oggi, unica Costituzione repubblicana catalana. Quel testo, tra l’altro, definiva la Repubblica catalana come “tecnica e democratica ispirata alle democrazie liberali: istituiva il voto universale e segreto, un parlamento unicamerale e l’elezione indiretta di un presidente”. Stabiliva anche l’obbligo di eliminare “tutte le vestigia pubbliche del periodo del dominio coloniale spagnolo”, come, ad esempio, le corride.

prima pagina del Diari de Barcelona (1936). Le Colonne Macià-Companys di Estat Català durante la guerra civile – fonte: Estat Català

 

Estat Català e il restauro dell’edificio politico della Catalogna

Quella Costituzione, che non fu mai promulgata, ispirerà la stesura dello Statuto di Núria (giugno 1931), il primo testo statutario della storia contemporanea della Catalogna. Quello Statuto non sarebbe stato possibile senza il ruolo di primo piano svolto da Estat Català in quelle giornate entusiasmanti ma anche turbolente. Nel marzo 1931, nel bel mezzo del crollo del regime dittatoriale, Estat Català guidò la creazione della piattaforma federalista- indipendentista ERC, una forza egemonica nella politica catalana durante il periodo repubblicano (1931-1939). Estat Català, attraverso la mitica figura di Macià, ripristinerà la Generalitat e l’autogoverno (liquidati nel 1714 dal regime borbonico) e getterà le basi di una futura Catalogna indipendente che, quasi un secolo dopo, è già il progetto maggioritario della società catalana.

 

* traduzione  Àngels Fita – AncItalia

https://www.elnacional.cat/ca/cultura/marc-pons-catala-cent-anys-independentisme_672689_102.html

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