La Spagna deride il Consiglio d’Europa

 

 

Ecco come la Spagna si è presa gioco, per un anno intero, del rapporto del Consiglio d’Europa sulla Catalogna

 

Gli indulti furono un gesto pubblico per nascondere la violazione della maggior parte delle richieste incluse nel rapporto

 

 

 Josep Casulleras Nualart

VilaWeb.cat     20.06.2022

 

Solo un anno fa, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa approvò un rapporto molto duro  sulla repressione politica dello Stato spagnolo contro l’indipendentismo. Uno degli episodi più imbarazzanti nell’arena internazionale per lo stato di diritto in Spagna, perché fu rilevato che vi erano stati abusi contro leader politici indipendentisti, che erano stati ingiustamente imprigionati e che continuano a essere perseguiti giudiziariamente, sia in Spagna che in altri paesi. Ecco perché il rapporto, preparato dal socialista lettone Boris Cilevics, chiedeva il rilascio dei prigionieri politici. E, tre giorni dopo, furono graziati dal governo spagnolo. Ci fu un rapporto di causa-effetto quasi immediato tra l’approvazione di quel verbale (in preparazione da più di un anno) e l’approvazione degli indulti (che stavano maturando da alcuni mesi). Il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, volle presentare gli indulti, che erano parziali e revocabili, come una grande concessione nei confronti dell’indipendentismo catalano cosa che ne giustificava il supporto politico a Madrid e la fine del conflitto. Ma il rapporto Cilevics andò ben oltre, e là possiamo trovare una serie di richieste che, un anno dopo, non sono state ancora prese in considerazione dalle autorità spagnole.

I punti chiave del rapporto del Consiglio d’Europa che ha destato allarme in Spagna

Cilevics sta già preparando un nuovo rapporto sul grado di osservanza di tali raccomandazioni, che sarà discusso domani in seno alla Commissione Affari Legali e Diritti Umani dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Resta da vedere quali saranno le conclusioni, ma è chiaro che la maggior parte delle raccomandazioni non sono state attuate. L’uscita di galera dei prigionieri politici indultati alla vigilia di San Giovanni, un anno fa, nasconde il grosso di una repressione che continua, perché l’apparato giudiziario spagnolo non si ferma e perché non c’è stato alcun tentativo da parte delle istituzioni dello Stato di fermare i procedimenti giudiziari aperti contro i politici e attivisti.

Il rapporto del Consiglio d’Europa si concentrava sulla persecuzione dei politici indipendentisti. L’obiettivo della ricerca di Cilevics durata un anno e mezzo, è stato quello di scoprire la situazione dei prigionieri politici catalani in Spagna e la situazione dei curdi in Turchia. Apparire accanto alla Turchia nello stesso rapporto del Consiglio d’Europa ha fatto infuriare le autorità spagnole. E ancora di più le conclusioni, che sono state categoriche: esse chiedevano, oltre alla liberazione dei prigionieri politici, di riformare il reato di sedizione per evitare sanzioni sproporzionate ed esortava il governo spagnolo ad avviare un dialogo aperto e costruttivo con tutte le forze politiche in Catalogna. Inoltre sollecitava le autorità spagnole: “Di astenersi dall’esigere ai prigionieri politici di rinegare dalle loro profonde credenze politiche in cambio di un regime carcerario più favorevole o di un possibile indulto.”


Pedro Sanchez e Pere Aragones
Foto: Albert Salamé / VWFoto

D’altra parte, il testo chiedeva alla Spagna di ritirare l’accusa contro i funzionari di basso livello nel processo per i 1-O (primo Ottobre, giorno del referendum) e di non sanzionare i successori dei politici detenuti per azioni simboliche che esprimevano soltanto la loro solidarietà ai detenuti, in riferimento al presidente Quim Torra (in merito ad uno striscione che aveva autorizzato di appendere sul balcone del palazzo catalano).

