Lo schiaffo del Consiglio d’Europa

Lo schiaffo del Consiglio d’Europa

 

José Antich

Barcellona. Martedì 29 marzo 2022

 

 

Consiglio d’Europa

Se nell’ultimo rapporto presentato dal prestigioso settimanale The Economist, lo scorso febbraio, la Spagna era diventata una democrazia claudicante – l’Economist Intelligence Unit l’ha declassata   ritenendo che non potesse più far parte dei paesi considerati a piena democrazia -, questo martedì il Consiglio d’Europa ha approvato un rapporto in cui si conclude che non ha superato nessuna delle 19 raccomandazioni formulate dall’organismo internazionale alla Spagna per combattere la corruzione. Il rapporto, che è stato redatto attraverso il Gruppo degli Stati contro la Corruzione (Greco) , è devastante, in quanto dei 19 punti che sono stati analizzati e confrontati con quanto era stato chiesto di fare, si fa notare che 7 di essi progrediscono è stato fatto un po’ – molto poco – e negli altri 12 la risposta spagnola è stata ancora più deludente, perché sono stati direttamente ignorati.

 

Una delle cose più eclatanti del rapporto, perché sono proprio le due forze di polizia le quali svolgono un ruolo importante nella lotta alla corruzione, è la critica alla Guardia Civile e alla Polizia Nazionale perché non sono state adottate misure per prevenire la corruzione e la propria integrità, è deplorevole che non esista una strategia per monitorare la corruzione in questi due organismi e che sia necessaria un’“azione decisiva” per porvi rimedio. Può uno Stato europeo, considerato democratico sopportare impassibile un’analisi così demolitrice  in un dossier intitolato Report on Democracy, Legal Independence and Corruption? Apparentemente no. Ma lo Stato spagnolo ha dato sufficienti prove di deficit strutturale, e non aneddotico come spesso si è portati a credere, che desta grande  preoccupazione.

 

Contemporaneamente a questo rapporto del Consiglio d’Europa, ne è stato pubblicato un secondo da parte di Amnesty International in cui si afferma che la libertà di espressione e il diritto alla protesta continuano ad essere minacciati in Spagna. Includendo come esempi la non soppressione della legge sul “bavaglio” (conosciuta come “ley mordaza”) o la condanna e la reclusione di Pablo Hasél o l’uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza nel controllo delle manifestazioni. Si annota come buona notizia, forse “l’unica buona notizia per il 2021”, la libertà degli attivisti  Jordi Cuixart (ex presidente di Omnium) o Jordi Sànchez (ex presidente dell’ANC) sottolineando però che “non avrebbero dovuto mai varcare la soglia del carcere”.

 

Questo accade in Spagna, dove sembra agire un deep state che agisce con due pesi e due misure, paradigmatico è il caso giudiziario del re emerito e la “ovvia” archiviazione. Non sarà così per    Juan Carlos I   nel Regno Unito, dove ha perso la sua immunità e dovrà sedersi sul banco degli imputati. La ex-amante Corinna l’ha citato in giudizio per molestie dal 2012 per mezzo di diversi personaggi del suo entourage. Fondamentalmente, al di là di un pasticcio tipico di due persone che hanno avuto una relazione privata, ci sono i soldi. Tanti milioni di euro e, in particolare, come sarebbero arrivati ​​su un conto corrente di Corinna 65 milioni di euro, che rientrerebbero nella controversa donazione di 100 milioni di dollari, consegnata nel 2008 dal re Abdullah dell’Arabia Saudita a quello che all’epoca era il monarca spagnolo .

 

Vedremo se siederà sul banco degli imputati o meno, e in tal caso cosa accadrà e quali decisioni saranno prese dal giudice inglese Matthew Nicklin. Anche le ripercussioni che può avere per i suoi figli e, in particolare, contro Filippo VI. La giustizia inglese non è come la giustizia spagnola ed è normale che la Zarzuela (palazzo reale) abbia i nervi a fior di pelle. In questo momento il ritorno provvisorio del patriarca sarebbe passato con un certo basso profilo. Ma ciò non accadrà più.

 

* traduzione  AncItalia

 

https://www.elnacional.cat/ca/editorial/jose-antich-bufetada-consell-europa_733779_102.html

 

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