Una nuova campagna pubblicitaria per il “Marchio Spagna”

Una nuova campagna pubblicitaria per il “Marchio Spagna”

 

 

Elnacional.catJosé Antich 

Editoriale – Barcelona 18 marzo 2021

 

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Con lo slogan Spain for sure (Spagna, senza dubbio), il governo di Pedro Sánchez ha lanciato una nuova campagna —abbiamo perso il conto di tutte quelle che ha lanciato dal 2012, quando ebbe inizio il processo indipendentista— per rafforzare l’immagine dello Stato all’estero. La piena democrazia  che si diffonde dal palazzo del governo “Moncloa” ai quattro angoli della terra e che ancora è messa in discussione addirittura dal vicepresidente attuale Pablo Iglesias, ha bisogno di risorse economiche importantissime per convincere i cittadini europei che la Spagna non è quello che sembra: un paese che reprime i dissidenti, che mette in carcere per motivi relativi alla libertà di espressione, che ha il re emerito fuggito negli Emirati Arabi Uniti dal mese di agosto scorso, che ha rifiutato neò Congresso (parlamento spagnolo) fino a dieci commissioni d’inchiesta sulla corruzione della monarchia, che cancella i dibattiti imbarazzanti nel Parlamento e che dispone, trai i suoi rappresentanti politici nell’unione europea, di Josep Borrell, capace da solo di provocare un conflitto diplomatico ogni volta che apre la bocca.

Il ministro degli Affari Esteri, Arancha González Laya, come fecero prima i suoi predecessori, lo stesso Borrell, Alfonso María Dastis e José Manuel García-Margallo, investirà milioni di euro nel tentativo di cancellare dall’opinione pubblica europea ciò che il governo spagnolo ha costruito negli ultimi dieci anni. Ma i soldi non sono più sufficienti per coprire la realtà e questa insistenza sul fatto che la Spagna è una democrazia piena, non fa altro che mettere in luce le imperfezioni di un sistema che è impossible da equiparare ai paesi vicini. Serva da esempio la campagna stessa. Quali paesi del nostro contesto hanno bisogno di sottolineare, giorno dopo giorno, che sono una piena democrazia?, Quale paese dell’Unione europea ha cittadini in esilio e in carcere per aver indetto un referendum?

Dobbiamo uscire dall’Unione europea per trovare una situazione di repressione politica simile e il governo spagnolo lo sa. Il recente voto nel Parlamento Europeo per la revoca dell’immunità degli europarlamentari  Carles Puigdemont, Toni Comín e Clara Ponsatí mise la Spagna davanti allo specchio e, ovviamente, non si è piaciuta. Il fatto che solo il 57% degli eurodeputati abbiano convalidato la revoca dell’immunità ha evidenziato che la Spagna ha un grosso problema e che la sua immagine è seriamente compromessa. Mai una petizione come questa aveva avuto così pochi voti a favore nell’Europarlamento, -poiché di solito si tratta di una pratica amministrativa poco politica-, e il motivo era la convinzione diffusa della mancanza di imparzialità della giustizia spagnola.

Lo abbiamo già detto in altre occasioni. Non ci sono abbastanza soldi per imbellettare la realtà spagnola all’estero. E’ una battaglia persa. Il governo spagnolo avrà vinto —di sicuro non a tempo indeterminato— la battaglia politica, quella che si sta combattendo tra gli stati, dove tutti cercano di non fare più danni del necessario. Ma ci sono altre battaglie che l’indipendentismo può vincere e deve perseverare: quelle relative alla denuncia della repressione e la insistenza sulla necessità di celebrare un referendum di indipendenza. E queste battaglie devono essere supportate dai partiti, le associazioni e anche dal governo catalano. Soltanto quando siamo stati tutti al completo siamo riusciti a fare dei passi avanti. Questo è stato il messaggio del risultato delle elezioni regionali dello scorso 14 Febbraio.

 

* traduzione  Àngels Fita – AncItalia

https://www.elnacional.cat/ca/editorial/jose-antich-campanya-marca-espanya_593168_102.html

 

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