L’esilio si prepara per la battaglia finale

L’esilio si prepara per la battaglia finale

 

Tre anni di successi del contenzioso indipendentista in Europa riassunti in nove momenti chiave

 

 

La decisione del Tribunale Generale dell’Unione europea di ripristinare provvisoriamente l’immunità parlamentare europea al presidente Carles Puigdemont, a Toni Comín e a Clara Ponsatí significa un cambio di passo nella lotta avviata dall’esilio e che, tre anni e mezzo dopo, vede avvicinarsi l’orizzonte progettato: la sconfitta dello stato spagnolo basata sulla legalità europea. Un disegno che, come spieghiamo in questo dossier speciale, è molto coerente e ha richiesto uno sforzo in campi molto diversi.

 

1 – El discorso del presidente su una repubblica proclamata.
Girona, 28 ottobre 2017

 

 

I fatti:

Il 28 ottobre 2017, poche ore dopo la proclamazione dell’indipendenza, il presidente Puigdemont tenne un discorso presso la sede della Generalitat a Girona. Il governo spagnolo aveva già ordinato il commissariamento del governo catalano, allegando l’art. 155, e il nostro paese si agitava in uno stato di ansia, non capendo ciò che stava accadendo. Puigdemont disse:
“Il messaggio che vorrei trasmettervi è che dobbiamo avere pazienza, perseveranza e prospettiva. Per questo, ci è chiaro che il modo migliore per difendere le conquiste finora raggiunte è l’opposizione democratica di fronte all’applicazione dell’articolo 155, che consuma un’aggressione premeditata verso la volontà dei catalani che in larghissima maggioranza e per tanti anni ci siamo sentiti una nazione d’Europa».

Il contesto:
Pazienza, perseveranza e prospettiva erano l’avvertimento che le cose non sarebbero andate come i cittadini si aspettavano. A quel tempo non si sapeva ancora che il governo aveva preso la decisione di andare in esilio e di continuare a combattere da là, ma l’avvertimento pubblico che si trattava dell’inizio di una nuova e lunga tappa che avrebbe richiesto prospettiva per essere compresa, gettò le basi di ciò che sarebbe accaduto. E per quello che in effetti accadde, soprattutto dopo l’arrivo del team di avvocati guidato da Gonzalo Boye e il suo disegno strategico sull’”effetto domino”.ègia del dòmino.

2 – La sorpresa nel cuore istituzionale dell’Europa.
Bruxelles, 31 ottobre 2017

 

 

I fatti:
Il 31 ottobre 2017, il presidente Puigdemont e la maggior parte dei membri del suo governo comparvero a Bruxelles per annunciare che avevano scelto di andare in esilio.

Puigdemont disse: “Una parte del governo, guidato da me come presidente legittimo, si è spostato a Bruxelles per rendere evidente il problema catalano nel cuore istituzionale europeo e per denunciare la politizzazione della giustizia spagnola, la loro mancanza d’imparzialità, la loro volontà di perseguire idee, non reati, e per far capire al mondo le gravi carenze democratiche che si vivono in Spagna, insieme al fermo impegno del popolo catalano per il diritto all’autodeterminazione, per il dialogo e per una soluzione concordata” e “un’altra parte del governo, guidata dal vicepresidente e capo della lista del partito Junts pel Sí, continuano in Catalogna a svolgere attività politica come membri legittimi del governo catalano. In nessun caso abbandoneremo il governo catalano, continueremo a lavorare nonostante i limiti imposti dalla strategia del non-confronto e assumeremo la nostra difesa nel contenzioso dello Stato. È una denuncia politica e, quindi, la affronteremo da una posizione politica, non giuridica”.

Ha poi chiarito: “Se questo atteggiamento ha il prezzo di rallentare il dispiegamento della Repubblica, si deve considerare che questo è un prezzo ragionevole nell’Europa del XXI secolo. Non importa se questo esercizio di responsabilità è apprezzato o meno dagli altri. Si tratta di un atto di coerenza che dimostra che la Repubblica catalana sarà uno Stato diverso. Non siamo arrivati ​​fin qui per comportarci come la Spagna, che tante volte abbiamo criticato”.

Il contesto:
“E’ una causa politica e, quindi, la affronteremo da una posizione politica, non giuridica”. Avvisano di ciò che dovrà avvenire fin dal primo giorno, basandosi su quello che tutti chiameremo in seguito “contenzioso strategico”. Il governo catalano porta la causa alle istituzioni europee, che sono quelle che possono costringere la Spagna al dialogo o ad accettare la decisione dei cittadini catalani espressa il 1° ottobre 2017.

