La Catalogna non è una società divisa

L’analista di dati Joe Brew smentisce che la Catalogna sia una società divisa sull’indipendentismo

www.vilaweb.cat – 25.10.2019

 

Si dovrebbe fare un referendum in Catalogna affinché i catalani e le catalane decidano che relazione vogliono ci sia tra Catalogna e Spagna. Grado di accordo per partito.

 

 

Il governo spagnolo si è impegnato nel ritrarre la Catalogna come una società divisa.

L’idea di una Catalogna ‘divisa’ o ‘frammentata’ si adatta bene al rifiuto del presidente spagnolo Pedro Sánchez di dialogare con i rappresentanti catalani riguardo alla crisi politica. L’argomento è questo: prima che lo stato spagnolo possa considerare di dialogare con la Catalogna, “la Catalogna deve dialogare con se stessa”[1]. In altri termini: poiché i catalani sono in disaccordo tra loro non ha senso che la Spagna prenda parte ad alcun dialogo.

È una strategia discutibile anche accettando le premesse sottostanti.

Ma, in relazione all’immobilismo e al rifiuto di dialogo da parte della Spagna, c’è un altro problema: la premessa della Catalogna divisa è falsa.

Sì è vero, i catalani sono divisi sull’indipendenza; per questo chiedono un referendum, per chiarire le cifre. Ma non è vero che la Catalogna sia una ‘società divisa’, almeno per ciò che riguarda le cause e le soluzioni all’attuale crisi politica. E per quel che riguarda la detenzione dei politici e attivisti catalani e il diritto all’autodeterminazione la Catalogna è in realtà molto unita.Analizziamo i dati

1. Un ampio consenso contro la detenzione dei rappresentanti politici catalani

La causa del malessere in Catalogna della scorsa settimana non è l’indipendenza. Su questo pochissimi hanno cambiato opinione.La causa di questo malessere è la sentenza contro una dozzina di politici e attivisti con pene che vanno dai nove ai tredici anni di prigione per aver organizzato un referendum di indipendenza. Sono stati condannati per sedizione, un crimine che implica la ‘violenza’, sebbene non abbiano mai fatto, né accettato, né incoraggiato alcun atto di violenza. E al momento della condanna avevano trascorso quasi due anni in detenzione ‘preventiva’. Inoltre, sebbene molti fossero stati eletti e rieletti come rappresentanti, sono stati privati ​​della possibilità di esercitare i loro obblighi politici in quanto personalità con cariche pubbliche. Per ciò che riguarda queste detenzioni, in Catalogna c’è un opinione chiara: solo il 18% dei catalani considera giusta la prigione per i propri politici, un 14% non ha le idee chiare e più di due terzi dei catalani ritiene che la loro detenzione sia ingiusta.

 

Considera che siano giusti la detenzione e l’esilio dei politici catalani?

 

Soltanto i due partiti nazionalisti spagnoli di linea dura, il Partito Popolare e Ciutadans approvano il carcere per i prigionieri politici condannati dal Tribunale Supremo.

Tra i partiti indipendentisti c’è unanimità contro la prigione, come era prevedibile. Ma il fatto più sorprendente è la posizione dei partiti unionisti di sinistra. Il 92% degli elettori dei Comuns e il 58% degli elettori del PSC [Partito Socialista Catalano] ritiene ingiusta la detenzione.

 

Considera che siano giusti la detenzione e l’esilio dei politici catalani?

                     Per partito politico

 

2. Un ampio consenso in favore dell’autodeterminazione

In Catalogna c’è un ampio consenso in favore dell’autodeterminazione. Questo consenso coinvolge, ovviamente, tutti gli indipendentisti, ma anche una quota significativa di unionisti. In altri termini, la maggioranza dei catalani vuole decidere attraverso un referendum. Nell’indagine più recente su questo tema, si è chiesto ad un campione sistematico di 1.200 catalani in che misura erano d’accordo con la seguente frase: “Si dovrebbe fare un referendum in Catalogna perché i catalani e le catalane decidano quale relazione vogliono ci sia tra Catalogna e Spagna?”

