Novant’anni dalle uniche elezioni repubblicane al Parlamento di Catalogna

Novant’anni dalle uniche elezioni repubblicane al Parlamento di Catalogna

 

La legislatura più lunga della storia del Paese è stata piena di ostacoli, ma anche di traguardi e speranze

 

 

VilaWeb.cat  – Alessandro Solano  –  19.11.22

 

Il 24 aprile 1932, duecentomila persone manifestarono per le strade di Barcellona in difesa del testo integrale dello Statuto di Autonomia. C’era un clima di forte unità politica, visto che il progetto preliminare era stato approvato dai cittadini della Catalogna con il 99% dei voti nel referendum. Tuttavia, il passaggio successivo è stato il più complicato; vale a dire, la discussione e l’approvazione nell’assemblea costituente spagnola.

Lo Statuto di Núria (Ripollès) specificava che il progetto si basava sul diritto all’autodeterminazione della Catalogna come popolo, proponeva una Spagna federale, il catalano come unica lingua ufficiale della Catalogna e includeva competenze esclusive in materia di istruzione, giustizia, lavori pubblici, diritto civile e ordine pubblico.

 

Arxiu Nacional de Catalunya

Nonostante fosse stato approvato in un referendum il 2 agosto 1931, non sarebbe stato discusso nel parlamento spagnolo fino al 6 maggio 1932, quasi un anno dopo. I partiti catalani speravano in una rapida approvazione, tenendo conto che i catalani avevano espresso con forza la loro volontà, ma sul versante spagnolo l’equilibrio di forze non era tanto favorevole alle aspirazioni catalane, con un’opposizione che superava i blocchi ideologici e che raggiungeva anche ministri dello stesso governo provvisorio.

Il processo andò avanti molto lentamente e con la massima tensione, includendo l’ostruzione permanente di alcuni partiti, un attacco al consigliere Ventura Gassol a Madrid e persino un tentativo di colpo di stato il 10 agosto, nel mezzo del dibattito parlamentare, guidato dal generale José Sanjurjo . Tra le altre ragioni, i militari ritenevano che lo statuto significasse lo smembramento della Spagna.

Nonostante gli ostacoli, lo statuto fu finalmente approvato il 9 settembre dello stesso anno, ma con molte modifiche rispetto al testo originario. La Catalogna riacquistò l’autogoverno dopo più di duecento anni, una conquista storica. Tuttavia, lo spirito federale di un rapporto paritario fu respinto e la Catalogna fu ridotta a una “regione autonoma all’interno dello stato spagnolo”; i poteri non emanavano dalla loro stessa sovranità, ma erano delegati dal governo spagnolo e fu stabilita la co-ufficialità delle due lingue (catalano- spagnolo).

Una volta approvato lo statuto, furono indette le elezioni per il 20 novembre 1932. Furono le prime del Parlamento della Catalogna e le uniche tenute durante il periodo repubblicano. Non ce ne saranno più fino al 1980, dopo il regime franchista.

 

Un punto di partenza

Nonostante i tagli al testo originale, il clima tra i politici e la popolazione era di euforia, visto che si stavano ripristinando le proprie istituzioni, e l’Undici Settembre, due giorni dopo l’approvazione dell’autonomia, si presentarono più di duecentomila persone e le ghirlande, i mazzi di fiori e le offerte alla statua di Rafael Casanova superavano i duemila.

Negli interventi, il sindaco di Barcellona, ​​​​Jaume Aiguader (ERC), disse: “Catalani, lo statuto è una grande porta che si spalanca per noi; lo statuto è l’inizio di un altro percorso che deve portarci al desiderio di nuove libertà”. Allo stesso modo, il presidente Francesc Macià (ERC) esclamò: “Abbiamo le facoltà per il nostro governo, che saranno legalmente ampliate in base alle nostre esigenze. Abbiamo i pilastri su cui possiamo costruire la patria”. In altre parole, le massime autorità della Catalogna ponevano lo statuto semplicemente come punto di partenza.

In questo voto, ERC (Esquerra Republicana de Catalunya) e i suoi alleati, guidati da Macià, occuparono lo spazio del catalanesimo di sinistra e si ponevano come l’opzione migliore per sviluppare l’autogoverno dopo aver recuperato le proprie istituzioni. In questo contesto, la Lliga Regionalista, non potendo difendere il discorso catalanista, come aveva fatto nei primi decenni del XX secolo, accentuò la difesa degli interessi conservatori e divenne l’alternativa all’Esquerra (sinistra) per tutto il popolo conservatore. Oramai in un clima di massima polarizzazione dopo aver rotto la tregua politica che prevaleva durante la discussione del testo statutario.

Tra questi due grandi spazi politici, il Partito Repubblicano Radicale, di Alejandro Lerroux, non ebbe abbastanza consensi per entrare in parlamento e il Partito Repubblicano Catalanista, con un discorso moderato tra i postulati di ERC e quelli della Lliga, ottenne solo un deputato, il sindaco di Tarragona Pere Lloret i Ordeix. In un sistema maggioritario, che privilegiava i grandi candidati, il resto dei seggi andava a Erc, Lliga o partiti affiliati a queste formazioni.