 

3 – Il ritiro del primo mandato d’arresto europeo: questa non sarà una passeggiata per la Spagna.
Bruxelles, 5 novembre 2017

 

 

 

I fatti:
Il 5 dicembre, il giudice della Corte Suprema spagnola Pablo Llarena, in considerazione dell’evoluzione della situazione nei tribunali belgi, decide di ritirare il mandato d’arresto europeo, anche se non quello spagnolo, in modo che, qualora i membri del governo tornassero in Catalogna, possano essere arrestati immediatamente. Il giudice spagnolo non voleva che la magistratura belga decidesse sulla situazione di Puigdemont e degli altri quattro consiglieri; voleva impedire che fossero processati per appropriazione indebita (o peculato); mentre lui vuole il processo per sedizione e ribellione, reati che in Belgio non esistono. Il Belgio revoca le misure preventive e rilascia i politici catalani in libertà.

Il contesto:

Si tratta del primo grande schiaffo alla strategia spagnola. El governo spagnolo di Mariano Rajoy aveva affidato la soluzione del conflitto catalano alla giustizia, proponendo una repressione implacabile contro tutto il movimento indipendentista. Ma i giudici spagnolo ignorano come funziona l’Europa e, improvvisamente, vedono che la magistratura belga non può capire le loro argomentazioni valutando che si tratta di una persecuzione politica. In quel momento, la Spagna attribuiva ancora la situazione a una particolarità del singolo paese in cui il governo catalano era andato in esilio.

 

4 – La grande svolta: Puigdemont arrestato, imprigionato, processato e rilasciato in Germania.
Schuby, 25 marzo 2018

 

 

I fatti:
Il 25 marzo 2018, la polizia tedesca arresta il presidente Puigdemont al confine con la Danimarca, mentre si recava in Belgio per adempiere all’ordine d’arresto europeo che il giudice Llarena aveva riattivato. Entra nel carcere di Neumünster, dove è detenuto fino al 5 aprile, quando l’Alta corte dello Schleswig-Holstein esclude l’estradizione per un reato di ribellione e lo rilascia su cauzione di 75.000 euro, con divieto di lasciare la Germania e obbligo di presentarsi in qualsiasi commissariato di polizia del paese, una volta alla settimana. Infine, il 19 luglio, la magistratura tedesca annuncia che esclude i reati di ribellione e di sedizione e che, comunque, accetta che la magistratura spagnola possa decidere sul reato di peculato. Llarena respinge la decisione e ritira l’ordine d’arresto europeo. Puigdemont rimane libero e torna in Belgio.

Il contesto:

Di sicuro questo è il momento più importante del processo. L’arresto di Puigdemont in Germania e la sua prigionia sono celebrati in Spagna come la fine dell’esilio. Quando però i giudici tedeschi assolvono il presidente dai reati di ribellione e di sedizione, la frittata si capovolge completamente. Ora, una seconda giurisdizione europea ha giudicato i fatti e non li trova compatibili con il funzionamento di una democrazia. Il “contenzioso politico” che il governo catalano aveva annunciato quando è apparso a Bruxelles, comincia a rendersi visibile. L’arresto di Puigdemont suscita, inoltre, reazioni di solidarietà in molti Paesi, che sconcertano ulteriormente Madrid.

 

L’arresto di Carles Puigdemont in Germania fece credere ai politici e ai media spagnoli che tutto fosse concluso:

Dopo la liberazione, però, iniziarono a capire che le cose erano più complicate di quanto credessero.

 

5 – Il Belgio rifiuta il secondo ordine di arresto europeo: la Spagna ha infranto il principio di fiducia reciproca.
Bruxelles, 16 maggio 2018

 

 

I fatti: 
Ancora sotto l’effetto del colpo per la scarcerazione del presidente Puigdemont in Germania, nel Palazzo di Giustizia di Bruxelles si celebra un’udienza importante  sul secondo ordine di arresto emesso dal giudice Llarena, rivolto ai consiglieri catalani Toni Comín, Meritxell Serret e Lluís Puig. La squadra di avvocati degli esiliati era pronta ad andare a fondo sulle accuse di ribellione e appropriazione indebita, ma rimangono sorpresi: il tribunale non entra nemmeno nel merito, perché vede che Llarena non ha corretto alcuni vizi di forma evidentissimi, e restituiscono alla Spagna il mandato d’arresto europeo. Lo fa la procura belga, che agisce come parte accusatrice, con una denuncia durissima nei confronti di Llarena, quasi umiliante. Se già qualche settimana fa la magistratura tedesca aveva detto che, in un primo momento, non vedeva ribellione e liberava Puigdemont, ora il Belgio chiudeva nuovamente la porta al giudice Llarena per quanto riguarda gli altri consiglieri.

