Per il dibattito indipendentista: quattro constatazioni e tre conclusioni

Stiamo entrando in una nuova e importantissima fase del processo di indipendenza e penso che sia finito il tempo di lamentarsi.

Vilaweb.cat – Editoriale – Vicent Partal – 26.05.2020

 

Oggi, nella sua rubrica, Pere Martí aggiorna e approfondisce le informazioni sullo scontro aperto a Madrid tra la Guardia civil e il governo spagnolo. (…). Tuttavia, vorrei indicare l’importanza di questo caso in relazione al processo di indipendenza della Catalogna e forse di altri territori del nostro paese (catalano: Valencia e Isole Baleari) e dell’attuale stato spagnolo.

 

Sono sorpreso da alcune reazioni a queste notizie e dall’analisi che ne viene fatta. Poiché ho notato la tendenza di alcune persone a diminuirle o addirittura a irritarsi, persone che negano che ciò sia utile o prevedono che, al massimo, perderemo un’altra opportunità e sarà ancora peggio. “Parliamo delle nostre cose!”, mi dicono ripetutamente, come se queste “nostre cose” non fossero uno scontro che hanno un antagonista.

 

Ho già detto spesso che io non posso fare nulla contro l’amarezza che si è impossessata del movimento indipendentista. E non è il mio compito discutere contro i sentimenti intimi degli altri. Ho detto, tuttavia, che non condivido affatto questa visione disfattista delle cose. Una visione che alcuni, soprattutto dai partiti politici, vogliono favorire per giustificare le loro mancanze e che, a volte, ho la sensazione che sia un capriccio infantile, un bisogno di consolazione piuttosto che di vero dibattito. Il problema è che vedo che stiamo entrando in una nuova e importantissima fase del processo di indipendenza e penso che sia finito il tempo dei lamenti; dobbiamo reagire subito.

 

Non intendo convincere nessuno con l’editoriale di oggi, che è un po’ straordinario e forse prematuro. Mai, in tutta la mia vita, ho cercato di convincere nessuno, e oggi men che meno. Nel corso degli anni ho imparato che le cose accadono. Le dinamiche profonde, le placche tettoniche della politica, si muovono e non c’è nulla in questo mondo, assolutamente niente, di impossibile. Comincio da questo punto, dall’esperienza personale e dalle letture accumulate. E da questo osservatorio vedo tutto questo:

 

  • In Europa, ci sono storicamente due modi per affrontare la questione nazionale: cercare un accordo o negare la realtà. Sono fondamentalmente le vie del centro e della periferia. Il Regno Unito con l’Irlanda, la Scozia e la stessa Brexit e il Canada, nella misura in cui il Québec è un fenomeno profondamente “europeo”, stanno negoziando e cercano di trovare una soluzione al problema, possibilmente evitando di arrivare all’indipendenza. Alla periferia: Unione Sovietica, Jugoslavia (o la Spagna) si autodistruggono con le dinamiche autoritarie che mettono in moto quando si rifiutano di riconoscere l’esistenza del problema. Questa reazione li destabilizza sempre come stati e li rende non praticabili a lungo termine per i costi che devono sostenere. La domanda, ed è molto semplice rispondere, è questa: considerate, credete, che oggi la Spagna come stato-nazione può sentirsi più sicura e fiduciosa in sé stessa, del suo futuro nell’unità, che è più praticabile in definitiva, rispetto a quanto lo era nel 2009 -prima della sentenza contro lo statuto-, nel 2017 -prima della proclamazione dell’indipendenza- o nel 1992 -nel mezzo dei Giochi olimpici di Barcellona- ?

 

  • L’indipendenza si prende. Nessuno te la regala. Tra il 2014 e il 2017 questo Paese aveva deciso di passare dalla legge (spagnola) alla legge (catalana). Proclamare l’indipendenza seguendo il percorso delle nazioni centrali, perché credeva che lo stato spagnolo era più vicino al Regno Unito piuttosto che all’Unione Sovietica. Questa era la realtà nel 2014 – ricordate che nel 2012 Iceta (oggi nostro acerrimo detrattore) difendeva pubblicamente un referendum