 

Si dovrebbe fare un referendum in Catalogna perché i catalani e le catalane decidano

quale relazioni vogliono ci sia tra Catalogna e Spagna. Grado di accordo

 

Soltanto il 21,2% dei catalani si oppone ad un referendum. Più di due terzi è a favore. E se si include l’11% che non ha nessuna opinione, la percentuale di favorevoli è del 76%. E’ importante sottolineare che non è un risultato isolato e spurio. E’ stato così, più o meno, da quando disponiamo di dati affidabili e la maggioranza pro-referendum (intorno al 75%) si è mantenuta costante anche quando la domanda è formulata in modo diverso. Se volete maggiori dettagli potete consultare questo articolo. Vale la pena anche ricordare che un gruppo importante di votanti per i partiti unionisti sono sostenitori di un referendum. Per esempio vi si oppone meno del 10% dei votanti di Catalunya en comù[2] e tra i votanti socialisti c’è una divisione del 50%-50%.

 

Si dovrebbe fare un referendum in Catalogna perché i catalani e le catalane decidano

quale relazioni vogliono ci sia tra Catalogna e Spagna. Grado di accordo per partito

 

 

 

 

In Catalogna il sostegno per un referendum è più forte a sinistra, ma ottiene anche il supporto del centro e del centro-destra. L’unica area politica nella quale l’opposizione al referendum è più alta rispetto al sostegno è quella che si definisce “estrema destra”.

 

Grado di accordo con un referendum di autodeterminazione per ideologia

 

Tra i nati in Catalogna che sono la maggioranza, quasi l’80% vuole un referendum, e solo il 15% si oppone. I catalani nati nel resto dello stato spagnolo o all’estero sono favorevoli al referendum sia pur con un margine minore.

 

Grado di accordo con un referendum di autodeterminazione per luogo di nascita

 

Conclusioni

Il governo di Pedro Sánchez ha ragione quando dice la la Catalogna è divisa per quel che riguarda l’indipendenza: la metà la vuole l’altra metà no – le cifre variano da sondaggio a sondaggio, però si avvicinano al 50-50 da due anni a questa parte. In democrazia questa è la regola: la gente diverge sulle cose ma è d’accordo nel risolvere le divergenze democraticamente. Detto in un altro modo, le diverse preferenze per un risultato politico non significano necessariamente divergenza sul modo con il quale di deve decidere questo risultato. Del resto se non ci fosse alcuna divergenza di opinioni rispetto all’indipendenza non ci sarebbe la necessità di votare perché il risultato già si saprebbe, come succede in quasi tutte le regioni di tutti i paesi del mondo. I catalani sono assolutamente contrari alla prigione e all’esilio dei loro politici eletti e sono anche assolutamente favorevoli a un referendum di autodeterminazione. Questi due consensi spiegano la rivolta popolare che c’è in Catalogna come anche il punto morto politico. Per affrontare il conflitto Catalogna – Spagna, il presidente spagnolo farebbe bene ad ammettere che in queste questioni i catalani sono in maggioranza d’accordo. Cioè la divergenza non è tra i catalani ma tra la soluzione proposta dal governo di Torra – cioè libertà ai prigionieri politici e referendum di autodeterminazione – e la controfferta fatta dal governo Sánchez ossia, legge e ordine.

* traduzione Claudia Daurù

[1]https://twitter.com/sanchezcastejon/status/1183721720445845505

[2]Piattaforma che unisce alcune organizzazioni tra cui Podemos Catalunya, Barcelona en comù (il partito di Ada Colau) e altri, ovvero la sinistra non indipendentista. I suoi votanti vengono chiamati ‘comuns’ ovvero ‘comuni’ [ndt].

https://www.vilaweb.cat/noticies/catalunya-no-societat-dividida-joe-brew/

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