Il contesto:
Se il meccanismo del mandato di arresto europeo si basa soprattutto sulla fiducia reciproca tra i vari sistemi giudiziari all’interno dell’Unione Europea, questo secondo ordine fallito in Belgio conferma la perdita di fiducia nella giustizia spagnola. Dovuta all’insistenza e l’abuso di questo meccanismo oltre alla negligenza formale e la mancanza di rigore dimostrate dal giudice Llarena. Se il Belgio stava per respingere il primo ordine europeo perché non vedeva omologabili al suo codice penale i delitti per i quali erano perseguitati gli esiliati, ora si apriva una distanza fondata su sospetti e diffidenze che si rivelarono poi insormontabili, quando Llarena, a luglio, reagì furiosamente al rifiuto definitivo del mandato di arresto in Germania, con una lettera piena di critiche e di scorrettezze verso i giudici dell’Alta Corte dello Schleswig-Holstein e i giudici belgi.

 

6 – Puigdemont, Junqueras e Comín, sono eletti europarlamentari. Scoppia il conflitto all’interno delle istituzioni europee.
Strasburgo, 2 luglio 2019

 

 

I fatti:

Inaspettatamente, il presidente Puigdemont decide di candidarsi alle elezioni europee e vince in Catalogna. Con la sua lista viene eletto anche Toni Comin mentre il vicepresidente Junqueras viene eletto come capolista del partito ERC. Più tardi, la Brexit farà che Clara Ponsatí diventi la terza europarlamentare per la lista del partito Junts. La Spagna reagisce furiosa e inventa una teoria per cui nessuno diventa europarlamentare finché non va a giurare per la carica a Madrid. A Oriol Junqueras non è permesso di uscire di prigione per questo “giuramento” e Puigdemont e Comín non andranno a Madrid visto il rischio di essere arrestati immediatamente. La decisione spagnola, tuttavia, è impugnata in tribunale dai tre eurodeputati. In Parlamento europeo, il presidente Tajani, con rapporti molto estretti con le autorità spagnole, impedisce l’ingresso dei deputati eletti, cosa che suscita scandalo nella prima sessione. Alle porte del Parlamento europeo si radunano migliaia di catalani e all’interno della camera i deputati di diversi paesi espongono manifesti con i volti di Puigdemont, Junqueras e Comín.

Il contesto:
Il contenzioso politico catalano entra per la prima volta nelle istituzioni europee, e frantuma la pretesa spagnola che la Catalogna sia un “affare interno” e che gli altri non possono metterci “becco”. Le manovre di Tajani e della lobby spagnola sono così grossolane che finiscono per provocare reazioni di indignazione ma, soprattutto, l’intervento della giustizia europea. La decisione di Puigdemont, Comín e Junqueras di presentarsi alle elezioni europee è una brillante mossa tattica che alza il livello politico della partita. Ora non è più solo l’esilio che è riuscito a far sì che alcune giurisdizioni rifiutino i mandati di arresto (Belgio, Scozia nel caso di Clara Ponsatí e Svizzera nel caso di Marta Rovira e Anna Gabriel); ora le istituzioni europee si vedono trascinate in una battaglia che mette in discussione l’intera Unione europea. E così la Spagna, che ebbe il permesso europeo di fare quello che voleva durante il referendum catalano del primo ottobre, diventa improvvisamente un problema serio per chi concesse tale permesso. La lotta dall’esilio si accelera mentre in Catalogna i risultati delle successive elezioni, la sentenza della Corte Suprema e la conseguente reazione popolare fanno capire che l’indipendentismo non arretra.

Migliaia di catalani sono venuti a Strasburgo in una nuova mobilitazione di massa per sostenere Puigdemont, Junqueras e Comín. Lo stato spagnolo ha impedito a Junqueras di andarci e gli altri due europarlamentari sono rimasti nella sponda tedesca di fronte allo spiegamento di polizia spagnola nella sponda francese che voleva arrestarli.

