La morte di Yvan Colonna

La morte di Yvan Colonna apre un nuovo ciclo del nazionalismo còrso?

 

 

28 marzo 2022 ~ Ethnos & Demos

[Marco Santopadre]*

 

 

La morte di Yvan Colonna, sopraggiunta il 21 marzo in un ospedale di Marsiglia, rischia di riaccendere la Corsica, già scossa da una rivolta che non si vedeva da tempo. Grandi manifestazioni, seguite da scontri, si sono viste non solo ad Ajaccio, a Bastia e a Corti, ma anche a Calvi, a Sarténe ed in altre località. Ad aprire i cortei gli slogan “Statu Francese assassinu” e “Libertà”. Sui cartelli e sulle magliette il volto del popolare militante indipendentista arrestato nel 2003 e condannato all’ergastolo perché ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio del prefetto Claude Érignac da parte di un commando del Fronte di Liberazione Naziunale Corsu, avvenuto nel 1998. A quell’omicidio il “pastore di Cargese”, che pure era vicino all’FLNC, si è sempre dichiarato estraneo.

È a causa di un’aggressione che ha ridotto Colonna in coma fino a causarne il decesso, che la protesta contro Parigi ha ritrovato vigore dopo anni di calma, caratterizzati dalla fine della lotta armata e dall’ascesa elettorale dei partiti nazionalisti che dal 2015 controllano la Collettività Territoriale, nata dalla fusione della Regione e dei due dipartimenti. Mentre si trovava nella palestra della prigione di Arles (in Provenza), il 2 marzo Colonna è stato brutalmente picchiato e strangolato da Frank Elong Abé, un detenuto di origini camerunensi che lo avrebbe preso di mira per aver offeso l’Islam. Molti corsi, però, si chiedono come sia stato possibile che un prigioniero come Colonna, sottoposto ad un regime di sorveglianza speciale e continua (DPS, Détenu particulièrement signalé) e nonostante le telecamere di sorveglianza, sia stato lasciato dalle guardie carcerarie in balia dell’aggressore per otto lunghi minuti.

Al sospetto che il pestaggio sia stato tollerato dalla direzione del penitenziario si somma lo sconcerto per la sordità delle autorità francesi di fronte alla richiesta della famiglia di trasferire Colonna in un carcere isolano, sempre respinta da Parigi anche se condivisa dall’Assemblea regionale e da decine tra sindaci e deputati. «Il suo status di prigioniero di alto profilo è servito solo a tenerlo rinchiuso lontano dalla sua famiglia e dalla Corsica» hanno scritto in un comunicato gli indipendentisti di Corsica Libera, secondo i quali Colonna ha subito una «politica di deportazione che mira alla dispersione e all’allontanamento dei prigionieri indipendentisti dai loro legami affettivi e politici». Nel tentativo di placare la rabbia, dopo l’aggressione il premier francese Jean Castex ha revocato lo status DPS a Colonna e a Pierre Alessandri e Alain Ferrandi, condannati all’ergastolo come suoi complici nell’omicidio di Érignac. Ma le proteste sono continuate, animate dalle formazioni nazionaliste ma anche da numerose realtà giovanili, di sinistra, ecologiste e sindacali. «È una mobilitazione intergenerazionale che non si limita affatto al nazionalismo. Anche il sindacato comunista CGT, tradizionalmente ostile al nazionalismo, ha invitato gli iscritti a partecipare ad una manifestazione davanti alla prefettura. Molti corsi hanno provato un forte sentimento di ingiustizia e di indignazione. Dalla data dell’aggressione di Yvan Colonna, mercoledì 2 marzo, circa 20.000 persone hanno partecipato alle diverse proteste. È enorme (considerando che la popolazione dell’isola è di sole 350 mila persone, nda) e non accadeva dagli anni ’80» ci dice il politologo dell’Università “Pasquale Paoli” di Corti, Andria Fazi, al quale abbiamo rivolto alcune domande. Il 4 marzo i lavoratori marittimi e portuali, rispondendo all’appello del “Sindicatu di i Travagliadori Corsi” (STC, tra le sigle maggioritarie nell’isola), hanno impedito per 14 ore lo sbarco da un traghetto di un reparto speciale di polizia inviato ad Ajaccio da Tolone, costringendolo a tornare nel continente.

