Puigdemont: una questione europea.

 

Puigdemont: una questione europea.

 

 

Dopo Alghero, la questione catalana è una questione europea, che ora si triangola su Madrid – Bruxelles, Sassari, e rischia di costringere l’Unione a trovarsi faccia a faccia con la miopia che la colpì nel 2017

 

di Gabriella Peretto su 27 Settembre 2021

 

 

Meno di un mese fa, il Commissario UE alla giustizia, Didier Reynders, aveva ribadito: «La nostra posizione sulla Catalogna è che è certamente una questione interna». Lo aveva fatto rispondendo a un’eurodeputata della Sinistra europea, Clare Daly, dell’Irlanda, che in un dibattito nella commissione Giustizia, affari interni e libertà civili del Parlamento UE aveva criticato il «silenzio» sulla Catalogna nell’ultimo rapporto sullo stato di diritto negli Stati membri. Reynders aveva ricordato all’eurodeputato irlandese che la Commissione europea non ha cambiato opinione secondo cui la sfida all’indipendenza della Catalogna è un problema che deve essere risolto in ambito spagnolo perché è una «questione interna». Bruxelles, aveva aggiunto, «segue la situazione» per assicurarsi che sia conforme all’ordine costituzionale spagnolo e alle regole dell’Unione europea.

La smentita è arrivata giovedì 23 settembre, in serata, da Alghero, quando la Polizia italiana ha arrestato Carles Puigdemont, il 59enne ex Presidente della Catalogna, che da quattro anni è in fuga per aver permesso e gestito il referendum del 1 ottobre 2017 sull’indipendenza della Catalogna. La questione catalana, dunque, è una questione europea, che ora si triangola su MadridBruxelles (Lussemburgo in quanto sede del sistema giurisdizionale dell’Unione europea) – Sassari, e vede coinvolti tre diversi tribunali, ovvero la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, il Tribunale dell’Unione Europea e la Corte d’Appello di Sassari.

Una ricostruzione della vicenda giudiziaria e delle questioni di diritto collegate al mandato di arresto Ue per Carles Puigdemont è stata fornita alle agenzie da fonti del Ministero della Giustizia italiano. Eccola a seguire.
«Il 23 marzo 2018, la Spagna emette un mandato d’arresto europeo per Carles Puigdemont.
Il 25 marzo Puigdemont è arrestato in Germania, sulla base del mandato di cattura emesso dal Tribunale Supremo spagnolo, per i reati di ‘rebeliòn’ e ‘malversaciòn de caudales pùblicos’ (432 e 252 cp spagnolo).
Il 12 luglio 2018, l’autorità tedesca -al termine dell’iter giudiziario- nega la consegna di Puigdemont alla Spagna per il delitto di ‘rebeliòn’ e la concede invece per l’altro reato. Secondo l’autorità giudiziaria tedesca, il comportamento tenuto da Puigdemont durante il percorso politico istituzionale, che ha portato al referendum del 1 ottobre 2017 sull’indipendenza della Catalogna, sarebbe penalmente irrilevante, secondo l’ordinamento tedesco, che non contempla il reato di ‘rebeliòn’. Di conseguenza, il mandato d’arresto europeo non può essere eseguito perché mancherebbe il requisito della doppia incriminabilità (il fatto contestato deve costituire reato sia nell’ordinamento dello Stato richiedente, che in quello dello Stato richiesto).
Il 19 luglio 2018 il Tribunale supremo spagnolo decide di revocare il mandato d’arresto europeo, rifiutando l’esecuzione di una consegna per il solo reato di ‘malversaciòn’.
Il 26 maggio 2019, Carles Puigdemont viene eletto europarlamentare e per questo diventa beneficiario dell’immunità parlamentare. A fronte di questo, l’autorità giudiziaria belga sospende la procedura relativa al mandato d’arresto europeo.
Il 14 ottobre, la Spagna emette un nuovo mandato d’arresto europeo per i medesimi fatti, con una parziale diversa qualificazione (viene contestato il reato di ‘sediciòn’, previsto dagli articoli 544 e 545, al posto del reato iniziale di ‘rebeliòn’).
Il 9 marzo 2021, il Parlamento europeo revoca l’immunità parlamentare a Puigdemont, perché i fatti oggetto del processo penale risalgono al 2017, quindi sono antecedenti la sua elezione a europarlamentare.
Il 19 maggio 2021, Puigdemont propone ricorso al Tribunale dell’Ue a Lussemburgo, presso la Corte di Giustizia Ue (che ha competenza specifica sulle azioni iniziate da persone fisiche o giuridiche, nei confronti di atti adottati dalle istituzioni dell’Unione), per l’annullamento della decisione di revoca dell’immunità parlamentare.
Il 26 maggio 2021, Puigdemont chiede allo stesso Tribunale dell’Unione europea di Lussemburgo un provvedimento di sospensione dell’esecuzione della revoca dell’immunità parlamentare.
Il 2 giugno 2021, il vicepresidente dello stesso Tribunale di Lussemburgo accoglie la richiesta di sospensione dell’esecuzione della decisione di revoca dell’immunità parlamentare.
Il 30 luglio 2021, con ordinanza, il vicepresidente del Tribunale dell’Unione europea di Lussemburgo respinge la richiesta di sospensione della revoca dell’immunità parlamentare. “Non vi è motivo di ritenere”, scrive nell’ordinanza, al paragrafo 56, “che le autorità giudiziarie belghe o le autorità di un altro Stato membro possano eseguire i mandati d’arresto europei emessi nei confronti dei deputati e consegnarli alle autorità spagnole“. E al paragrafo 60 aggiunge che in caso invece di arresto sarebbe stato possibile presentare una nuova domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento di revoca dell’immunità parlamentare”».