Ebbene, nulla è stato fatto al riguardo, né dal punto di vista giudiziario, né dal punto di vista politico: i prigionieri politici sono stati indultati ma hanno mantenuto le pene di interdizione dalle cariche pubbliche, con la minaccia esplicita della reversibilità del decreto d’indulto se mai  fossero stati condannati per altro reato grave. Inoltre, con una manovra senza precedenti, la camera del contenzioso/amministrativo della Corte di Cassazione spagnola ha fatto un passo indietro ed ha autorizzato il riesame degli indulti richiesto dai partiti e associazioni della destra spagnola, il che apre alla possibilità di annullamento del provvedimento di indulto nel prossimo futuro. Non solo, il dialogo politico auspicato da Cilevics e dal Consiglio d’Europa non è arrivato; la promessa del negoziato risolvere il conflitto politico è in stallo e allo stesso punto di un anno fa, quando fu approvato il rapporto del Consiglio europeo.

Ma sicuramente la violazione più eclatante è quella di tenere aperte le cause contro gli esiliati. Per la doppia misura che lo stato spagnolo applica ad entrambi. Era una delle richieste esplicite di quel rapporto: “Il ritiro della procedura di estradizione contro i politici catalani residenti all’estero che sono ricercati per le stesse ragioni [dell’organizzazione del referendum 1-O]”. Non solo i mandati europei non sono stati ritirati, ma il giudice Pablo Llarena li ha mantenuti anche dopo aver sollevato “domande preliminari” alla Corte di Giustizia Europea su come dovrebbero essere eseguiti, ma addirittura a settembre dello scorso anno fece arrestare, due mesi dopo il rapporto Cilevics , il Presidente Carles Puigdemont ad Alghero.

In un’intervista a VilaWeb , Cilevics dichiaro: “Non è coerente graziare i leader detenuti e allo stesso tempo insistere sull’estradizione dei loro compagni, che hanno fatto esattamente la stessoa cosa. Le accuse contro di loro sono identiche, ma sono semplicemente andati via dalla Spagna e quando fu formalizzata l’accusa non erano presenti di persona. Non sarebbe coerente arrestarli e poi condannarli”.

Nemmeno il reato di sedizione è stato riformato, anche se era una promessa del governo di Pedro Sánchez mirata a ottenere il sostegno del partito ERC (Esquerra Republicana) al Congresso spagnolo. Era un impegno reso pubblico per la prima volta a fine 2020, ma non è stato rispettato. L’ultima novità risale all’inizio di quest’anno, quando il ministro alla presidenza Felix Bolaños ha affermato che non era una priorità e che non sarebbero stati presi provvedimenti in tal senso durante l’anno.

Quando il rapporto del Consiglio d’Europa chiedeva la fine delle azioni legali contro funzionari politici di livello basso, si riferiva a procedimenti penali aperti nei tribunali numero 13 e numero 18 a Barcellona contro decine di persone accusate di organizzazione del referendum del primo ottobre. E anche al procedimento aperto nel TSJC (tribunale superiore di giustizia) per la stessa causa contro i politici, quali i deputati Joan Josep Jové e Lluís Salvadó e la ministra Natàlia Garriga. Tuttavia, anche il ministro Roger Torrent è in attesa di processo presso il TSJC per il suo ruolo di presidente del parlamento catalano per aver consentito all’elaborazione di proposte sull’autodeterminazione e contro la monarchia. Torrent è accusato insieme agli altri membri indipendentisti del consiglio dei capi-gruppo, Josep Costa, Eugeni Campdepadrós e Adriana Delgado.

Inoltre, ci sono ancora cause aperte alla Corte dei conti che minacciano i beni personali di decine di funzionari dei governi catalani presieduti da Mas e Puigdemont, sia per l’1-O che per le azioni di politica esteriore del governo della Generalitat.

All’incessante azione repressiva della Spagna contro l’indipendentismo, si aggiunge l’inerzia dello Stato stesso quando si tratta di chiarire e indagare sul più grande scandalo di spionaggio politico scoperto nell’UE: il Catalangate. Con il sistema Pegasus sono state spiate più di sessanta personalità indipendentiste: tutte le denunce presentate alla magistratura spagnola sono in stallo e il governo spagnolo si è rifiutato di condurre qualsiasi indagine seria sulle responsabilità della polizia e del CNI (i servizi segreti) in questo caso.

Questa è la zavorra che lo Stato spagnolo si trascina in relazione all’indipendentismo un anno dopo il rapporto del Consiglio d’Europa. Gli indulti erano solo un gesto pubblico di facciata che nascondeva la violazione della maggior parte delle richieste.

 

* traduzione  AncItalia

https://www.vilaweb.cat/noticies/consell-europa-informe-repressio-catalunya-espanya/

 

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