 

7 – La “dottrina Junqueras”: una schiaffo enorme alle pretese spagnole di fare “giustizia creativa”.
Lussemburgo, 19 dicembre 2019

 

 

I fatti:
Il 19 dicembre 2019, la Corte di giustizia dell’Unione europea decide che un deputato acquisisce l’immunità nel momento stesso dell’elezione e respinge la tesi spagnola secondo cui è necessario recarsi a Madrid per prestare giuramento. La corte assicura che tale immunità comporta la revoca della misura della carcerazione provvisoria inflitta al vicepresidente, al fine di consentirgli di recarsi in Parlamento europeo per adempiere alle formalità richieste. E chiarisce che se la Spagna vorrà tenerlo in carcere dovrà fare una richiesta “supplica” al Parlamento europeo. Nonostante la chiarezza della sentenza, Junqueras non viene rilasciato e non prenderà possesso del seggio, ma il nuovo presidente del Parlamento, l’italiano David Sassoli, ordina che Puigdemont e Comín siano immediatamente accreditati come eurodeputati, cosa che dispera la delegazione spagnola.

Il contesto:
La sentenza della Corte Europea colpisce alla radice del modo di agire della magistratura spagnola contro l’indipendentismo catalano, l’imprevedibilità di un sistema capace di inventare regole a proprio piacimento per infliggere persecuzioni politiche. Ma insegna anche i limiti del contenzioso strategico, perché non è possibile per Junqueras, che è già in carcere, essere un europarlamentare, e ciò rafforza la correttezza della decisione di esiliare.

 

8 – Scacco matto di Lluís Puig: la non-estradizione che può far traballare tutta la repressione della Corte Suprema spagnola.
Bruxelles, 7 agosto 2020

 

 

I fatti:
La magistratura belga decide infine che non può estradare Lluís Puig, ministro catalano della Cultura in esilio, perché la Corte suprema spagnola non è competente per richiederne l’estradizione. Il 7 gennaio 2021, la Corte d’appello di Bruxelles confermerà tale rigetto, citando, inoltre, la risoluzione del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria che fin dall’inizio, ha ritenuto incompetente la Corte suprema nel caso del referendum del Primo ottobre.

La Corte belga introduce un altro argomento molto forte contro lo Stato spagnolo: nella sentenza si afferma che vi è il rischio di violazione della presunzione di innocenza di Lluís Puig se viene estradato, e lo fa sulla base delle dichiarazioni pubbliche di giudici, pubblici ministeri e autorità politiche spagnole contro i leader indipendentisti. Nello specifico, afferma che non è rispettata la direttiva UE 2016/343 sul diritto di presunzione di innocenza nei procedimenti penali, mettendo in discussione da cima a fondo l’intero processo giudiziario della Corte suprema spagnola.

Il contesto:
Questa decisione è la sconfitta più dura per la magistratura spagnola nella repressione contro l’indipendentismo ed è una pietra miliare che cambia tutto. Per arrivare fin qui, bisognava prima smentire il messaggio secondo cui gli esiliati erano “fuggiaschi” dalla giustizia. Ed è per questo che si sono sempre presentati immediatamente, quando richiesto, davanti alle autorità belghe. In secondo luogo, la strategia prevedeva di fondare una difesa basata sul pericolo della violazione di diritti che implicherebbe l’estradizione in Spagna, per delle accuse così gravi e arcaiche (ribellione, sedizione) che non hanno corrispondenza nelle altre giurisdizioni dell’Unione europea.

Questo ha immediatamente fatto sì che i giudici belgi, addirittura i pubblici ministeri, guardassero con sospetto i mandati di arresto inviati dalla giustizia spagnola, ed era così evidente che le cose stavano andando male per la Corte Suprema spagnola che il giudice Llarena dovette ritirare il primo. Il secondo ordine europeo è servito a umiliarlo: in primis il Belgio, che l’ha respinto per diffetto di forma non avendolo trasmesso correttamente; e poi la Germania, quando la corte dello Schleswig-Holstein stabilì che Puigdemont non poteva essere estradato per ribellione. Llarena, infuriato, ritirò il mandato di arresto in Scozia contro la consigliera Ponsatí proprio quando il processo in Scozia – che si presentava già molto negativo per le pretese della Corte Suprema – stava per iniziare.