Va ricordato che il suffragio femminile non fu applicato in queste elezioni perché il censimento non era stato aggiornato o non era stata elaborata una legge partendo dalla costituzione spagnola.

La vittoria dell’ERC fu schiacciante, 67 seggi su 85 andarono alla coalizione che aveva formato il partito di Macià con l’Unió Socialista de Catalunya, i federalisti e la scissione radicale catalanista Partit Radical Autònom de les Comarques Tarragonines (PRAT). Da parte sua, la lista della Lliga Regionalista ottenne 17 deputati, uno dei quali dell’Unione Democratica di Catalogna.

 

Arxiu Nacional de Catalunya

Il 6 dicembre si insediò il nuovo parlamento, il 14 Francesc Macià fu eletto presidente e il 20 dicembre si  presentò il primo governo della Generalitat statutaria. Questa fase guidata da Macià durò appena un anno, a causa della morte del presidente nel Natale del 1933n a seguito di un’operazione chirurgica per un processo infettivo intestinale che gli causò un’infiammazione all’addome.

Il 31 dicembre 1933, Lluís Companys fu eletto centoventitreesimo presidente della Generalitat in sessione straordinaria. Il nuovo presidente rimaneggiò il governo e passò da un monocolore-ERC  a una coalizione con anche membri dell’Unió Socialista de Catalunya, del Partit Nacionalista Republicà d’Esquerra e del Partit Catalanista Republicà.

Un periodo di autogoverno incompiuto

L’autogoverno cominciava a funzionare, ma dopo la lunga battaglia per l’approvazione dello statuto, i vertici catalani si lanciarono nella lotta per il trasferimento dei poteri e per gli accertamenti che servissero a quantificare i trasferimenti economici da ricevere.

Il governo spagnolo trasferiva i servizi molto lentamente e con ostacoli e boicottaggi da parte di funzionari e ministeri. Infatti le prime valutazioni si ebbero solo nell’aprile 1934, il che rese impossibile la redazione di un bilancio consuntivo con i trasferimenti approvati. Il processo macchinoso evidenziò che nel luglio 1936 i trasferimenti di poteri erano ancora in fase di negoziazione.

La funzione legislativa si concentrò sulla redazione di testi organici, tra i quali spicca lo Statuto del Regime Interno. Nonostante i limiti, la Generalitat de Catalunya realizzò un magnifico lavoro in un breve periodo di tempo e pose le basi dell’autogoverno catalano. Nel primo trimestre del 1934 il parlamento discusse e approvò la legge base di cooperazione per cooperative, mutue e unioni agrarie, la legge sulle acque minerali-medicinali, parte della legge comunale, la legge che istituì il Consiglio della Cultura, la legge della Corte di Cassazione, il diritto delle cooperative, il diritto delle mutue e, l’11 aprile, la legge dei contratti agrari.

Per quanto riguarda lo sviluppo dell’autogoverno, l’approvazione di quest’ultima legge, quella dei contratti agrari, una delle prime leggi che servì da esempio di autogoverno al di là della semplice amministrazione, fu l’innesco degli eventi dell’ottobre 1934.

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Uno dei trasferimenti che incontrò maggiori ostacoli fu quello dell’articolo ottavo dello statuto, cioè l’ordine pubblico, ritenuto indispensabile per avviare l’autonomia. La questione divenne un importante punto di tensione e finalmente, il 1 gennaio 1934, i governi civili (le prefetture) della Catalogna furono aboliti e i servizi di ordine pubblico furono completamente trasferiti. Questo trasferimento era inteso come una nuova tappa, che doveva rappresentare la liquidazione del regime centralista.

Appare un video del ritorno trionfante del presidente Companys a Barcellona nel 1936 dopo la sua prigionia

Tuttavia, nell’ottobre 1934, le autorità spagnole intervennero l’autonomia e ricentralizzarono l’ordine pubblico. Non fu ripristinato fino a dopo le elezioni del 1936, con la vittoria del Front d’Esquerres in Catalogna e Paese valenziano e del Fronte Popolare nel resto della Spagna.

Dopo l’inizio della guerra civile del 1936-1939, il parlamento tenne solo cinque sessioni: la prima, il 18 agosto 1937, per prorogare la legislatura, poiché non si riteneva fattibile indire le elezioni durante un conflitto bellicoso L’ultima seduta, nello stesso mese in cui il generale ribelle Francisco Franco decretò la sospensione dell’autonomia e abrogò lo statuto; con solo quarantuno deputati presenti, servì per eleggere Josep Irla presidente del parlamento. Dopo l’assassinio di Lluís Companys, Irla, come massima autorità del paese, assunse la presidenza della Generalitat e, con la vittoria franchista, fu presidente in esilio mantenendo vive le istituzioni catalane in attesa del ritorno di un regime democratico.

 

* traduzione  AncItalia

https://www.vilaweb.cat/noticies/noranta-anys-eleccions-republicanes-parlament-de-catalunya/

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