Un velo nero sulle icone catalane

 

«Veli per la libertà» è un’iniziativa con cui il mondo dell’arte catalano risponde alla condanna per sedizione dei politici locali

«Riposo» di Joan Rebull, una delle opere «velate». Museu Maricel, Sitges

Barcellona (Spagna). In questo periodo chi visita i musei catalani troverà alcune delle loro opere più iconiche e significative coperte da un velo nero. La statua di Augusto nel Museo Archeologico di Tarragona, la scultura «Contro l’invasore» di Miquel Blay nel Museo d’Arte di Girona o l’Esculapio nel Museo Archeologico di Barcellona sono alcune delle opere che partecipano a «Veli per la libertà» (#velsperlallibertat), una delle numerose iniziative con cui il mondo dell’arte della Catalogna risponde alla condanna per sedizione contro i politici catalani per avere organizzato un referendum di autodeterminazione.

La sentenza è stata accolta con un’ondata d’indignazione che si è materializzata in una pioggia di comunicati e nell’adesione totale dei lavoratori dei musei e dei centri d’arte allo sciopero generale del 18 ottobre, insieme a un centinaio di collettivi artistici e alla Plataforma Assemblearia d’Artistes de Catalunya. Chiusi anche la Sagrada Familia, le case di Gaudí e i teatri.

«Esprimiamo la nostra opposizione alla sentenza contro i leader indipendentisti. Rivendichiamo il diritto di protestare pacificamente e di essere ascoltati. La libertà d’espressione è una condizione indispensabile per la cultura e la democrazia», si legge nel comunicato della Fundació Miró.

Il Governo di Madrid ha proibito che le televisioni usino le definizioni «esiliati» e «prigionieri politici» e ha fatto chiudere i siti web del movimento sociale pacifista Tsunami Democratico. «I politici catalani hanno fatto quello che avevano promesso e rispettato la volontà di chi li aveva votati, se loro sono colpevoli lo siamo anche noi», affermano rappresentanti di spicco del mondo della cultura come il filosofo Xavier Antich e la scrittrice Empar Moliner.

«La cultura neutrale è una farsa. Abbiamo bisogno di creatività e d’immaginazione per capire la complessità del conflitto catalano, aggiunge la giornalista e critica d’arte Maria Palau in una delle opinioni che pubblica nel quotidiano «El Punt-Avui».

Roberta Bosco, da Il Giornale dell’Arte numero 402, novembre 2019

 

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