Se Alghero ha messo in pericolo il dialogo tra Spagna e Catalogna

 

 

Se Alghero ha messo in pericolo il dialogo tra Spagna e Catalogna

 

Questa analisi è uscita nella newsletter Metternich, a cura di Alberto Simoni, caporedattore esteri de La Stampa. Per poterla ricevere ogni mercoledì potete iscrivervi nella nostra sezione newsletter 

 

La breve detenzione in Sardegna di Carles Puigdemont, leader indipendentista ed ex presidente della Catalogna, ha rischiato di influire sul clima di dialogo che il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez e quello dell’autonomia catalana Pere Aragonès (del partito di Esquerra Republicana, Erc, indipendentisti di sinistra) stanno cercando di portare avanti. L’attuale governo autonomo è formato da “ministri” (consellers) di Erc e di Junts, partito indipendentista di centrodestra, guidato dall’esilio di Bruxelles da Carles Puigdemont.

Francesc-Marc Àlvaro

L’arresto del 23 settembre ad Alghero (città che conserva la lingua catalana sin dal medioevo), dove Puigdemont era giunto per partecipare a un festival di cultura popolare, si è verificato pochi giorni dopo la riunione ufficiale del “tavolo di dialogo” tra il governo spagnolo e quello catalano. Al centro dei negoziati il conflitto storico, che è culminato, nell’ottobre 2017, in una dichiarazione di indipendenza, che pur non avendo avuto alcun effetto concreto ha comportato arresti e condanne per i leader indipendentisti, come il leader di Erc Oriol Junqueras. Altri, tra i quali Puigdemont e la vice di Junqueras Marta Rovira, hanno scelto l’esilio. In questi giorni ricorre il quarto anniversario del referendum unilaterale del 1° ottobre, represso con le cariche durissime della polizia, ordinate dal governo di Mariano Rajoy.

Va ricordato che, successivamente, Puigdemont è stato eletto deputato europeo, ma l’immunità parlamentare gli è stata tolta dal tribunale generale dell’Ue il 30 luglio, con la motivazione che il mandato di cattura contro di lui non poteva essere eseguito. L’avvocatura dello Stato ha poi comunicato alla giustizia comunitaria che i vari mandati di cattura erano sospesi. Il giudice Pablo Llarena, il responsabile dell’estradizione di Puigdemont, ha subito una sconfitta in piena regola ed è chiaro che la sua strategia non porta a nulla.

Lunedì scorso Puigdemont è comparso davanti al giudice di Sassari, che ha sospeso l’estradizione, in attesa della decisione dei tribunali europei sull’immunità. Il leader indipendentista, libero senza misure cautelari, ha dichiarato di essere “molto soddisfatto” e ha criticato la giustizia spagnola. Aragonès è sbarcato in Sardegna per mostrare il suo sostegno a Puigdemont. Al tempo stesso il presidente catalano ha tentato di salvare il dialogo con Sanchez, in un clima di distensione tra Madrid e Barcellona inaugurato con la concessione dell’indulto ai leader indipendentisti. Esquerra tenta così un difficile equilibrio: appoggiare gli alleati di governo di Junts, senza rompere i ponti con il Psoe. Da parte sua il governo spagnolo ha affermato di non aver nulla a che fare con l’arresto di Puigdemont. Nella stessa linea del presidente del consiglio italiano Mario Draghi, Sánchez ha insistito nel ribadire che l’arresto di Alghero è frutto di un’iniziativa della magistratura. A Barcellona ci sono state manifestazioni davanti al consolato italiano.

Nel loro ultimo incontro Sánchez e Aragones hanno ribadito la scommessa per il dialogo, come soluzione del conflitto catalano. Alla riunione però non ha partecipato nessun dirigente di Junts, dopo uno scontro con Aragonès: il presidente ha chiesto la partecipazione solo dei membri del suo governo e non degli ex detenuti, Jordi Sànchez e Jordi Turull, dirigenti di Junts. Così, il negoziato resta nelle mani del pragmatismo di Esquerra, mentre i loro alleati (che non hanno abbandonato la via unilaterale), ripetono che il governo spagnolo non ha alcuna credibilità. Se Puigdemont fosse stato estradato in Spagna la via del dialogo sarebbe finita o per lo meno congelata, vista la pressione irresistibile che Esquerra avrebbe subito da Junts e da gran parte del mondo indipendentista.

Nel parlamento spagnolo Esquerra è decisiva per la maggioranza che sostiene il governo di coalizione, formato dal Psoe e da Podemos. Si dà per scontato che il partito di Junqueras approverà la finanziaria del 2022, anche se i venti di Sardegna sono una variabile che può influire sulla stabilità della presidenza Sánchez. Nonostante la pandemia, la Catalogna resta il centro di gravità della governabilità spagnola.

 

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