Minoranza nazionale o nazione ?

Minoranza nazionale o nazione: cosa dicono gli esperti? Cosa ne pensano i partiti?

 

Diversità di opinioni dei partiti riguardo ad una possibile formula ma alcuni esperti avvertono che da essa non deriva il diritto all’autodeterminazione

 

 

Odei A. Etxearte

Vilaweb.cat – Odei A.-Etxearte – 24.10.2023

 

Taula de diàleg, mesa de negociació
reunió Pedro Sánchez – Pere Aragonés
15.09.2021
Foto: Albert Salamé / VWFoto

 

Minoranza nazionale o nazione? Quali sono le differenze tra i due concetti e cosa significherebbe per il PSOE riconoscerle? Nella conferenza tenuta a Bruxelles dal leader effettivo del partito catalano Junts, Carles Puigdemont, non fu menzionato il referendum: è scomparso come precondizione nei negoziati per l’investitura di Pedro Sánchez. Ha parlato invece della Catalogna come nazione che vede nella propria indipendenza politica l’unico modo per continuare ad esistere.

 

Il referendum appare politicamente inaccettabile per il PSOE e il fatto che Puigdemont non ne abbia fatto menzione come condizione sine qua non, li ha resi ottimisti sulla possibilità di un accordo. Sul tavolo delle trattative c’è ora la possibilità del riconoscimento come nazione o come minoranza nazionale, come ha riportato il 22 ottobre scorso il quotidiano “La Vanguardia”. Fonti del partito Junts collegano direttamente il riconoscimento come nazione al diritto all’autodeterminazione: sottolineano che se la Catalogna viene riconosciuta come nazione, in applicazione dell’articolo 96 della Costituzione spagnola (che vincola lo stato spagnolo al rispetto delle norme diritto internazionale), deve avere il diritto di autodeterminazione. Ma se si tratta di tracciare un legame tra la nazione e il diritto all’autodeterminazione, ci sono esperti che avvertono che il riconoscimento come minoranza nazionale non lo consentirebbe.

 

Per esempio, Neus Torbisco Casals, dottore in giurisprudenza e docente al Graduate Institute di Ginevra, sottolinea le differenze tra nazione e minoranza nazionale e opta per la prima, nella convinzione che “un popolo, come tutti i popoli, ha diritto all’autodeterminazione” e che non vi è nulla che limiti questo diritto a un contesto di decolonizzazione, che è l’interpretazione più diffusa a partire dalla metà del secolo scorso. «Questa interpretazione restrittiva è oggi fortemente messa in discussione, anche in contesti di ‘colonizzazione interna’», scrive a X. D’altro canto, Torbisco ritiene che l’aspirazione del diritto alla tutela delle minoranze nazionali sia la non discriminazione e la promozione di un modello e di coesione statale. In altre parole, è solo per ottenere il riconoscimento della diversità e della non discriminazione per i membri delle minoranze culturali o linguistiche a livello individuale, senza che ne derivi il riconoscimento di alcun diritto collettivo. “Il diritto collettivo all’autodeterminazione è riconosciuto ai popoli (le nazioni storiche, molte delle quali esistevano prima della creazione degli stati nazionali) e non fa parte di nessuno strumento internazionale per la protezione dei diritti umani dei membri delle minoranze nazionali”, ha detto.

 

Josep Costa, giurista ed ex-vicepresidente del Parlamento della Catalogna, ammette che c’è un dibattito aperto e alcune tesi di dottorato su questo argomento. Ma in linea di principio, giuridicamente, i diritti delle minoranze nazionali sono esclusivamente individuali delle persone che ne fanno parte. “La minoranza nazionale è costituita dai membri di una nazione che vivono nel territorio riconosciuto di un’altra nazione. Pertanto, di solito non hanno l’elemento territoriale per esercitare l’autodeterminazione, anche se molte minoranze nazionali si trovano nel loro territorio storico”, afferma. “Se sei una minoranza nazionale con tutti i diritti riconosciuti, il diritto internazionale ti dirà che non hai diritto all’autodeterminazione esterna (secessione) perché già disponi del diritto all’autodeterminazione interna (autogoverno e riconoscimento)”, conclude.

