17 AGOSTO

17 AGOSTO

 

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Uno dei peggiori attentati che ha sofferto l’Europa è ancora, tre anni dopo, pieno di ombre, dubbi e interrogativi.

 

17 agosto 2017. Un furgone a noleggio guidato da Younes Aboyaaqoub investe decine di persone nelle Rambles di Barcellona. Risultato? Tredici morti (compreso un bambino di tre anni) e un centinaio di feriti. Lo Stato islamico rivendica la responsabilità per l’incidente.

18 agosto. Un’Audi A3 nera irrompe nella Rambla Jaume I della città di Cambrils a tutta velocità e investe un’auto di pattuglia della polizia “Mossos d’Esquadra” catalana. Cinque individui escono dal veicolo carichi di machete e un’ascia indossando cinture che simulano esplosivi. Attaccano i Mossos e i pedoni sfortunati che incrociano gli assassini. Un solo agente di polizia riesce ad abbattere quattro terroristi. Uno di loro riesce a fuggire, ma viene colpito anche lui, nella Avinguda della Diputació. Risultato? Cinque terroristi uccisi, un pedone ucciso e diversi feriti.

Younes Abouyaaqoub, l’autore dell’attentato alla Rambla, viene finalmente intercettato e ucciso nel paese di Subirats il 21 agosto dopo un lungo inseguimento. Il risultato di tutto quanto è: quindici morti innocenti (13 a Barcellona, ​​1 a Cambrils e un ragazzo di Vilafranca), centinaia di feriti, arrestati e una società catalana sgomenta e scioccata.

I tre uomini che gestiscono in modo impeccabile la risoluzione degli attacchi vengono arrestati, esiliati o messi all’angolo; sono il ministro degli Interni del governo catalano, Joaquim Forn, condannato a dieci anni e mezzo di carcere per il reato di sedizione; il maggiore Trapero viene licenziato, degradato e processato dall’Alta Corte nazionale, e il presidente Carles Puigdemont intraprende la via dell’esilio e diventerà eurodeputato.

Abbiamo anche appreso che Abdelbaki es-Satti, l’imam di Ripoll e artefice dell’attacco, era un confidente pagato del CNI (servizi segreti spagnoli). Tutto questo getta molte ombre e, come ha detto una volta l’ex deputata della CUP, Mireia Boya, il consigliere Joaquim Forn potrebbe essere in carcere per le informazioni di cui dispone sugli attacchi del 17 agosto 2017.

Proseguiamo.

È trascorsa meno di un’ora dall’attentato sulla Rambla e il quotidiano El Periódico de Cataluña pubblica una presunta “esclusiva” con questo titolo: “La CIA aveva avvertito i Mossos due mesi fa del rischio di un attacco alla Rambla de Barcelona”. L’informazione è accompagnata da una foto insanguinata. Nonostante la mancanza di credibilità del documento, El Periódico insiste ripetutamente al punto che il console degli Stati Uniti a Barcellona, ​​Marcos Mandojana, infrange la consueta discrezione della diplomazia per spiegare pubblicamente che “non avevamo informazioni specifiche sull’attentato della Rambla”.

In poche parole: le informazioni di El Periódico firmate dall’allora direttore Enric Hernández sono false. Addirittura nel gennaio 2018 insistono ancora, pur ammettendo che il famoso avvertimento ricevuto dai Mossos d’Esquadra sulla possibilità di un attentato a Barcellona “è irrilevante”. Gli unici a difendere Enric Hernández e la pubblicazione della sua “nota” di dubbia credibilità sono l’ex presidente della Societat Civil Catalana (associazione di estrema destra), Rafael Arenas; Paco Marhuenda, direttore di La Razón; Antonio Caño, ex direttore di El País, e Josep Pedrerol (tutti vicini alla destra o estrema-destra). Questo è il livello.

26 agosto. La manifestazione per respingere gli attacchi terroristici di Barcellona e Cambrils sotto lo slogan “Non ho paura” (No tinc por) riunisce più di mezzo milione di persone e diventa una via crucis per il re Felipe VI e per l’allora presidente spagnolo Mariano Rajoy. Entrambi vengono accolti con forti fischi che li accompagnano durante tutto il percorso.