Tutto quasi lineare, se non fosse che scoppia il rompicapo.
Quando il Tribunale dell’Ue ha annullato, il 30 luglio scorso, la sospensione della revoca dell’immunità parlamentare di Carles Puigdemont e di altri due eurodeputati catalani (Toni Comin e Clara Ponsatì), di fatto privandoli dello ‘scudo’ che il Parlamento Europeo aveva già negato loro con un voto in plenaria, lo ha fatto sulla base delle assicurazioni fornite dal Regno di Spagna, secondo le quali i mandati d’arresto europei emessi nei loro confronti erano sospesi.
Di conseguenza, secondo il giudice, la revoca dell’immunità -revoca che era stata sospesa in via d’urgenza il 2 giugno scorso- non avrebbe potuto provocare loro un ‘danno grave ed imminente’, tale da giustificare la sospensione della revoca stessa, in attesa del giudizio di merito.
Nell’ordinanza del 30 luglio, un documento di 62 paragrafi, il giudice sottolinea che “le autorità spagnole hanno indicato espressamente che (…)la sospensione dei mandati d’arresto nazionali” nei confronti dei tre eurodeputati “comporta la sospensione di qualsiasi procedura di esecuzione di un mandato d’arresto europeo“.
Le autorità di Madrid, scriveva ancora il Tribunale Ue, “hanno ugualmente sottolineato che nessuna giurisdizione dell’Unione può dare esecuzione ai mandati d’arresto europei, finché la Corte non si sarà pronunciata”.
Gli eurodeputati avevano contestato le argomentazioni della Spagna, ma secondo il giudice senza produrre argomentazioni sufficienti: “In particolare”, scrive il giudice, “la circostanza avanzata dai ricorrenti che il Regno di Spagna non ha soppresso le segnalazioni in vista di un arresto ai fini dell’inserimento nel sistema informatico di Schengen II è ininfluente, vista la constatazione della sospensione della procedura penale in questione”.
“In queste condizioni”, continuava il giudice, “si può concludere che, finché la Corte non avrà deciso sulla causa ‘Puig Gordi e altri’, una domanda pregiudiziale presentata nel marzo 2021 alla Corte di Giustizia Ue dal Tribunale Supremo spagnolo, “nulla consente di ritenere che le autorità giudiziarie belghe o che le autorità di un altro Stato membro dell’Ue”, e dunque neanche dell’Italia, “possano eseguire i mandati d’arresto europei emessi nei confronti dei ricorrenti e che possano consegnare gli stessi alle autorità spagnole”.