    sull’indipendenza e che il programma del PSC, suo partito, lo aveva incorporato?  Poneva solo due condizioni: che la domanda fosse chiara e che doveva essere il risultato di un accordo tra il governo catalano e quello spagnolo. Sono stati loro, gli spagnoli, a cambiare, e l’unica accusa che posso accettare è che noi ci siamo sempre attenuti alla democrazia. La repressione del referendum, l’applicazione dell’articolo 155 e tutto ciò che ne è seguito mostrano che lo stato spagnolo non può più essere considerato uno stato centrale, ma periferico e che, pertanto, l’indipendenza arriverà in modo diverso rispetto a come era stato previsto tra il 2014 e il 2017. E una delle grandi differenze tra i due periodi è che ora arriverà soltanto se il movimento per l’indipendenza se lo sarà guadagnato. Perché il ruolo delle istituzioni sarà molto meno importante. In realtà, non abbiamo più istituzioni paragonabili a quelle che avevamo e i punti salienti del movimento provengono ora dalla piazza: l’occupazione dell’aeroporto, le Marce della libertà, la ribellione della piazza Urquinaona, la persistente difesa dei prigionieri politici.

 

  • L’indipendentismo si è ritrovato orfano della leadership, ma ciò significa solo che non ha dei leader. Gli attuali partiti politici e persino le organizzazioni della società civile non sono più sufficienti e non sono in grado di condurre l’assalto contro lo stato. Sono tutti suddivisi in mille e una frazione e non hanno idee. Ci sono quelli che ogni giorno propongono più apertamente di dimenticare di diventare indipendenti – questo sarebbe apparentemente il discorso di maggioranza, o non so se dire più stridente, all’interno di ERC – e ci sono quelli che agiscono ogni giorno supponendo che non saremo più indipendenti. –Questo è ciò che fa JxC (Junts per Catalunya) quando agisce con un accordo con il PSC presso la Diputació di Barcellona, o ciò che emerge dalle azioni dei dipartimenti del governo catalano, come quello degli Interni. L’ANC e Òmnium, per vari motivi, non sembrano sapere molto verso dove stiamo andando. E quindi, cos’è successo?

 

Semplice, siamo tornato indietro: siamo all’indomani della sentenza contro lo statuto. Quel giorno centinaia di migliaia di persone hanno chiesto l’indipendenza per la prima volta nel centro di Barcellona, nella manifestazione convocata da Òmnium. Ma nessuno sapeva come si faceva un’indipendenza. Trascorsero due anni, ripeto, due anni prima che l’ANC prendesse forma e il processo di indipendenza si mettesse in moto nelle piazze. E ciò fu possibile, soprattutto, dalla scintilla creata dalle consultazioni popolari per l’indipendenza e dal processo di unità tra gli attivisti indipendentisti. Siamo là dove eravamo.

 

  • Le condizioni di cui abbiamo bisogno sono molto ovvie: unità e unilateralismo, scontro. Non c’è bisogno di fare grandi elucubrazioni. Senza unità non avremo indipendenza, ma l’unità non appare magicamente e non esiste un unico modo per restare uniti. Mai, nemmeno nel momento migliore di JxSi (Insieme per il Sì), i partiti si sono sentiti a proprio agio con l’unità. L’unità fu forzata, costretta dalla forza della gente e così tutta la rabbia accumulata perché dovevano sopportarla, l’unità che non volevano, è esplosa in seguito. Le dinamiche eccentriche dei partiti sono state rallentate dalla gente, voi tutti le avete rallentato, e così dovrà essere di nuovo. L’unità non è cosa dei partiti.

 

E lo scontro, che include l’unilateralismo, è lo scenario logico del cambiamento di paradigma spagnolo, quando si smette di funzionare come una democrazia. Non dobbiamo biasimarci per questo: noi ci siamo sempre comportati da democratici. Non siamo noi a dover dare spiegazioni, ma loro. Ora, dobbiamo sapere su quale campo giochiamo, perché vogliamo vincere. Ed è qui che torno all’inizio. Tutto ciò che accade a Madrid è molto importante perché indebolisce lo stato spagnolo, ma anche perché ci porta a un’inevitabile situazione di scontro. Quando iniziò il processo di indipendenza slovena, nelle strade apparvero grandi graffiti che dicevano “La Jugoslavia è impossibile”. Ecco.

