Pedro Sánchez e la lingua catalana in Europa

Pedro Sánchez e la lingua catalana in Europa  – o come tornare a prenderci in giro-

 

Il governo spagnolo ha infilato la proposta in un vicolo cieco perché in questo modo può fingere che la nostra lingua gli importa, ma non è così

 

 

Vilaweb.catVicent Partal – Editoriale  19.09.2022

 

 

L’Ufficio del Parlamento Europeo ha ricevuto lunedì 19 settembre la petizione formale del governo spagnolo affinché sia possibile parlare in catalano, basco e gallego nelle sedute plenarie dell’istituzione. Resta da vedere cosa se ne faranno di questa richiesta ma, in via preliminare è imprescindibile ricordare che una richiesta simile era già stata respinta nel 2006, affermando che il catalano non è una lingua ufficiale dell’Unione Europea e per questo motivo non è possibile parlare in catalano nel Parlamento. Di più: già allora le istituzioni europee indicavano quale strada doveva seguire il governo spagnolo se voleva raggiungere questo obiettivo. Chiarirono che se la Spagna voleva che nel Parlamento Europeo si potesse parlare in catalano, bisognava comunicare che voleva che fosse una lingua ufficiale dell’Unione Europea indicando a partire da quale giorno. Semplice.

Ma, ancora una volta, ciò non è stato fatto. E lo ripeto perché la manfrina torna e ritorna ogni qualvolta un socialista governa a Madrid e vuole far apparire di essere diverso, oppure cerca di accontentare i partiti catalani che lo sostengono con una manovra che non gli costerà nulla perquè hanno installlato, apposta, la macchina in un vicolo cieco.

I fatti sono ben chiari. L’Unione Europea ora dispone di ventiquattro lingue ufficiali, tutte le lingue ufficiali degli stati membri. Soltanto il lussemburghese, che è lingua ufficiale del Lussemburgo insieme al turco, che è lingua ufficiale di Cipro, non sono lingue ufficiali dell’Unione Europea; ma ciò è rigorosamente così per volontà di questi due singoli stati.

Il gaelico irlandese, invece, che non era lingua ufficiale in Europa perché l’Irlanda non lo aveva richiesto, è diventato ufficiale il primo gennaio di quest’anno, semplicemente perché il governo irlandese così lo ha manifestato. E per ottenere questo non ha dovuto negoziare nulla con nessuno, tranne che sulle questioni tecniche relative.

Secondo le statistiche del governo irlandese, il gaelico è parlato da meno di duecentomila persone. Ma il numero dei parlanti non è un inconveniente, in applicazione di un principio fondamentale, quello di sussidiarietà, che è ciò che regola il riconoscimento delle lingue ufficiali dell’Unione Europea. In parole povere: le lingue ufficiali dell’Unione Europea sono quelle che ogni Stato membro dice essere ufficiali nel proprio stato e vuole che siano ufficiali in Europa. Ecco perché l’irlandese lo è così o il maltese lo è – con solo mezzo milione di parlanti – a tutti gli effetti e senza che nessuno lo contesti. Quindi, sia chiaro che quello che ha fatto il governo spagnolo non è una proposta seria, ma una beffa intenzionale.

E non ci riuscirà perché, anche se non sono particolarmente seri a Bruxelles – che a vedere l’Unione dall’interno è alquanto deludente – ma, non c’è dubbio che siano comunque più seri che a Madrid. O se volete dirla in un altro modo: non c’è dubbio che a Bruxelles ci sono più persone serie per metro quadro rispetto a Madrid.

Ed è evidente che queste persone si pongono due domande quando ricevono la lettera di Pedro Sánchez. La prima è se questi spagnoli non conoscono le regole. Se è così semplice chiedere che il catalano sia ufficiale, per quale motivo devono fare un’operazione così complicata come proclamare la richiesta che si possa parlare in questa o quella istituzione? E la seconda domanda è, evidentemente, che senso ha che questi chiedano al Parlamento Europeo che sia possibile parlare in catalano quando la stessa gente proibisce di parlare in catalano nel parlamento spagnolo.

 

* traduzione  Àngels Fita – AncItalia

https://www.vilaweb.cat/noticies/pedro-sanchez-i-el-catala-a-europa-o-com-prendre-el-pel-de-nou/

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