Le cinque corsie di sorpasso dell’indipendentismo

 

«L’indipendentismo ha recuperato l’iniziativa e ha smesso di farsi trainare»

Vilaweb.catVicent Partal – 02.03.2020

 

Acte a Perpinyà
29/02/2020
Foto: Albert Salamé / VWFoto

 

La costituzione del tavolo di dialogo tra i governi spagnolo e catalano, i permessi di uscita concessi ai prigionieri politici e il successo del Consiglio per la Repubblica a Perpignano, segnano un cambiamento di passo nel processo verso l’indipendenza.

 

Il movimento inizia a superare la lunga parentesi imposta dalla lotta contro la prigione e l’esilio. E smette di andare al traino delle decisioni di Madrid. Ora, con questi eventi recenti, si traccia la strada che imboccherà l’azione repubblicana, e c’è molta più chiarezza perché abbiamo visto individuato cinque corsie di sorpasso che, potremmo dire, corrono parallele su tre strade principali: quella che raccoglie il traffico legale, quella del traffico politico e quella dell’istituzionalizzazione della repubblica.

 

Due strade per cambiare il quadro giuridico-legale spagnolo

L’attuale quadro giuridico-legale spagnolo rende impossibile una soluzione concordata sul conflitto tra la Catalogna e la Spagna. Pertanto, qualsiasi possibilità di modificare o superare questo quadro giuridico è importante. E da qui nascono due delle possibili corsie.

 

  1. Il tavolo del dialogo tra i governi. Ho ripetutamente affermato di essere molto scettico riguardo alla possibilità che da questo tavolo possa uscire una qualche soluzione. Ma è ovviamente un cambiamento. Parte del movimento per l’indipendenza oggi si sente di dare fiducia a questa corsia e crede possa servire a tracciare un nuovo quadro giuridico, mentre un’altra parte del movimento ritiene che non sarà utile. Ma non devi regalare all’avversario la possibilità di dire che tu non vuoi trattare. Ecco perché non è contraddittorio criticare e sedersi. Si chiama realismo.

 

  1. Il ruolo di controllo della Corte di Giustizia Europea (TJUE). La Corte di Giustizia dell’Unione Europea è il più alto organo giudiziario in Spagna e può quindi ingiungere forti modifiche giuridiche, sebbene sia una rotta delicata. In effetti, ha già svolto un ruolo decisivo nel caso del Parlamento Europeo. La strada da percorrere su questa corsia è quella di chiedere al Tribunale se l’autodeterminazione è legale nell’Unione Europea, una domanda che ha soltanto un sì come possibile risposta. E applicare, quindi, con fermezza le conseguenze politiche e giuridiche di questa dichiarazione.

 

Due strade per mantenere il polso politico

Insieme alle strade per cambiare il quadro giuridico-legale, ci sono altre due strade importanti che mantengono fermo il polso politico. Queste due strade sono la mobilitazione di piazza e i processi elettorali, in particolare le elezioni regionali catalane.

 

  1. La mobilitazione permanente di piazza. Mobilitazione permanente non significa uscire in piazza tutti i giorni. Ma significa una mobilitazione persistente che impedisca di sfuocare il conflitto e metta pressione sia sulla classe politica che sullo stato spagnolo e sull’Unione europea. L’evento di Perpignano è un grande esempio in questo senso, e mi sorprende che alcuni sostenitori del tavolo dei negoziati lo critichino, visto che li favorisce così tanto, perché ha permesso loro di serrare la trattativa ulteriormente con il governo spagnolo. Comunque sia, la gente è la chiave di tutto e chi rende tutto possibile, come abbiamo imparato il 1° di ottobre 2017.

 

  1. Le vittorie elettorali. Da quando è stata proclamata l’indipendenza, l’indipendentismo ha vinto tutte le elezioni, e questo deve essere mantenuto. Non vi è dubbio che le elezioni regionali saranno molto importanti per due cose. In primo luogo, perché se l’indipendenza è in grado di ottenere più del 50% dei voti, avrebbe effetti internazionali significativi; e in secondo luogo, per il caso in cui vi siano le condizioni per rifare un governo indipendentista, il terzo di fila. Perdere la maggioranza parlamentare significherebbe un colpo alla capacità negoziale e, soprattutto, un monumentale passo indietro che ipotecherebbe l’attenzione che ci sta riservando l’Unione Europea.