Marzo 2018. PSOE, PP e Ciudadanos si oppongono a una commissione d’inchiesta parlamentare sugli attacchi alle Rambles e  Cambrils. Uno dei peggiori attacchi in Europa degli ultimi anni non vale un minuto di inchiesta statale. Il 30 luglio 2019, il Congresso (parlamento spagnolo) pone il veto per la seconda volta alla commissione d’inchiesta sul 17-A e rifiutano l’intervento del presidente Pedro Sánchez per riferire alla Camera.

Agosto 2018. Felipe VI si reca nuovamente a Barcellona in occasione del primo anniversario dell’attentato. Gli unici che lo ricevono a braccia aperte sono pochi seguaci dell’estrema destra.

Luglio 2019. Due anni dopo l’attentato, il quotidiano Público fornisce nuove informazioni:

-Il CNI (servizi segreti spagnoli) ha avuto come confidente l’imam di Ripoll fino al giorno                   dell’attentato
-Il CNI aveva i cellulari dei terroristi intercettati fino a cinque giorni prima del 17-A
-Es Satty, mentre era imam a Ripoll, svolse un’attività internazionale “importante” approfittando dei suoi contatti jihadisti per stabilirsi per un periodo in Belgio e “senza che i servizi segreti spagnoli avvertissero i Mossos d’Esquadra”
Di fronte a questo scandalo, la stampa spagnola tace, i programmi di “più giornalismo” soffrono di amnesia e il presidente Pedro Sánchez pone il veto a Pablo Iglesias di entrare nel suo governo (essendo praticamente l’unico a chiedere un’indagine).

E mentre tutto questo accade, e facendo finta di niente, la Corte Costituzionale protegge a Filippo VI da ogni tipo di critica istituzionale e, quindi, autorizza i giudici e la polizia a multare e punire chiunque critichi la sua graziosa maestà.

Conclusioni:

-L’attentato del 17 agosto alle Rambles di Barcellona e a Cambrils ha causato 15 morti e oltre cento feriti.

-Coloro che misero sotto controllo quella situazione estrema a tempo di record sono in esilio (Carles Puigdemont), in carcere (Joaquim Forn) o facendo fotocopie (Josep Lluís Trapero).

-El Periódico colse l’occasione per iniziare una gara suicida con disinformazioni per compromettere il governo catalano. Il quotidiano finirà per essere messo in vendita e passerà al grupo Prensa Ibérica. Ma le vendite continuano a precipitare e la sua redditività a lungo termine è davvero incerta.

-Enric Hernández, ex-direttore di El Periódico e disonore per la professione, assume la direzione dell’Informazione e Attualità di RTVE (televisione di stato) nel settembre 2019, una posizione creata ad hoc per lui.

-L’Imam di Ripoll, considerato la mente del gruppo terroristico, era un confidente del CNI e, quindi, era pagato dallo Stato. E sappiamo anche che le informazioni tra le diverse forze di polizia non giravano. E che la Spagna aveva posto il veto ai Mossos d’Esquadra per non farli partecipare nello scambio di informazioni sul terrorismo internazionali.

-Non c’è una grande manifestazione a Madrid in solidarietà con le vittime dell’attentato (mentre a Barcellona c’era stata una grande manifestazione per l’attentato di Atocha in Madrid dell’11 Marzo, ad esempio).

-Alcuni organi di stampa accusano Ada Colau di non aver collocato “panettoni” che avrebbero potuto impedire l’attentato ed El Mundo titola: “La Generalitat usa l’attentato per fare pubblicità al processo per l’indipendenza”.

-Il governo catalano della Generalitat chiede alla Casa Reale di rimuovere dal web le foto con i bambini feriti negli attentati. Il deplorevole ruolo della monarchia in questa vicenda sembra scritto apposta da un repubblicano.

-Il Congresso dei Deputati pone il veto (e lo fa due volte) alla creazione di una commissione d’inchiesta sugli attentati del 17 agosto.
Questi sono i fatti.
Uno dei peggiori attentati in Europa continua, tre anni dopo, pieno di ombre, dubbi e domande.
E quindi……

 

         Bernat Deltell. Pubblicato lunedì 17 agosto de 2020

 

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* traduzione  Àngels Fita-AncItalia

 

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