Dove siamo (II)

 

Dove siamo (II)

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C’è una certezza, e cioè che tutto questo, di affare interno non ha nulla, anche se a volte sembra che dispiaccia a qualcuno…..

 

Gennaio 2019. Una ventina di membri dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (di vari paesi, gruppi parlamentari e famiglie politiche) esprimono pubblicamente la loro preoccupazione per, letteralmente, “il crescente numero di politici nazionali, regionali e locali processati per le dichiarazioni fatte nell’esercizio del proprio mandato, in particolare in Spagna e in Turchia”. Questo è il punto di partenza che apre la porta a un’indagine futura per scoprire come la Spagna e la Turchia usano la giustizia contro i politici catalani e curdi.

 

1 ottobre 2019. Dieci mesi dopo, precisamente il 1 ottobre (anniversario del referendum catalano; alcune coincidenze sono diaboliche), la Commissione Affari Legali e Diritti Umani dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa approva il documento di lavoro per indagare sui “presunti” abusi della Spagna e della Turchia. Con l’approvazione di questo documento si apre la porta all’invio di una delegazione per le indagini, sia in Spagna che in Turchia, per scoprire se la giustizia viola davvero i diritti fondamentali come la libertà di espressione e le opinioni politiche dissidenti che mettono in discussione lo status quo.

Il rapporto, come già pubblicato dal giornale digitale VilaWeb.cat, è fortissimo: dubita della neutralità dei tribunali spagnoli nei processi contro attivisti indipendentisti, critica l’uso ingiusto della custodia cautelare e menziona le denunce sulle violazioni del diritto alla difesa. Si riferisce anche ad altre denunce, come quella del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sugli arresti arbitrari.

Il relatore di questo documento di lavoro è il lettone Boriss Cilevics, che visiterà la Spagna all’inizio del 2020 e incontrerà autorità e prigionieri politici per redigere una relazione finale che potrebbe essere votata nell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

 

2 ottobre 2019. Il documento è ufficialmente reso pubblico, ma pochi media qui (Catalogna) e là (Spagna) ne fanno eco. E chi ne parla viene presto colpito dalle solite due correnti critiche. La prima corrente, quella dell’attivista indipendentista permanentemente sconfitto, che dice che tutto questo è inutile (sono gli stessi giornalisti, oratori, scrittori autoproclamati e scienziati politici che assicuravano che il presidente Carles Puigdemont e i ministri Toni Comín e Clara Ponsatí non sarebbero mai diventati europarlamentari) e che questo Consiglio d’Europa è molto fumo e poco arrosto, e anche una perdita di tempo. E poi c’è la seconda corrente critica, quella del unionismo magico, che pensa che tutto ciò che accade fuori dallo stato non ha alcun effetto e che la Spagna può fare e disfare a suo piacimento e in completa autarchia. È lo stesso “analista” che non vede come la Spagna sta via via perdendo peso e rilevanza nei centri decisionali delle istituzioni europee (il caso di Nadia Calviño candidata alla presidenza dell’Eurogruppo ma non confermata, è un ottimo esempio).

Febbraio 2020. Tutto ciò che avviarono una ventina di membri dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa nel gennaio 2019 e che è andato avanti il 1 ° ottobre 2019 con l’approvazione del documento, produce le prime conseguenze. Che sono:

Incontro teso tra i pubblici ministeri del processo ai politici catalani

Il relatore del rapporto del Consiglio d’Europa, il lettone Boriss Cilevics, incontra ministri, deputati, senatori, giudici e prigionieri politici. Ernest Maragall, sempre ben collegato e con le antenne ben posizionate, descrive il suo incontro con Cilevics come “rilevante”.

Boriss Cilevics insiema a Roger Torrent

Tuttavia, ci si può ancora chiedere: come finirà tutto questo? Quale percorso può avere questo rapporto? Che impatto può avere nel prossimo futuro? Nessuno lo sa, ma c’è una certezza, e cioè che tutto questo, di affare interno non ha nulla, anche se a volte sembra che dispiaccia a qualcuno…”

 

13 marzo 2020. Bene, venerdì 13 marzo, mentre il presidente Pedro Sánchez dice sì al confinamento, ma non ancora, che domani sabato sarà annunciato, ma lo applicherà lunedì ma che i parrucchieri saranno aperti e dopo che saranno chiusi e bla, bla, bla…  accade che: il relatore delle Nazioni Unite per le Minoranze Nazionali, Fernand de Varennes, rende pubblico un duro rapporto dopo la sua visita in Spagna sulla situazione delle minoranze nazionali, etniche, religiose o linguistiche e con un occhio posto sulla repressione dell’indipendentismo. Il rapporto riconosce che i catalani costituiscono una “minoranza nazionale”, mostra anche la “preoccupazione” per il processo contro “figure politiche e manifestanti appartenenti alla minoranza catalana” e il cattivo segnale che ciò “manda ad altre minoranze nazionali”. Ha anche esortato lo Stato spagnolo, che si è fortemente opposto a questo rapporto, a rivedere il concetto di sedizione e afferma che il “dissenso politico” non dovrebbe essere perseguito “con accuse penali”. Patapam! Un nuovo schiaffo con il palmo aperto che passa inosservato a causa della pandemia (e se non fosse stata la pandemia avrebbero trovato il modo di nasconderlo con qualsiasi altra scusa).

Per finire, ricordo che durante una cena che fu chiamata dei “12 apostoli”, una persona ci disse di stare attenti ai diritti delle minoranze … Ed eccoli qua! E si chiedeva anche: “qui la questione è se Filippo VI è al di sopra dell’alta Magistratura (Corte costituzionale, Corte suprema e Audiencia nazionale) o al di sotto. Se è al di sopra, la soluzione è abbastanza semplice, poiché gli alti magistrati potrebbero sostenere di aver obbedito agli ordini. Nel caso in cui Filippo VI sia al di sotto, le cose si complicano”.

E Juan Carlos I è fuggito…

Non perdete il prossimo capitolo!

 

 

Bernat Deltell. Pubblicato mercoledì 12 agosto 2020

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            * traduzione  Àngels Fita-AncItalia

 

 

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