Tutto ciò che volevi credere sulla Catalogna era una menzogna. Tutto ciò che vi abbiamo detto sulla Spagna era vero

Tutto ciò che volevi credere sulla Catalogna era una menzogna. Tutto ciò che vi abbiamo detto sulla Spagna era vero

Diario16 – Xavier Diez 13/01/2020

C’è un grande dibattito tra gli storici per cercare di capire le cause che hanno portato al crollo dell’Unione Sovietica. Nelle discussioni, si sottolineano numerosi fattori che gli osservatori coetanei rilevavano -l’arretratezza tecnologica nella sfera civile, l’impossibilità di continuare con il ritmo della corsa di armamenti senza compromettere l’economia domestica, la carenza cronica, …- ma esistevano altri motivi più intangibili, difficili da valutare ma forse più rilevanti per spiegare la vera fragilità di quella che veniva considerata una superpotenza. La realtà, al di là di ogni propaganda e apparenza, è che negli ultimi anni dell’URSS si diffuse, come un’epidemia incontrollabile, una profonda demoralizzazione collettiva e un’autentica perdita di fiducia nel sistema, che portò ad un collasso con effetti devastanti per milioni di sovietici disillusi dal comunismo e puniti dal successivo capitalismo selvaggio. E’ il periodo in cui diventò popolare quella frase significativa che raccolse Fernando León de Aranoa nel mitico film “Los Lunes al sol”:

 “Tutto ciò che ci spiegavano sul comunismo era una menzogna. Ma tutto quello che ci spiegavano sul capitalismo era vero.”

Era proprio così. Un certo monopolio dei media e dell’educazione diffondeva che il comunismo era il migliore dei mondi possibili era in contrasto con una realtà difficilmente digeribile. In altre parole, la realtà sovietica si basava su delle bugie. Al di là della retorica rivoluzionaria, c’erano disuguaglianze e un sistema sociale basato sull’assenza di libertà personali fino a trasformare la vita quotidiana in un’esperienza frustrante e soffocante. Ciò non significa che non vi fossero milioni di cittadini sovietici che credevano, con fede religiosa, nelle bugie diffuse dal Cremlino. Ma, più profonda era la distanza tra i messaggi trionfalisti e la cruda realtà e più il regime traballava, poiché anche le migliori bugie hanno un limite. E infine, il muro, sebbene spinto dalla dissidenza e da un incredulo occidente, finì per crollare per il proprio peso.

Non è la prima né l’ultima potenza che collassa, concertando gli analisti. Nel 2007, lo storico britannico John Darwin pubblicò un libro interessante, The Empire’s Dream. L’ascesa e la caduta delle potenze globali, 1400-2000 (Taurus, 2012) che indagava sul fenomeno del decadimento che hanno subito antiche potenze. Sebbene esistano contesti e fattori unici che aiutano a spiegare questi processi complessi, troviamo una costante. Le nazioni resistono nella misura in cui vi sono consensi e interessi condivisi -anche asimmetrici- e si dissolvono quando questi fattori scompaiono e le debolezze e le menzogne su cui sono state fondate appaiono sotto gli occhi dei sudditi.

Chi scrive questo non si considera affatto un determinista, tuttavia la Spagna, “il paese più forte del mondo perché da secoli tenta di autodistruggersi senza riuscirci”, commento ironico attribuito a Otto von Bismark, si basa, come la maggior parte delle nazioni del mondo sulla finzione e le menzogne. Il problema è che la Spagna di oggi crede nel mito fondativo di “la democrazia che ci siamo dati” ovvero una Costituzione, quella del 1978, nata sotto la minaccia delle sciabole, fu redatta sotto grandi pressioni dei poteri forti e militari, approvata con enormi irregolarità nel censo elettorale, senza altre alternative e in fondo, risultò essere il proseguimento del franchismo con mezzi democratici. E malgrado ciò, per diverse decadi ha funzionato. El consenso dei governati, sia per la necessità e la voglia di credere nella democrazia, sia per paura o per illusione, ha funzionato mentre lo stato profondo si è ritirato con discrezione nelle caverne, nelle caserme, nei tribunali o nelle sagrestie. Ma l’ultima decade si è rivelata letale. L’involuzione delle libertà democratiche, il saccheggio dei risparmi della gente perpetrato dalle banche, le riforme del lavoro che hanno portato i lavoratori spagnoli ai peggiori livelli di degrado e precarietà continentale, gli scandali economici e morali che hanno come protagonisti membri della famiglia reale, la repressione contro la dissidenza o l’uscita dall’armadio di gruppi fascisti riconvertiti in partiti politici applauditi e promossi da mezzi di comunicazione che invocano la violenza contro qui pensa o è diverso, hanno reso nudo un regime che sembrava essere una democrazia ma invero non lo era.

