Adrià Carrasco: era una montatura

 

Adrià Carrasco: era una montatura

 

Elnacional.cat – José Antich  – 11 gennaio 2021

 

La palla di neve gonfiata giudizialmente, politicamente e mediaticamente contro Adrià Carrasco, che lo costrinse all’esilio in Belgio dal 10 aprile 2018 dopo aver appreso di essere stato accusato di terrorismo, sedizione e disordine pubblico, è stata finalmente fermata questo lunedì davanti alla sede della Corte Superiore di Giustizia della Catalogna. Il giovane della città di Esplugues de Llobregat è tornato dall’esilio dopo che il giudice di Granollers, l’último davanti al quale si è concluso il processo, ha archiviato il caso. Quasi tre anni di esilio, come a dire nulla!, per un processo iniziato dalla Corte Nazionale  e dalla Guardia Civil che lo accusava di terrorismo e lo presumeva a capo dei CDR (comitati di difesa della repubblica) e che, col passare del tempo, è caduto come un castello di carte.

 

Ma in questo caso, come in tanti altri che abbiamo visto, l’obiettivo finale era quello di provocare più paura possibile ai cittadini per rendere evidente che la repressione contro l’indipendentismo resta viva e che, inoltre, è indiscriminata. Il processo contro Adrià Carrasco aveva i piedi di fango e lo si è visto fin dal primo momento. Ma per più di 30 mesi, le carte del processo sono passate da un organo giudiziario a un altro fino ad arrivare a dieci passaggi. Si, una decina di organi giudiziari, fino all’archiviazione finale. Per quanto strano e inspiegabile possa sembrare, questa era la situazione fino a quando il giudice di Granollers ha detto che il caso si archivia per mancanza di prove. In breve, era una montatura.

Lo stato spagnolo sta verificando negli ultimi giorni come tutto l’arsenale di fake news, ordini di estradizione incoerenti e repressione indiscriminata, è progressivamente smantellato e finisce nel nulla. La magistratura belga settimana scorsa ha fatto un enorme buco nella Corte Suprema spagnola, a seguito del rifiuto di estradare il ministro catalano Lluís Puig ; una circostanza che è certamente l’anticipo di quello che accadrà tra pochi mesi con gli europarlamentari catalani Carles Puigdemont, Toni Comín e Clara Ponsatí.

Il tempo non è un buon alleato dello stato spagnolo, anche se il male che hanno subito o che ancora subiscono tutti i rappresagliati è indelebile e imperituro. Più tempo impiegherà il governo di Pedro Sanchez a concedere l’indulto ai prigionieri politici e gli altri rappresagliati per il referendum del 1 ottobre, più si vedrà che c’è solo un calcolo politico per una decisione che non è di magnanimità, ma di giustizia.

E’ imperativo che l’indipendentismo richieda una legge di amnistia e sia in grado di piegare la volontà dell’attuale governo spagnolo, comodamente installato nella falsa idea che la legge è impossibile. Le maggioranze parlamentari servono a questo scopo e bisogna saper spiegare a Pedro Sánchez e a Pablo Iglesias che non potranno guardare negli occhi la società catalana se non si produce un movimento politico come quello dell’amnistia.

Parlando chiaro e tondo: l’amnistia non dovrebbe essere oggetto di trattativa, ma dovrebbe essere la finestra imprescindibile per qualsiasi trattativa. Qualcosa di radicalmente diverso.

In caso contrario, significa che si accettano casi come quello di Adrià Carrasco o come l’infame processo contro il 1 ottobre 2017 tenutosi nella Corte Suprema.

 

* traduzione  Àngels Fita – AncItalia

https://www.elnacional.cat/ca/editorial/jose-antich-adria-carrasco-tot-era-un-muntatge_572649_102.html

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