Un monumentale ‘zugzwang’ nel Parlamento Europeo

Richiesta di revoca d’immunità: un monumentale ‘zugzwang’ nel Parlamento Europeo

 

“L’accoglimento della richiesta di revoca è una strada non percorribile, al di là dei titoli interessati di una giornata, volto a sollevare il morale dei nazionalisti spagnoli”

 

Vilaweb.cat – Editoriale – Vicent Partal – 24.02.2021

 

Negli scacchi, zugzwang è una situazione in cui un giocatore finisce per mettersi in una posizione di svantaggio a causa dell’obbligo di giocare. Si dice che un giocatore “è in zugzwang” (espressione tedeca che significa ‘obbligato a muoversi’) quando tutte le giocate che può fare portano, a lungo termine, all’indebolimento della propria posizione, indipendentemente dal movimento concreto che fa sulla tavola. E questo è esattamente quello che abbiamo visto nel Parlamento Europeo: un zugzwang politico di enormi dimensioni.

La concessione della revoca è una strada non percorribile, al di là dei titoli interessati del giorno, volti a sollevare il morale dei nazionalisti spagnoli. Il presidente Puigdemont e i ministri Comín e Ponsatí continueranno a essere europarlamentari e vivranno liberamente in Belgio. Nessuno li manderà in Spagna. La decisione adottata ieri dalla Commissione Giuridica europea, che dovrà ancora essere ratificata in una sessione plenaria del Parlamento, significa solo che la magistratura belga dovrà proseguire con il mandato di cattura spagnolo contro di loro. Mandato che segue lo stesso giudice che ha già negato un’analoga pretesa contro il ministro catalano Lluís Puig –con una sentenza, sia chiaro, durissima nei confronti delle autorità spagnole. Considerando ciò, quindi, non vi è alcun motivo di inquietudine immediata da parte catalana. Dalla parte spagnola, invece, la giocata potrebbe risultare fatale.

Per tre motivi: perché è stata evidenziata ancora di più la persecuzione politica del nazionalismo spagnolo contro la minoranza catalana, perché spinge il Parlamento Europeo verso una situazione molto complicata che ne pregiudica gravemente la reputazione e perché può aprire la porta della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, aggiungendo quindi un nuovo tassello al processo del processo che la Spagna ha aperto contro i leader catalani –e questa situazione è chiamata ad essere il punto di svolta della crisi Spagna-Catalogna, il momentum finale.

Le prove di persecuzione politica parlano da sole. Le irregolarità di ogni genere commesse dagli europarlamentari spagnoli sono state scandalose, a cominciare dall’occupazione fisica della commissione: 5 membri effettivi dei 25 e 3 dei supplenti sono spagnoli. Se non li consideriamo, il risultato sarebbe di 10 voti a favore, 8 contro e due astensioni, che non è precisamente un buon risultato per gli interessi spagnoli. Sono risucito ad andare indietro fino al 2015 e questa di adesso è stata la volta in cui un voto per revocare l’immunità ha ottenuto il risultato più stretto. Non ci sono molte votazioni di questo genere così strette quando si tratta di revocare l’immunità di un europarlamentare, e ciò significa che una parte della Camera, maggiore di quanto vorrebbe la Spagna, interpreta che siamo di fronte a un atto riprovevole d’intenzionalità politica.

E’ vero che i tre grandi gruppi del parlamento (socialista, popolare e liberale) sono prigionieri dell’enorme pressione dei loro membre spagnoli, PSOE, PP e Ciudadanos, che hanno fatto di tutto per evitare discrepanze e uscite dai ranghi. Eppure, nonostante queste pressioni, si scopre che i tre gruppi hanno sedici europarlamentari nella commissione giuridica e soltanto quindici hanno votato a favore –in realtà peggio, perché sappiamo che ha votato a favore il relatore del rapporto finale, di estrema destra. Ora si dovrà votare in sessione plenaria, ma quella sfilata trionfante che aveva anninciato Madrid è già sfumata –e significativamente il quotidiano El País si chiedeva come potesse essere che se i grandi partiti controllano il 70% del voto della commissione giuridica, il risultato sia questo. La domanda porta con sè la risposta…

In secondo luogo, il parlamento si trova ora in una situazione molto difficile. Che avrà un costo sulla sua reputazione molto impegnativo. Perché la pressione spagnola lo sta trascinando ad affrontare la magistratua belga, e con il precedente della decisione della magistratura belga nel caso del ministro catalano Lluís Puig nessuno crede ad altra possibilità che al rifiuto del mandato di arresto contro Puigdemont, Comín e Ponsatí attivato dalla Corte Suprema spagnola. E quindi il Parlamento, cosa fa? Perché quando ciò accadrà –e siate certi che accadrà– i tre europarlamentari riguadagneranno la piena immunità. I partiti spagnoli chiederanno ancora che venga revocata l’immunità? Quante volte? Per quanto tempo?

Ancora più grave, ai fini del Parlamento, è quello che potrebbe accadere nella Corte di Giustizia Europea, dove previsibilmente, si rivolgeranno i tre europarlamentari catalani. Perché ci sono così tante irregolarità e sono così gravi che è più che probabile che questo tribunale si pronunci a favore degli europarlamentari catalani. Con una sfumatura importante: che la Corte di Giustizia Europea si pronuncerà contro il Parlamento Europeo accusandolo di aver mancato al suo dovere di rispettare i diritti che hanno acquisito grazie al voto dei cittadini. Una grave situazione.

Ma non finisce qui… Potrebbe andare molto oltre. Potrebbe finire a scacco matto, di fatto. Per esempio, se il tribunale decidesse di entrare nel merito e volesse studiare com’è possibile che un cittadino dell’Unione nato in Amer, un piccolo paesino catalano, possa essere assolto da due giurisdizioni europee, in due pocessi separati in Germania e in Belgio, e nel frattempo la Spagna continui a perseguitarlo per gli stessi fatti che sono già stati giudicati. Impedendogli di circolare liberamente in tutto lo spazio europeo. Oppure potrebbe accadere che emetta sentenza sul fatto che in Europa sia o no legale che vengano condannati dei politici per aver organizzato un referendum, cosa che la giustizia tedesca aveva già chiarito che non poteva succedere. Oppure potrebbe andare ancora oltre e analizzare se è accettabile, in seno all’Unione Europea, che una minoranza nazionale, in questo caso la catalana, sia oggetto di discriminazione legale, una discriminazione che la sentenza belga ha già messo in evidenza, nero su bianco, sottolineando che esiste indiscutibilmente.

Esiste una giustizia europea, non  ventisette diverse. E vegliare perché ciò avvenga nella pratica è proprio il compito affidato alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. La stessa che aveva deciso a suo tempo che Puigdemont, Comín e Posantí sono europarlamentari, nonostante l’opinione del presidente del parlamento di allora e contro le peculiari teorie sostenute dallo stato spagnolo (del tipo, che si diventa europarlamentare solo se vai a giurare la carica a Madrid…) che sono finite nel nulla.

Zugzwang, quindi. Segnatevi la parola: zugzwang. Grande come una casa.

 

* traduzione  Àngels Fita – AncItalia

https://www.vilaweb.cat/noticies/suplicatori-un-zugzwang-monumental-al-parlament-europeu/

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