 

 

Il movimento è molto composito, ed anche all’interno dello schieramento nazionalista non mancano le differenze, sia nel rapporto con lo stato francese che sull’asse destra/sinistra: «Core in Fronte è chiaramente il partito più a sinistra. Corsica Libera ha posizioni di sinistra su alcune questioni ma il posizionamento complessivo è meno chiaro. Invece, i partiti autonomisti sono davvero moderati soprattutto sul piano economico» commenta Fazi. Nonostante l’eterogeneità della protesta, le diverse componenti hanno dato vita ad un coordinamento stabile anche con sindacati, associazioni ambientaliste, giovanili e studentesche che ha lanciato una piattaforma unificante: «Una commissione parlamentare d’inchiesta per stabilire la verità sull’aggressione a Yvan Colonna; un’amnistia per gli attivisti nazionalisti corsi detenuti; una “soluzione politica” per la Corsica, il cui contenuto ovviamente resta da definire e da negoziare» riassume Fazi. Per cercare di riportare la calma il ministro dell’Interno di Macron, Gérald Darmanin, si è recato in Corsica «per aprire un giro di consultazioni» senza precedenti «sul futuro istituzionale, economico, sociale e culturale dell’isola». Il governo francese sembra disponibile a concedere una qualche autonomia all’isola anche se le trattative precedenti, sfociate nella presentazione di due diverse proposte di legge costituzionale prima nel 2018 e di nuovo nel 2019, sono fallite. Secondo Andria Fazi, «L’aggressione ha scatenato l’emozione, il sentimento di ingiustizia e la rabbia. Tuttavia, questo può essere compreso solo alla luce di sei anni di aspettative deluse e frustrazioni. Da quando i nazionalisti sono andati al potere nel dicembre 2015, lo Stato non ha mai preso seriamente in considerazione le loro richieste, spesso ispirate dalle situazioni dei territori francesi d’oltremare. Peggio, è stato spesso sprezzante, come quando i rappresentanti eletti nazionalisti sono stati sottoposti a una perquisizione corporale prima di poter assistere al discorso del presidente Macron nel febbraio 2018». Le timide aperture di Macron da una parte sono state condannate da tutta la destra nazionalista francese che invoca invece “più Stato” e “più polizia”, e dall’altra sono state respinte dalle frange ancora attive del Fronte di Liberazione Naziunale Corsu, che in un comunicato ha minacciato di tornare alla lotta armata (abbandonata nel 2014) denunciando il “disprezzo” dimostrato dal governo francese.

 

 

Gilles Simeoni, presidente dell’esecutivo regionale e leader di “Femu a Corsica”, ha detto di apprezzare gli sforzi di Macron, ritendoli però insufficienti. Tra le rivendicazioni degli autonomisti c’è il riconoscimento del “popolo corso” nella Costituzione, l’ufficializzazione della lingua locale insieme al francese, lo statuto di residente necessario a limitare la speculazione edilizia, e l’ottenimento dei poteri fiscali e di una certa potestà legislativa da parte del Consiglio Esecutivo dell’isola. Oltre che nei confronti dello Stato Francese, però, la rabbia o quantomeno la disillusione stanno montando anche nei confronti di Simeoni e del suo partito, accusati dalle correnti indipendentiste di essere diventati troppo concilianti nei confronti dello stato francese. Le scelte recenti del Presidente del Consiglio Esecutivo dell’isola hanno accentuato questa sensazione, spiega ancora il politologo corso: «Nelle elezioni del 2015 aveva vinto, con il 35% dei consensi, una coalizione di due partiti autonomisti e uno indipendentista. Il leader indipendentista Talamoni era stato eletto presidente dell’Assemblea della Corsica e il leader autonomista Simeoni come capo del Consiglio Esecutivo. Le tensioni interne sono apparse immediatamente ma la coalizione è stata comunque riproposta nel 2017, e ha guadagnato il 56% dei consensi. Però la resistenza dello Stato ha sicuramente contribuito alla crescita delle tensioni, e Simeoni ha scelto di andare da solo alle elezioni del 2021. Il voto nazionalista è di nuovo cresciuto ottenendo complessivamente il 68% dei voti, ma l’equilibrio si è trasformato. Con il 40,6% dei voti ottenuto da “Femu a Corsica” al secondo turno e il premio di maggioranza, Gilles Simeoni detiene ora la maggioranza assoluta e ha scelto di governare da solo. Invece la lista dell’ex presidente Talamoni, “Corsica Libera”, non è riuscita ad accedere al secondo turno e il suo alleato autonomista, il PNC (Partitu di a Nazione Corsa), ha ottenuto un risultato piuttosto deludente (15,07%). Comunque gli indipendentisti di “Core in Fronte” hanno raggiunto il secondo turno con il 12,26% entrando per la prima volta nell’Assemblea». Oltre alla frustrazione delle richieste di autogoverno, la popolazione dell’isola soffre gravi problemi economici e ambientali, che né il governo centrale né le istituzioni locali, da sette anni controllate dagli autonomisti, sono stati in grado di rivolvere. E’ ancora Fazi a parlarcene: «Al di là del caso delle trattative politiche con lo Stato, ci sono altri fallimenti abbastanza evidenti su alcune questioni come quella dei rifiuti. Preoccupa anche la situazione generale. Dagli anni 2000, il PIL e l’occupazione sono cresciuti significativamente, ma l’economia è dominata da quattro settori – turismo estivo, edilizia, immobiliare e vendita al dettaglio – che creano crescita ma hanno un impatto ambientale molto pesante e impiegano molto personale precario, poco qualificato e mal pagato». I dati parlano chiaro: un abitante dell’isola su quattro vive sotto la soglia di povertà; un giovane su quattro tra i 16 e i 29 anni è inattivo o disoccupato; circa 24 mila persone (l’8,5%) sono senza lavoro, senza contare che molti degli “occupati” lo sono solo durante la stagione estiva. La morte di Colonna potrebbe ora fomentare le tensioni politiche e incanalare il malcontento di alcuni settori sociali, soprattutto giovanili, e radicalizzare la mobilitazione, aumentando la distanza e la polemica tra l’autonomista Gilles Simeoni e le correnti indipendentiste, che non si riconoscono certo nelle affermazioni del leader di “Femu a Corsica” quando afferma: «Quello che vogliamo è costruire una società corsa emancipata, democratica, responsabile in un nuovo legame di fiducia con lo Stato e con la Repubblica». Non solo “Corsica Libera” e “Core in fronte” si sono rifiutati di firmare la road map sull’autonomia presentata dal ministro degli Interni Darmanin – i colloqui dovrebbero iniziare ad aprile – ma neanche il più moderato “Partitu di a Nazione Corsa”.