 

Alcune altre fonti giuridiche consultate concordano sul fatto che il concetto di minoranza nazionale non è utile dal punto di vista dell’autodeterminazione in conformità con gli accordi o i patti internazionali e che si adatta ai popoli che si trovano in una situazione di maggiore resistenza, come potrebbe essere il quechua, con richieste di usare la lingua nelle istituzioni o a scuola. Segnalano anche il pericolo che il riconoscimento di queste caratteristiche possa sostenere l’idea dell’esistenza di un’altra minoranza ispanofona in Catalogna, e vedono che riconoscersi come minoranza è un problema dal punto di vista politico.

 

Uno di coloro che più hanno difeso il concetto di minoranza nazionale è Gonzalo Boye. L’avvocato di Puigdemont, che ha un ruolo di primo piano nel partito Junts nelle trattative con il PSOE, ne parlò all’udienza delle questioni pre-giudiziarie nella Corte di Giustizia dell’Unione Europea (da qui ne scaturì la giurisprudenza sul gruppo oggettivamente identificabile) e nell’audizione presso la commissione d’inchiesta sullo spionaggio Pegasus del Parlamento Europeo. Presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Boye ha parlato di “un gruppo di persone appartenenti a una minoranza nazionale perseguitata” e in Europarlamento ha definito lo spionaggio spagnolo un “attacco alla minoranza nazionale catalana”. In un articolo sul quotidiano “Nacional”, Boye affermava che le interpretazioni che sono state fatte nel contesto di un determinato popolo indigeno o di una colonia difficilmente saranno trasferibili alla discussione del conflitto tra lo stato spagnolo e la Catalogna e, per contro, ha indicato la strada del riconoscimento della minoranza nazionale.

 

Ha ricordato che l’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea afferma che l’Unione “si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze”. Ricorda che, in una società caratterizzata dal pluralismo, la non discriminazione, la tolleranza, la giustizia, la solidarietà e l’uguaglianza tra donne e uomini sono cose comuni. Il problema dello stato spagnolo, secondo Boye, è che non rispetta i diritti della minoranza nazionale catalana in termini di “libertà, democrazia, uguaglianza, stato di diritto e rispetto dei diritti umani” ed è in questa prospettiva che si potrebbe progredire nella soluzione del conflitto politico.

 

 

Cosa dicono i partiti?

 

Per ora, ERC (sinistra moderata catalana) ha evitato di commentare il concetto di minoranza nazionale e si è limitata ad affermare che la Catalogna è una nazione. Lo ha detto la portavoce, Raquel Sans, che ha evitato di valutare un “pallone sonda”. I “Comuns” (Podemos), invece, non sono d’accordo con il concetto di minoranza nazionale e sono favorevoli al riconoscimento nazionale della Catalogna all’interno di una Spagna “plurinazionale”. Il PSC (partito socialista catalano) ha fatto riferimento alla discrezione e alla prudenza che, a suo giudizio, i negoziati richiedono. Tuttavia, ha tradizionalmente difeso il fatto che la Catalogna è una nazione, ma che ciò non le dà il diritto di autogovernarsi come uno stato. Sánchez ha anche parlato apertamente della Spagna come di una “nazione di nazioni”, anche se si tratta di una questione scomoda all’interno del PSOE. Ne parlò nel 2017, quando era all’opposizione. Sosteneva allora che bisognava avanzare verso uno stato federale, in cui la sovranità unica corrisponderebbe a tutta la società spagnola, sotto l’insieme di un unico stato spagnolo, a carattere “plurinazionale”.

 

Non è la prima volta che Puigdemont chiede il riconoscimento della Catalogna come nazione. Nel 2020, in un’intervista all’AFP (Agence France Presse), difendeva che il governo spagnolo doveva riconoscere la Catalogna come nazione in un tavolo di trattativa per “aprire le porte al dialogo e continuare a progredire”. Si tratta, infatti, di una rivendicazione dell’indipendentismo e del catalanismo che viene da lontano. Il precedente più chiaro è il riferimento ad esso nel preambolo dello statuto, dove possiamo verificare che il Parlamento della Catalogna ha definito la Catalogna come nazione in modo largamente maggioritario e che la Costituzione spagnola riconosce la realtà nazionale della Catalogna come nazionalità. Nella sentenza del 2010 contro lo Statuto di autonomia, decurtando drasticamente l’autonomia della regione, la Corte Costituzionale precisò che tali richiami non avevano alcuna efficacia giuridica interpretativa.

 

* traduzione  Àngels Fita – AncItalia

https://www.vilaweb.cat/noticies/minoria-nacional-o-nacio-que-implicaria-que-el-psoe-les-reconegues/

 

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