Una proposta ben argomentata de l’ANC

Una proposta ben argomentata de l’ANC (Assemblea Nazionale Catalana) per affrontare un secondo ‘momentum’

 

La proposta dell’ANC ha il grande pregio di confrontarsi direttamente con l’avversario, con lo Stato, e sollecita i partiti politici catalani ad agire ma non si sottomette a loro

 

Dolors Feliu e Jordi Pesarrodona, ieri prima di entrare per un incontro con il presidente della Generalitat catalana (Foto di Marta Pérez)

 

Vilaweb.catVicent Partal – 13.09.2022 –

 

L’ANC ha presentato ieri una proposta ben argomentata e ragionevole (chiede al governo e al parlamento di proclamare una Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza -DUI-), per far uscire la Catalogna dall’impasse in cui si trova e riprendere la strada dell’indipendenza. Prima di incontrare il presidente della Generalitat, ha annunciato che il piano era di rendere effettiva l’indipendenza dal Parlamento catalano nella seconda metà del 2023, in coincidenza con la presidenza spagnola dell’Unione Europea e il referendum scozzese. Al tempo stesso, ben consapevole della poca fiducia che i partiti politici suscitano tra i cittadini, ha chiesto che i partiti ERC, Junts e CUP votino una mozione di impegno nel corso del dibattito di politica generale che si svolgerà alla fine di questo mese.

E’ ben congegnata la combinazione tra un impegno concreto e immediato, per dimostrare alla popolazione che c’è un cambiamento –è tutto da vedere– e un lasso di tempo ragionevole per ricostruire le forze divise e preparare uno scontro.

E’ chiaro, vista l’esperienza che abbiamo, che lasciare tutto un anno di tempo ai nostri politici, fidandoci della loro parola e basta, sarebbe un errore monumentale e imperdonabile. Ed è per questo che è importante costringerli a impegnarsi. E farlo in una cornice come il nostro Parlamento dove questo impegno potrebbe avere ripercussioni giudiziarie. Non per il desiderio di creare dei martiri, ma semplicemente perqué è il modo migliore per verificare se le parole hanno una reale intenzione di diventare fatti. Le loro e quelle di Pedro Sánchez. Convocandoli in Parlamento, mettendoli in questa situazione, sono costretti a fare qualcosa di più di una dichiarazione “gratis” e senza conseguenze. E il leader spagnolo viene spinto contro il muro. Altrimenti, c’è un’alternativa: far cadere il governo e fare nuove elezioni per istituire un altro Parlamento, determinato a fare un passo avanti.

Ma non è solo questo. La proposta dell’ANC ha un pregio ancora più importante, secondo me il più importante: confrontarsi direttamente con il vero avversario. Il governo spagnolo, lo stato in generale, che vive comodamente mentre osserva le liti tra i partiti catalani mentre nessuno di essi ostacola le loro politiche. E’ evidente che il semplice voto del primo impegno in Parlamento spezzerebbe il tentativo di Pedro Sánchez di addormentare il conflitto e complicherebbe molto –forse renderebbe impossibile– la strategia de collaborazione tra il PSOE (Spagna) e ERC (Catalogna) tanto efficace per il governo spagnolo quando nega l’esistenza del conflitto.

Ieri, quindi, l’Assemblea ha dimostrato grande abilità politica mettendo sul tavolo questa proposta prima della riunione e annunciandola direttamente a tutti prima di presentarla al presidente Aragonès. I successivi lamenti della ministra Vilagrà e le discrepanze immediatamente evidenti tra la sua posizione e quella del vicepresidente Puigneró hanno mostrato che, in effetti, era necessario evitare il campo minato che è diventato il governo della Catalogna. Che si arrangino tra di loro e decidano, se possono, cosa vogliono fare, ma l’ANC doveva evitare dibattiti sterili e se l’è cavata egregiamente.

Ora la domanda è come andare avanti. La ministra di Presidenza è stata molto arrogante definendo il piano dell’ANC come una “proposta improvvisata” ed è stata molto audace nel chiudere la porta con fermezza a questa strada affermando che esiste una sola strada per l’indipendenza, la sua. Il partito ERC è molto nervoso e sembra che sta cominciando a capire che potrebbe pagare a prezzo molto caro l’errore di scontrarsi con l’organizzazione della manifestazione. Ma, proprio per questo, sembrerebbe prudente smorzare i toni aggressivi che hanno usato finora contro i manifestanti. La ministra Vilagrà ha pronunciato la parola “indipendenza” più volte nel primo minuto del suo intervento che in tutta la legislatura, ma questa risorsa non convince più. Proprio la manifestazione ha messo in chiaro che una parte molto consistente dell’indipendentismo, e della popolazione, non crede che ciò che stanno facendo, il tavolo di dialogo e tutto il resto, sia un percorso che porti all’indipendenza. Che nemmeno tutto ciò sia un piano.

Ma tornando dov’ero prima: ora la questione è come andare avanti. Penso che non dovremmo confondere le cose. La lista civica sarà, semmai, la fine del viaggio, ma non è l’obiettivo. L’obiettivo immediato è che finisca –dura da troppo tempo– questa fase di sottomissione della classe politica catalana ai poteri spagnoli e che si costringa i partiti e il governo ad abbandonare la strategia della docilità. L’obiettivo di un anno è quello di favorire un secondo “momentum”, uno slancio per contestare nuovamente il potere in Spagna, dopo aver imparato tutto ciò che non sapevamo nel 2017 e, invece, abbiamo saputo mettere in pratica, per esempio, nel 2019.

Per arrivarci con delle garanzie la cosa principale, l’unica cosa essenziale è la mobilitazione popolare. La manifestazione del 11 di settembre è stato uno straordinario pugno sul tavolo. Ha avuto visibilmente grande effetto. E’ valsa la pena di mobilitarsi e guardare come sono già cambiate le cose. Ma per cambiare rotta –sia con i partiti o contro di loro–, è indispensabile una grande mobilitazione. Permanente. Dobbiamo riconquistare molta gente che ancora dubita che sia possibile vincere. Bisogna riempire il paese di eventi, manifestazioni e gesti di disobbedienza –nessun municipio, nessuna istituzione oserà fare dei gesti come ad Arenys de Munt, strappando pubblicamente le lettere? Occorre fare pressione sui partiti politici sapendo che, se necessario, dovranno essere spazzati via. Dobbiamo rafforzare la lotta intellettuale e combattere tutte queste frasi di plastica, tutto questo linguaggio falsificato che ci viene lanciato ogni giorno dai media che loro controllano.

E soprattutto bisogna preparare tante piccole cose che dovranno coincidere nel giorno che verrà.

 

* traduzione  Àngels Fita – AncItalia

https://www.vilaweb.cat/noticies/la-proposta-raonada-de-lanc-per-encarar-un-segon-momentum/

 

 

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