Macron e i suoi, che temono un’esplosione dell’isola in piena campagna per le presidenziali che potrebbe sconvolgere gli equilibri elettorali, invitano alla calma. Nel tentativo di gettare acqua sul fuoco, Castex ha concesso ad Alessandri e a Ferrandi il trasferimento nel carcere corso di Borgo che dovrebbe avvenire già nelle prossime settimane. Simeoni intanto avverte Parigi che se la Francia pensa di attuare una tattica rimandando a data da definirsi la concessione del promesso Statuto d’Autonomia, sperando che l’indignazione e la rabbia suscitate dall’omicidio di Yvan Colonna scompaiano da sole, potrebbe invece provocare un ritorno della violenza politica nelle strade dell’isola.

 

Link e approfondimenti in italiano:

Core in Fronte: https://www.coreinfronte.com/

Corsica Libera: https://corsicalibera.corsica/

Femu a Corsica: https://www.femuacorsica.corsica/fr/

Deborah Paci, La Testa Mora su TikTok, “Il Mulino”, 19 marzo 2022: https://www.rivistailmulino.it/a/la-testa-mora-su-tiktok

Carlo Pala, Nuova stagione per il nazionalismo còrso?, “Ethnos & Demos”, 5 novembre 2017: https://ethnosdemos.wordpress.com/2017/11/05/nuova-stagione-per-il-nazionalismo-corso/

Carlo Pala, Non è più una sorpresa! Il nazionalismo còrso si conferma maggioranza elettorale, “Ethnos & Demos”, 12 dicembre 2017: https://ethnosdemos.wordpress.com/2017/12/12/non-e-piu-una-sorpresa-il-nazionalismo-corso-si-conferma-maggioranza-elettorale/

Andría Pili, Sul programma economico di Pè a Corsica, “Ethnos & Demos”, 9 dicembre 2017: https://ethnosdemos.wordpress.com/2017/12/09/sul-programma-economico-di-pe-a-corsica/

Andría Pili, La Corsica e lo stato-nazione. Il nazionalismo statale di Macron, “Ethnos & Demos”, 13 febbraio 2018: https://ethnosdemos.wordpress.com/2018/02/13/la-corsica-e-lo-stato-nazione-il-nazionalismo-statale-di-macron/

Didier Rey, “Soyez fair-play, acceptez-nous!”. Il calcio come rivelatore delle ambigue relazioni tra Corsica e Francia (1959-1965), “Nazioni e Regioni”, 9 (2017), pp. 55-69, http://www.nazionieregioni.it/wp-content/uploads/NR-9-2017.pdf

Didier Rey, Mondiali di calcio 2018: La Corsica “en bleu”, sì ma…, “Nazioni e Regioni”, 13 (2019), pp. 81-92, http://www.nazionieregioni.it/wp-content/uploads/NR-13-2019.pdf

 

* Marco Santopadre è giornalista, si occupa tra le altre cose di movimenti etno-territoriali e di liberazione nazionale. Autore de “La sfida catalana. Cronaca di una rivoluzione incompiuta” (Pgreco, 2018) e dell’introduzione della raccolta di testi di Marx ed Engels “Sull’Irlanda” (Pgreco 2020).

 

https://ethnosdemos.wordpress.com/2022/03/28/la-morte-di-yvan-colonna-apre-un-nuovo-ciclo-del-nazionalismo-corso/

 

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