 

Infine, se qualcuno vuole continuare a insistere sul fatto che ciò non ha importanza perché non sappiamo come fare l’indipendenza e sono tutte chiacchiere, non ho nulla da dire. Personalmente non so come si farà, ma ogni giorno cerco di saperne di più e questo mi sembra l’atteggiamento logico di chi vuole vincere. E, nel caso abbiate bisogno di qualcuno che vi aiuti a riflettere, sono giunto ad alcune conclusioni:

 

  • Il malessere sociale verso i partiti indipendentisti, a causa della loro irresponsabilità, è in aumento e sempre più persone vedono che qui radica uno dei più gravi problemi che abbiamo e che richiederà soluzioni radicali. Non so quali, ma so soltanto che nel 2012 le consultazioni e l’ANC sono state in grado di spezzare una dinamica partitica uguale o peggiore di quella che abbiamo ora. Quindi, prima il movimento per l’indipendenza dimenticherà gli strumenti che abbiamo ora e troverà nuove soluzioni per la nuova tappa, meglio per tutti.

 

  • Nessuno può farsi delle illusioni sulla Spagna o sull’Europa. Questa è una questione catalana e la giochiamo solo con la forza dei catalani. Sebbene sia necessario chiarire, e l’esperienza dell’esilio è molto importante in questo campo, che il quadro europeo ci fornisce alcune leve molto utili, che non dovremmo sottovalutare. Capisco che qualcuno pensi che sia impossibile sconfiggere la Spagna, ma per me ora, questa convinzione va contro tutte le evidenze. Dopo aver negato la democrazia, la Spagna deve assumere tutte le conseguenze di averlo fatto. Di cui una molto importante: se per loro la volontà della gente non conta, allora non esiste alcuna percentuale da richiederci. E questo è un avvertimento con precedenti storici molto seri: se non vuoi contare i voti favorevoli o contrari, non sarà necessario sapere o richiedere quanti siamo.
piazza Sant Jaume decine di migliaia al grido di “llibertat”
  • La Spagna ha commesso e sta commettendo errori sempre più grossolani. Uno è stato quello di nutrire l’esilio, perché è irrecuperabile. Non hanno niente da offrirgli e quindi non possono addomesticarlo. Ciò non significa necessariamente che l’esilio possa guidare il processo. Ma il riferimento sarà sempre lì, come un’enorme difficoltà insormontabile per chi comanda a Madrid. E ieri, con lo spettacolo organizzato a seguito della proposta del presidente Puigdemont di prendere parte a un dibattito nel congresso di Madrid, ne abbiamo avuto conferma nuovamente.

 

L’altro errore è stato quello di non far funzionare il governo catalano effettivo e di soffocarlo in modo orrendo. L’indipendentismo, dopo le elezioni del dicembre 2017, commise l’errore di sostituire la legittimità repubblicana del primo di ottobre con la legittimità delle elezioni regionali del 21 dicembre. E in questo gioco abbiamo perso un sacco di cose. Se la Spagna avesse riflettuto razionalmente, non c’era modo migliore per uccidere il referendum del primo di ottobre se non quello di facilitare un governo dell’indipendentismo post 21 dicembre, che non avrebbe mai raggiunto l’indipendenza. Ma, come nella favola dello scorpione e la rana, non sono stati in grado di evitare l’istinto intrinseco in loro.

 

In questo contesto, credo che la legittimità del primo ottobre debba essere ripristinata come una priorità assoluta, e credo che questo sia il motivo per cui vogliono diminuirne l’importanza o ridurlo a evento folcloristico quelli che si sentivano comodi con il ritorno all’autonomia regionale. Penso che dobbiamo discutere molto su come l’enorme potere della piazza possa assumere di nuovo una forma organizzata, come è successo nel 2012, e possa costringere la classe politica nuovamente – e questo potete farlo voi in ogni quartiere e città, senza aspettare ordini da nessuno. Penso che l’implosione dello stato spagnolo, che stiamo iniziando a vedere chiaramente, favorirà delle nuove opportunità, anche migliori di quelle del 2017. Opportunità, tuttavia, che possiamo sfruttare solo se siamo in grado di:

 

– ripensarci come popolo, indipendentemente dagli interessi particolari di ciascuno,
– riorganizzarci senza altro scopo che vincere insieme, al di sopra di ogni divisione,
– e approfittare senza riserve di questo momento sovietico che abbiamo di fronte a noi, quando vedremo dal vivo e in diretta che Madrid inizia a splodere.

 

 

* traduzione  Àngels Fita-AncItalia

 

https://www.vilaweb.cat/noticies/pel-debat-independentista-quatre-constatacions-i-tres-conclusions/

 

 

 

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