L’invasione di Perpignan

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L’invasione di Perpignan

 

 

È il grande giorno del rientro degli esiliati in Catalunya, ma non in quella spagnola, bensì in quella francese della provincia di Perpignan. L’atto, in se, ha dimostrato che i tre europarlamentari catalani godono dell’immunità parlamentare in tutta Europa, ma non in Spagna, come se il regno iberico fosse esente dalla legislazione comunitaria…
Lo fa notare anche Jaume Assens, leader dei Comuns, non certo un indipendentista…
200.000 persone, per gli organizzatori, la metà secondo le autorità francesi. Ma c’è anche da considerare il centinaio di pulmann che non sono riusciti ad arrivare fino alla cittadina catalano-francese, e sono stati costretti a fare marcia indietro per il collasso della frontiera (grazie anche al certosino lavoro di controllo della Guadia Civil), o quelli che hanno deciso fare a piedi gli ultimi chilometri, arrivando a evento già finito.
L’evento, oltre a essere stato un indiscutibile successo, riafferma le differenti strategie del mondo indipendentista. Già solo la partecipazione ne denota le differenze:
1) la CUP non partecipa, perchè, dice, si tratta di un atto di campagna elettorele di JunsxCat, e non di un atto unitario. In fondo la CUP da tempo è critica con il Consell de la República (che è chi ha organizzato l’evento), sostenendo che sia un “apparato” meramente simbolico.
2) Esquerra Repúblicana invia una manciata di rappresentati, ma oltre a Ernest Maragall, nessun dirigente di rilievo.
3) JunsxCat si presenta con tutti i suoi carichi eletti in tutte le rappresentazioni politiche: parlamento catalano, congresso spagnolo, senato ecc
E poi ovviamente ci sono i discorsi che delineano bene le differenti strategie.
Negli interventi registrati dalle carceri spagnole, i vari intrervenuti si rifanno continuamente ad un’unità strategica che è evidentemente morta da tempo, sia che siano i due Jordi, o politici appartenenti alle due formazioni indipendentiste. Mentre solo l’intervento di Oriol Junqueras parla del successo politico ottenuto con l’apertura del tavolo di dialogo (che si è messo in atto appena tre giorni fa, garantendo una frequenza regolare mensile). Ma quando le immagini del video proiettano il famoso tavolo, un gruppo non eccessivo, ma rilevante, di partecipanti nel parco di Perpignan, fischiano. Anche l’intervento di Marta Rovira (ERC) dalla svizzera (non essendo parlamentare europea, non può girare agilmente per l’europa come chi gode di immunità), rimane vago sul piano strategico.
Invece gli interventi dei tre europarlamentari (Comín era di ERC, ma durante l’esilio ha avvicinato le sue posizioni a quelle di Puigdemont, ed ora è nelle liste di JuntsxCat), come di altri esiliati, come il rapper Valtonic da Bruxerlles, hanno toni completamente differenti.
Puigdemont non accenna mai al tavolo di dialogo, come se non esistesse, nonostante vi partecipino ben tre suoi emissari, mentre chiama il pubblico a prepararsi per la imminente “lotta definitiva”. Personalmente mi viene da chiedere a cosa si riferisse. Esiste forse un piano segreto di invasione che parte da Perpignan? Ma comunque, l’ottima retorica dell’ex prsidente catalano, ottiene lunghi minuti di applausi. Ricorda l’aiuto dato oggi e ieri dai “catalani del nord”, riferendosi alle urne del referendum che proprio da Perpignan furono distribuite ai seggi elettorali di tutta la Catalunya. Ringrazia i popoli fratelli in lotta, come il popolo Basco. Attacca la magistratura spagnola, ricordando anche casi non catalani, come quello dei giovani navarri di Altsasu, condannati a molti anni per terrorismo, come conseguenza una una rissa (termine eccessivo visto che non ci sono feriti) con due agenti della Guardia Civil in borghese. Ne ha anche per il Re, e ringrazia Julian Assange per l’aiuto dato alla causa catalana, e ricorda a tutti che è necessario continuare a lottare per fermare la sua estradizione.
Comín si concentra attaccando la magistratura e lo stato spagnolo, facendo ironia sulle sentenze dei magistrati tedeschi, scozzesi, belga e europei, chiedendo retoricamente, quando in Spagna si accorgeranno di essere europei…
Ma chi ci è andata pesante, è stata Clara Ponsatì. Taccia il tavolo di dialogo come utile solo a far guadagnare tempo a Pedro Sánchez, ringrazia gli “eroici” che quotidianamente, da quasi duecento giorni di fila, bloccano una delle entrate principali alla città di Barcellona, sulla Avinguda Meridiana, e ringrazia anche i giovani “vittoriosi della battaglia di Urquinaona”, in riferimento alle due settimane di scontri avvenuti nella famosa piazza centrale della capitale catalana.
Le tre strategie sono ormai definitivamente chiare:
Gli esiliati seguono la linea Puigdemont (con l’esclusione della Rovira), che è quella di JunsxCat. Confrontazione dura con lo stato, insistenza nella battagli internazionale sia nel parlamento che nei tribunali europei, marcata da pacifismo e democrazia, senza però chiarire come si arriverebbe alla tanto desiderata indipendenza.
Strategia che però, nelle ultime occasioni elettorali ha determinato un serio abbassamento delle percentuali a JunsxCat.
Nelle carceri si vorrebbe mantenere un’unità che nella realtà`politica è ormai lontana, e l’unico discorso strategio è quello di ERC, ossia obbligare lo stato a dialogare, e da lì cercare un nuovo cammino per ottenere un’indipendenza o un federalismo accettabile. Con la speranza che il dialogo porti ad un’amnistia o anche semplicemente a un abbassamento delle pene per i reati di sedizione, che comporterebbe un’uscita anticipata dei prigionieri politici dalle carceri spagnole. Strategia che è stata decisamente premiata elletoralmente, e lo sarà almeno fino a quando funzionerà…
Per ultima rimane la CUP, che da sempre sostiene che l’unica maniera per arrivare ad ottenere l’indipendenza passa per una determinata disobedienza civile istituzionale, e per una mobilitazione massiccia e costante delle piazze. Ma la CUP sa che dovrà aspettare molto tempo prima che si determinino nuovamente le condizioni politico-sociali che permettano rimettere in gioco questa strategia.
Nessuno si accorge minimamente, che anche l’estrema destra spagnola si è manifestata a Perpignan. Appena una ventina di partecipanti con bandiere spagnole, sono stati accompagniati ad uscire dalla città da un paio di furgoni della polizia francese…
Nonostante il disappunto della destra spagnola, la giornata è stata segnata anche da due eventi istituzionali, dove i tre europarlamentari sono stati accolti ufficialmente anche dal sindaco e dai consiglieri comunali della cittadina fracese, e, successivamente nelle stanze del “dipartimento dei Pirenei orientali”, ossia le istituzioni regionali della provincia.

 

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