Ci sono anche altri due aspetti che saranno importanti: la possibile riconfigurazione della mappa dei partiti, che potrebbe sorprendere molto; comprovare chi vince all’interno dell’indipendentismo e se i due principali gruppi indipendentisti sono tentati o meno di provare nuove alleanze con partiti non-indipendentisti che farebbero molto male. (…)

 

La istituzionalizzazione repubblicana

  1. La istituzionalizzazione repubblicana. Questa è la quinta corsia e, ora come ora, sembra che possa essere fatta solo intorno al Consiglio per la Repubblica, anche se qualcosa certo non sta funzionando bene quando le adesioni sono ancora quelle che sono. Ma è importante dire che la capacità di convocazione mostrata a Perpignano è importante, che lo slancio dei consigli locali può essere una via per avanzare e che il consolidamento del pluralismo ideologico rappresentato dal trio Puigdemont-Comín-Ponsatí (i tre membri del governo catalano esiliati) lo rende attraente, oltre l’onnipresente figura del legittimo presidente.

Sia attraverso il Consiglio, o in un altro modo (l’Assemblea delle cariche elette, per esempio) è essenziale che l’istituzionalizzazione repubblicana cominci a prendere forma, indipendentemente dal quadro istituzionale e giuridico spagnolo. Perché? Perché nel 2017 è diventato chiaro che il percorso da “legge a legge” non era praticabile in quanto la Spagna ha preferito sacrificare la democrazia piuttosto che negoziare. È quindi necessario un organo non regionale che possa trattare alla pari, a nome della cittadinanza o che possa promuovere la presa di potere in condizioni migliori rispetto al 2017.

 

E dove si incrociano queste strade?

Le cinque strade alla fine si intersecheranno e si completeranno a vicenda, dando la possibilità di un nuovo attacco finale. Attacco che può essere imprevedibile ma che può anche essere disegnato in teoria. Una possibilità sarebbe che la pressione della piazza e la forza delle vittorie elettorali mettessero il governo spagnolo così tanto contro le corde che finisse per accettare un’uscita concordata sul tavolo di dialogo.

 

Un’altra sarebbe che la Corte di Giustizia Europea smantellasse la rete di corruzione installata nelle alte sfere della giustizia spagnola e certificasse il diritto di esercitare l’autodeterminazione. Il governo catalano della Generalitat avrebbe condizioni molto più favorevoli per convocare un nuovo referendum. O se la Spagna persiste nell’isolarsi dal diritto internazionale ed europeo, allora (come in Kossovo), questa convocazione potrebbe essere fatta direttamente da altre istituzioni, con il sostegno internazionale nato dall’ovvia disobbedienza spagnola al diritto internazionale.

 

Infine, una combinazione di piazza e di istituzionalizzazione repubblicana può portare a situazioni di emancipazione popolare che cambiano le regole del gioco. Proclamare l’indipendenza a partire dai comuni, controllando il territorio attraverso aree liberate, per esempio. L’occupazione dell’aeroporto e la battaglia di piazza Urquinaona (Barcellona) hanno dimostrato che l’uso della forza da parte dello stato spagnolo non sempre vince. E le “Marce per la Libertà” hanno evidenziato che il territorio è in grado di creare le condizioni vincenti.

 

Ma tutto ciò che ho spiegato ha un presupposto, che è la volontà di vincere, la convinzione che è possibile farlo. E questa è la svolta che molte persone hanno fatto sabato a Perpignan, recuperando le sensazioni dell’estate e l’autunno del 2017 e cambiando il terreno in cui ci siamo mossi fino alla scorsa settimana.

In tutte e cinque le corsie.

 

* traduzione  Àngels Fita-AncItalia

 

https://www.vilaweb.cat/noticies/cinc-carrils-avanc-independentisme-editorial-vicent-partal/

 

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