E dopo il verdetto, il terzo mandato di arresto, che si era impantanato nel Regno Unito con Ponsatí, e che fallisce definitivamente in Belgio, con argomenti addotti dai giudici belgi che sono proprio quelli che la difesa del team Boye, Marchand, Beckaert e compagnia avevano evidenziato con uno scopo ben preciso che trascendeva la difesa degli esiliati e cha guardava ben oltre.

Il contenzioso iniziato con la comparsa del governo legittimo a Bruxelles non si limitava più a difendere la libertà degli esiliati, ma disattivava le fondamenta stesse della repressione spagnola e faceva un vero scacco matto allo Stato e al regime spagnoli.

9 – La supplica al Parlamento Europeo: l’agonia final del percorso politico spagnolo.
Bruxelles, 9 marzo 2021

 

 

I fatti:
Dopo una dura campagna di pressioni da parte della Spagna e dopo una procedura piena di irregolarità, il Parlamento europeo vota per la revoca dell’immunità del presidente Carles Puigdemont e dei consiglieri Toni Comín e Clara Ponsatí, secondo la “supplica” inviata dalla Corte suprema spagnola più di un anno prima. Nel caso di Puigdemont, dei 693 voti espressi, il risultato è stato di 400 favorevoli, 248 contrari e 45 astenuti, il che significa che il 42% della camera non era favorevole alla manovra spagnola. Questo indica una forte opposizione politica, che va ben oltre i cento voti dei Verdi-EFA e della Sinistra Unitaria Europea che avevano annunciato ufficialmente la loro opposizione. Le pressioni e le minacce della delegazione spagnola ai gruppi di maggioranza alla Camera, dove sono molto importanti, non sono state efficaci come previsto. Il voto è salutato dagli eurodeputati catalani come “una sconfitta aritmetica, ma una vittoria politica”. Vittoria che si allarga enormemente il 2 giugno, quando il Tribunale dell’Unione Europea accoglie le istanze cautelari presentate e ripristina provvisoriamente l’immunità dei tre membri del governo legittimo.

Il contesto:
Dopo le sconfitte inappellabili nei tribunali, la Spagna ripone tutta la sua fiducia nel raggiungimento di una vittoria in un campo più permeabile a pressioni e minacce: il parlamento europeo. Ma la vittoria è di Pirro e ha ulteriormente alzato la posta in gioco dell’esilio. Da un lato, non c’era mai stata un’opposizione così forte a una supplica finalmente concessa, il che evidenzia che il messaggio che ci si trova di fronte a una persecuzione politica si è profondamente radicato a Bruxelles. Ma è soprattutto la decisione del tribunale a dare una svolta inaspettata alla situazione, perché nessuna misura cautelare era mai stata concessa di fronte a una supplica. Ora c’è da sperare che la sentenza venga consolidata, ma se le misure cautelari saranno confermate il parlamento europeo avrà ricevuto un’umiliazione senza precedenti. Tutto questo lascerà la Spagna in una situazione molto difficile, e la porta per tornare in Catalogna sarà spalancata, in quanto chiederanno alla Corte europea se l’immunità deve essere applicata anche in Spagna e la risposta non potrà che essere positiva.

 

E IN FUTURO?

Tutto questo processo, riassunto in nove punti, mostra che l’esilio ha lavorato fin dal primo momento (il discorso di Girona del 28 ottobre 2017) con un piano in mente, e che è riuscito a capovolgere la frittata. Di fronte alla violenza spagnola, come disse il presidente Puigdemont a Bruxelles giorni dopo, il governo legittimo ha stabilito una strategia che consisterà nel rispondere politicamente attraverso i tribunali europei per obbligare le istituzioni Europee a costringere la Spagna ad accettare il gioco democratico e le decisioni dei catalani. Il viaggio è stato complicato, ma le tre P di quel discorso – pazienza, perseveranza e prospettiva – funzionano. Tanto che, sicuramente, sono la chiave perché il governo spagnolo autorizzi ora gli indulti nel disperato tentativo di arginare le conseguenze politiche che ne derivano. Ora è necessario completare il contenzioso strategico e ottenere le ultime decisioni che disabiliteranno per sempre la repressione spagnola e metteranno all’angolo lo Stato spagnolo per quello che ha fatto nell’ottobre 2017.

E rendere questa vittoria il passo decisivo verso l’indipendenza della Catalogna

 

*traduzione  Àngels Fita – AncItalia

http://Vilaweb.cat – https://histories.vilaweb.cat/exili-batalla-final/index.html

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su