Lode alla rivoluzione

 

 

Lode alla rivoluzione

 

Elnacional.catJordi Galves – Barcelona. Giovedì 18 febbraio 2021.

 

Una rivoluzione non è altro che una rivolta che vince, che ottiene ciò che voleva. Ecco perché è così divertente ascoltare ancora il messaggio alla nazione del presidente Jacques Chirac durante i gravi disordini del 13 novembre 2005 alla periferia di Parigi. Io ero là. Il politico francese diceva cose assurde come “la violenza non risolve nulla” o che i cittadini devono rispettare la legge e abbracciare i valori della repubblica.

Come se la repubblica francese non fosse nata dalla rivoluzione e dalla violenza più intensa, dall’efficacia della ghigliottina, dal vandalismo che sovverte la legalità dell’assolutismo monarchico, dalla determinazione a costruire una legalità migliore. E’ inutile falsificare la storia. I valori della repubblica sono quelli della libertà, uguaglianza e fraternità, i valori che danno al popolo la sovranità che solo i re possedevano una volta. Una sovranità popolare che significa anche diritto di ribellarsi contro l’abuso di potere, contro i privilegiati che ignorano la volontà della società espressa nelle urne, contro la cieca immobilità, contro gli insediati sinistri, contro il falso patriottismo che è diventato un affare sporco per quattro furbetti.

La venerabile origine di tutte le democrazie del mondo intero, inclusa quella britannica, è la sanguinosa rivoluzione che raggiunge l’indipendenza degli Stati Uniti, la sanguinosa e gloriosa rivoluzione che porterà alla Francia repubblicana. Senza sangue non si fa il sanguinaccio. Di fronte all’ingiustizia, alla povertà, alla schiavitù, al classismo, l’uomo di destra alza le spalle e giustifica che il mondo è così com’è e non lo cambieremo ora. Non è possibile. L’uomo di sinistra fa esattamente l’opposto. Prima è indignato, ovviamente, ma poi tace e inizia a lavorare per rendere possibile il cambiamento. Se non fosse per gli ottimisti che hanno avuto il proposito, come una questione personale, di migliorare la società, saremmo ancora là dentro, lamentandoci con un gin tonic in mano, in quella grotta preistorica.

Ogni volta che scoppia una rivolta, come quella indipendentista catalana, come quella rivoluzione dei sorrisi che abbiamo il privilegio di conoscere, c’è chi lavora per il bene comune, a beneficio della società e chi lavora per il proprio egoismo. Mi riferisco a queste persone senza principi né morale, i fascisti di sinistra, la banda di opportunisti sinistri, quelli che si riempiono la bocca di buone parole, come se fossero preti, ma che nel momento della verità vivono e vogliono continuare a vivere in una siesta permanente. Il rapper Valtònyc (esiliato perché perseguitato per i testi delle sue canzoni) ha chiesto mediante Twitter se pensano di fare “qualcosa” per Pablo Hasél (altro rapper incarcerato in Spagna per lo stesso motivo), a parte un bel tweet.

Soprattutto considerando che Podemos è parte attiva del governo spagnolo. Questi comunisti da salotto, questi fascisti di sinistra, vogliono sempre uscire bene nelle foto, per aiutare a migliorare l’estetica del pianeta addormentando le coscienze. Manipolando. Ecco perché coincidono con i fascisti di destra su tutto, come Francisco Marhuenda (giornalista schierato con la estrema destra) che ha confessato in TV poco prima delle elezioni: “Vediamo se riusciamo a convincere il partito Esquerra Repubblicana a estinguere una volta per tutte questa specie malvagia e oscura che è Puigdemont”. Puigdemont e il suo partito sono il nemico da abbattere. Tutti contro Puigdemont, da Vox (estrema destra) a Podemos (sinistra), da Podemos a Vox. Anche con l’aiuto del suo predecessore Artur Mas. Recordiamoci che Pablo Iglesias si autodefinisce un patriota spagnolo allo stesso modo di Santiago Abascal (lider di Vox). La Spagna è la loro fede. Puigdemont, invece, è il nemico n° 1 della Spagna fin dal 1° ottobre 2017. Per questo il presidente Pedro Farsánchez diceva l’altro giorno in Parlamento che Puigdemont e i suoi sono di estrema destra.

E il miliardario trotskista Jaume Roures (imprenditore di Tv e media, che si autodefinisce di sinistra), attraverso questo “ospedale dei poveri” chiamato “Institut Sobiranies” —dove sguazzano gli incorruttibili sinistrosi Xavier Domènech, Quim Arrufat, Anna Gabriel, Gala Pin, Gemma Ubasart o David Fernàndez— participa alla demonizzazione politica del partito Junts per Catalunya (capolista Puigdemont). E’ chiaro che il miliardario Jaume Roures non fa abbastanza con i programmi di tv3 que controlla, si vede proprio che non abbiamo votato quello che voleva. Dovrà convincere l’intera Catalogna che la vita sarà meravigliosa quando l’indipendentismo di Carles Puigdemont di Laura Borràs sarà cancellato. Quando l’indipendentismo, que ha appena vinto le elezioni, sia così inefficace e i suoi leader divisi tra loro, che sarà come se avesse vinto Salvador Illa (PSC-PSOE).

Da tempo, Valtonyc ci avverte sulle bugie di questi politici impostori. Quando Pablo Echenique —dirigente di Podemos che aveva assunto un lavoratore in nero— lo rimproverò di essere amico di Puigdemont, il rapper di Maiorca fu piuttosto illustrativo. Il tweet diceva questo: “C’è gente in esilio e in carcere per aver rischiato privilegi, questo è rivoluzionario. Voi soltanto avete svuotato le piazze, truccato il regime e migliorato le vostre vite.”

 

* traduzione  Àngels Fita-AncItalia

https://www.elnacional.cat/ca/opinio/diari-revolta-jordi-galves-elogi-revolucio_584427_102.html

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