Ma forse in questo contesto di degrado democratico, emerso dalla prima maggioranza assoluta di Aznar, quello che si è rivelato essere il principale “stress test” a cui è stata sottoposta la democrazia spagnola è il cosiddetto “processo catalano”. L’indipendentismo, che in meno di dieci anni, è passato dal 15% al 50% di consenso, (sessanta se parliamo dei soli nati in Catalogna), non smette di rappresentare un’espressione politica per smantellare la menzogna della democrazia spagnola. Molti indipendentisti hanno ritenuto che la rottura con il regno di Spagna fosse il modo migliore per assicurare un sistema politico decrepito le cui istituzioni si dissolvono rapidamente, in cui il franchismo emerge dalle catacombe e dove pilastri fondamentali dello stato, come la polizia o la magistratura si sono alleati per applicare un “lawfare” improprio di un paese europeo. Qualsiasi spettatore che abbia visto il film di Roman Polanski “L’ufficiale e la spia” può trovare inquietanti parallelismi nella manipolazione delle prove, nel fallimento del sistema mediatico e giudiziario, nella prevaricazione o nella miseria morale mascherate da patriottismo di cui ha abusato la Spagna degli anni 2017-2020. In questo patetico contesto, in cui i dissidenti sono tenuti in carcere con accuse inventate durante una parodia di processo, la Spagna sembra autodistruggersi mediante una nuova autarchia giudiziaria di fronte ad una Europa scandalizzata dalla deriva inquisitoriale e dalla resurrezione di invenzioni storiografiche del XIX secolo, come i miti della Riconquista, la visione teologica della Spagna e un desiderio ardente di tornare a centralizzare, cosa che ha soltanto polarizzato ancora di più un paese che, per quante bandierine possano nascondere le sue vergogne, odia sé stesso.

E’ vero, la “rojigualda” (così si chiama la bandiera spagnola), è diventata in qualche modo una benda per rifiutarsi di vedere cosa stava succedendo in Catalogna: una lotta democratica per fermare la deriva autoritaria iniziata con Aznar. La formazione dell’ultimo governo spagnolo è servita proprio ad esibire quella dimensione tragica e autodistruttiva che Alejandro Amenábar ha fotografato in forma di film. Per evitare un governo con la presenza di una sinistra (come lo spettro Podemos e i resti del naufragio del PCE) che, senza esagerare potremmo considerare moderata, persino conservatrice. Nelle ultime settimane, per evitare questo governo di coalizione (chiamato rosso-massone-marxista-separatista), abbiamo assistito a preghiere da parte di una chiesa di altri tempi, chiamate al golpismo da parte di militari, minacce sulle strade (penoso l’episodio di assedio al deputato della lista “Teruel esiste”), la estrema destra esibendosi impunemente nelle piazze e con i piedi sulle istituzioni e i dibattiti nei media. Ad ogni modo, l’involuzione dell’ultimo decennio, basata sull’uso tortuoso delle leggi e dei tribunali, e persino una costituzione re-inventata a cui si allude per proibire, limitare o reprimere, ha trasformato la Spagna in un allevamento di pesci piranha. Bisogna solo guardare il comportamento indegno di decine di deputati conservatori che insultano, intimidiscono e minacciano coloro che non la pensano come loro. L’irritazione inoculata dai figli del franchismo che, negli anni ottanta e novanta restavano in secondo piano, hanno preso i megafoni e si contendono le piazze, con copertura poliziesca, giuridica e mediatica.

In effetti, in pochi mesi, la Spagna ha perso il prestigio che in tanti decenni aveva costruito. E ora, come negli anni sessanta o inizio dei settanta del secolo scorso, una Spagna che reprime il dissenso e si sente profondamente insicura, è diventata la Turchia occidentale, che forse ha ancora alcune poche risorse per acquistare spazi nella stampa (promuovendo la “España Global”) o corrompendo e intimidando alcuni funzionari europei, tale quale come l’Arabia Saudita. Ma il cotone dei prigionieri politici e gli esiliati non mente, poiché sono stati loro ad aver messo in guardia da questa deriva suicida di una Spagna che cerca di credere ai propri miti (anche a quello così tarlato di Don Pelayo), il che rende evidente che questo paese si sta facendo male. So che i pregiudizi nei confronti di alcuni catalani che non sono mai stati accettati come quello che sono, una nazione differenziata dalla castigliana, quella che occupa l’egemonia dell’identità spagnola, ha significato una benda negli occhi e, soprattutto, dei tappi nelle orecchie per non sentire certe verità spiacevoli. Ma tutto ciò che una buona parte degli spagnoli voleva credere sui catalani (il suprematismo, l’egoismo, …) era una menzogna. Tuttavia, tutto quello che gli indipendentisti spiegavano sulla Spagna (che non è una vera democrazia, che lo Stato è occupato dal franchismo fattuale e ideologico) era vero. Molti spagnoli di sinistra, vedendo le preghiere di un clero reazionario e le minacce fasciste impunite, iniziano a rendersi conto del problema. Evidentemente, non esiste nulla di più letale e dissolvente per la viabilità di uno Stato che il fatto che le menzogne diventino evidenti. L’imperatore è nudo e, anche se il bambino che lo indica è catalano, quindi silenziato dai media e boicottato dai pregiudizi, è solo una questione di tempo e tutti si renderanno conto. Di fatto, tutto il mondo si sta rendendo conto, anche se la maggioranza degli spagnoli facciano fatica a riconoscerlo.

 

* traduzione  Àngels Fita-AncItalia

 

https://diario16.com/todo-lo-que-queriais-creer-sobre-cataluna-era-mentira-todo-lo-que-os-explicamos-sobre-espana-era-verdad/

 

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