Carles Puigdemont è stato arrestato dall’Italia, al suo arrivo ad Alghero, poche ore dopo è stato liberato dal Tribunale competente di Sassarisostenendo che l’arresto «è stato eseguito nei termini e nei termini di legge e quindi deve essere convalidato», ma «senza l’applicazione di misure cautelari nei confronti del detenuto, non richieste dalla Procura generale». «Si comprometterebbe seriamente, tra l’altro, il diritto del detenuto di viaggiare liberamente per partecipare alle riunioni del Parlamento europeo», sostiene il giudice.
Il Tribunale di Sassari ha fissato una nuova udienza per il 4 ottobre, nel corso della quale dovrà decidere per l’estradizione in Spagna, e ha chiesto a Puigdemont di non lasciare la Sardegna. Di fatto Puigdemont è già libero di muoversi in Europa, e infatti è già arrivato a  Bruxelles.
Si fa notare da più parti che le stesse autorità spagnole non si aspettavano che un Paese europeo avrebbe eseguito il mandato d’arresto in assenza di una pronuncia dei giudici Ue. L’arresto c’è stato, Puigdemont considera la decisione di venerdì del Tribunale di Sassari già una vittoria, e la bufera politica è scoppiata a Madrid, dove il Governo di Pedro Sanchez, che ha avviato il tavolo di dialogo politico con la Catalogna, ora è in difficoltà con le forze indipendentiste catalane -spaccate al loro interno proprio sul tavolo di dialogo, con ERC (Esquerra Republicana de Catalunya) favorevole al dialogo, e fondamentale per la tenuta del Governo, e JxCAT (Junts per Catalunya) per nulla convinto dell’utilità del tavolo, se non totalmente contrario- e sotto tiro da parte dell’opposizione di destra. A Bruxelles potrebbe scoppiare presto, certo con toni molto più felpati, come s’addice all’Europa, ma la vicenda potrebbe essere assai insidiosa. Perchè dopo Alghero l’estradizione di Puigdemont è una questione europea che coinvolge, sia giuridicamente che politicamente, Madrid, dove il giudice Pablo Llarena, del Tribunale Supremo spagnolo, ha risposto all’arresto con una lettera ufficiale che ne sancisce la resa, Sassari, dove il Tribunale è chiamato a decidere l’estradizione, e Lussemburgo in quanto sede del sistema giurisdizionale dell’Unione europea, dove sia il Tribunale che la Corte di giustizia hanno in corso due procedure diverse che potrebbero essere finalmente dirimenti.

Una vicenda per Bruxelles potenzialmente insidiosa, con protagonista un Puigdemont che sarà pure divenuto fastidioso, purulento per l’establishment bruxelles, come sostengono i media spagnoli, ma che rischia di costringere l’Unione a trovarsi faccia a faccia con la miopia che la colpì nel 2017, e che allora in pochi sollevarono. Il rifiuto dell’Unione di cogliere la questione catalana quale opportunità per affrontare le spinte identitarie che hanno invece avuto libero sfogo nel populismo, per «sviluppare un nuovo tipo di sovranità, che rafforzi città e regioni, dissolva il particolarismo nazionale e sostenga le norme democratiche», e proporsi legittimamente come mediatore imparziale tra Madrid e Barcellona, insomma rifiutarsi di assolvere al suo ruolo politico e continuare a pensarsi come ‘insieme di Stati nazionali’ e non come Unione.

 

https://lindro.it/puigdemont-una-questione-europea/

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su