Lettera di Valtònyc a Pablo Hasél: “Carcere per noi, libertà per loro”

Lettera di Valtònyc a Pablo Hasél: “Carcere per noi, libertà per loro”

 

Vilaweb.catValtònyc – 28 gennaio 2021

 

Chi è Valtònyc?

all’anagrafe Josep Miquel Arenas Beltran, è il nome di un rapper di Maiorca balzato agli onori delle cronache per essere scappato dal proprio paese dopo essere stato condannato da un tribunale locale a tre anni e mezzo di carcere per i testi delle sue canzoni. Da sempre, in effetti, l’artista si è fatto promotore di principi antimonarchici. Per cercare in qualche modo di tutelare i suoi diritti, l’artista ha presentato un ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani. Una delle canzoni di Valtònyc, intitolata Los Borbones son ladrones (i Borboni sono dei ladri) https://youtu.be/ySqxLQ-UsNo

 

Chi è Pablo Hasél?

Un rapper catalano. Hasel è tra le decine di persone che, nell’ultimo decennio, sono state perseguitate da norme sempre più repressive del codice penale spagnolo. Sotto le critiche delle organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International Spagna, è soprattutto l’articolo 578, ulteriormente inasprito nel 2015.

 

La cronaca:

https://lepersoneeladignita.corriere.it/2020/06/09/spagna-confermata-la-condanna-per-il-rapero-pablo-hasel/

 

La lettera:

 

Caro amico,

Ho appena appreso della notizia che la Corte Costituzionale ha finalmente confermato il tuo ingresso in carcere, a seguito di una sentenza della Corte Audienza Nazionale, un tribunale politico e franchista, il vecchio TOP – Tribunale di Ordine Pubblico (di orrenda memoria). Non sorprende che un tribunale fascista abbia condannato un anti-fascista per l’ennesima volta, tanto meno in questo periodo di pandemia, approfittando della smobilitazione del popolo e del fatto che sia impossibile organizzare una risposta all’altezza della gravità di dover andare in carcere soltanto per aver cantato.

Quello Quello che non sorprenderà nessuno ormai è il silenzio della sinistra spagnola. Accompagnato da tweet mediocri con discorsi prefabbricati e masticati di politici, cantautori e giornalisti che si comportano come automi e in modo disumano di fronte alle violazioni dei diritti fondamentali, come quello di negare il diritto alla protesta o a cantare. Un giorno faranno un tweet e il giorno dopo se ne dimenticheranno, non muoveranno un solo dito per te e poi, all’improvviso, insisteranno per settimane che tu non sei un prigioniero politico perché le tue condizioni non sono quelle di Bobby Sands. Che altri hanno sofferto di più. Che non bisogna fare confronti. Come se un’ingiustizia annullasse l’esistenza di un’altra ingiustizia.

E non immaginavamo nemmeno, quando condividevamo la trincea e la bandiera con Pablo Iglesias, uscivamo nel suo programma di televisione e cantavamo l’Internazionale con lui, che sarebbe diventato vice-presidente dello stato spagnolo e che ci avrebbe voltato le spalle come se il nostro problema non esistesse. Come se fossimo solo uno slogan momentaneo e la condanna al carcere che stiamo subendo quindici rappers dello stato spagnolo fosse così volatile come il loro impegno con i rappresagliati. Non sono importanti le differenze personali nè ideologiche; quando si tratta della libertà di espressione non può esistere dibattito!. E’ un attacco contro tutti, non contro Pablo Hasel e l’incapacità di Podemos di fare qualcosa dimostra che le istituzioni in Spagna non saranno mai utili alla gente, il loro unico scopo è reprimerci. Non bisogna essere un esperto di scienze politiche per sapere che la Spagna non è una democrazia e che essere arrivato al governo non  significa avere potere. Qui il vero potere è detenuto delle élite finanziarie, dai giudici e dai militari con i politici agendo da burattini. Non vedremo mai un governo destituire un re, come accadde in Belgio quando non acconsentì all’approvazione dell’aborto. In Spagna, avrebbero imprigionato l’intero governo e lo avrebbero sostituito con uno “pro-vita”. Essere al governo non serve a nulla.

Non voglio mentire o dirti che tutto andrà bene. Lo abbiamo già sentito troppe volte. “Non andrete in carcere, non avete fatto nulla.” Menzogna! Sí che abbiamo fatto qualcosa! Siamo anti-fascisti e repubblicani e questo è il nostro crimine e facciamo bene a riconoscerlo e a non piegarci. “Con il PSOE cambierà tutto, vedrai.” Come se il problema fosse il partito che governa e non lo stato spagnolo stesso, dove il fascismo risiede nelle pieghe di ciascuna delle sue istituzioni. “Se vai in carcere, le strade prenderanno fuoco”, e poi non siamo stati capaci di organizzare altro che un raduno per sbattere delle pentole. Spero che tu sia forte, perché arrivano tornanti, che possa imparare a usare il carcere come uno strumento di lotta in più. Che tu possa continuare a denunciare il fascismo e costruire il mondo che desideri. La differenza tra un prigioniero comune e uno politico è che quello politico sa che il carcere è solo un altro momento della sua lotta e ne approfitta. Sono sicuro che saprai come farlo e, a differenza dei tanti che non capiscono la tua decisione di non lasciare il paese, io ti capisco, lo rispetto e non dubitare che denuncierò il tuo caso dall’Europa come tutto quello che succede nello stato spagnolo. I due pesi e le due misure. Dall’impunità di torturatori come il poliziotto chiamato Billy el Niño, che hanno trascorso meno giorni in carcere di quanti tu ne trascorrerai, passando per la vergognosa assoluzione delle guardie civili che uccisero quindici persone nel Tarajal. E così per altre centinaia di casi. Carcere per noi, libertà per loro.

Possa la forza del popolo accompagnarti nei prossimi giorni e che tu non ti senta mai solo. La repressione dello stato spagnolo è inarrestabile ma la tua opera anche. Ci sono molte menti cambiate dalle tue canzoni e queste ne cambieranno altre. Spero che un giorno tu possa sdraiarti all’ombra degli alberi che hai seminato e che annunciano un mondo migliore.

Saluti,

Il tuo amico Josep Miquel Arenas Beltran

 

* traduzione  Àngels Fita – AncItalia

https://www.vilaweb.cat/noticies/valtonyc-hasel-carta-preso/

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