Le due chiavi : la piazza e la instituzionalizzazione a margine dello stato

Le due chiavi: la piazza e la istituzionalizzazione a margine dello stato

 

Vilaweb.cat – Editorial – Vicent Partal – 31.10.2019

 

Ieri si è celebrata finalmente l’Assemblea di cariche elette (legalmente elette), presso il Palazzo dei Congressi di Barcellona. L’assemblea ragruppa eletti delle istituzioni spagnole oppure europee ma, come ente assembleario, si colloca a margine dalla legalità spagnola. Si aggiunge, dunque, al Consiglio per la Repubblica, un’istituzione rappresentativa che dal primo minuto ha agito fuori dal sistema legale spagnolo. Nella fase attuale del processo verso l’indipendenza, è evidente la necessità che esistano queste strutture ‘liberate’ e che siano sempre più forti.

In primo luogo perchè le istituziioni catalane sotto la legalità spagnola –in pratica, la Generalitat della Catalogna– corrono un serio pericolo. Un semplice decreto del governo spagnolo potrebbe annullarle, come abbiamo già potuto constatare. Per cui il paese può rimanere senza rappresentazione politica formale.

Ma è anche necessario perché istituzionalizzare una nuova repubblica prima di essere riconosciuta è un modo per assicurare una transizione formale tra pari, quando sarà. Nel 2017 abbiamo visto chiaramente che l’indipendenza non sarebbe arrivata dalla legge (spagnola) alla legge (catalana), e abbiamo imparato che non si può passare direttamente dalla Generalitat autonoma alla repubblica indipendente. Se, fino al 2017 era stato disegnato un processo in cui le istituzioni spagnole –autonome, ma spagnole in fin dei conti– erano la base sulla quale poteva emergere la repubblica indipendente, ora questa prospettiva è poco credibile. Le limitazioni sono bene in vista.

Perciò, nella nuova fase in cui siamo dopo la sentenza, l’alternativa per vincere è la pressione insistente in piazza –per spingere lo stato sulle corde– e la costruzione parallela di una interlocuzione non subordinata allo stato ma legittimata dalla popolazione. In modo che, fuori dalla legalità spagnola, possa assumere una posizione tra pari. Si tratta di un’azione che ha dei precedenti nel caso catalano: vedi il Consiglio Nazionale della Catalogna, vigente tra il 1940 e il 1945, oppure il governo della Generalitat in esilio (durante il franchismo) dei presidenti Irla e Tarradellas, un governo che diventò la base legale per l’attuale autonomia.

Nel mondo, la creazione di questi enti ha avuto spesso un ruolo determinante nel momento di rendere reale e praticabile l’aspirazione all’indipendenza di un paese. Una esperienza particolarmente importante e illuminante fu il Consiglio della Estonia, creatosi nel 1989. Ma ce ne sono altri con funzioni, organizzazioni, pretese e modi di agire molto diversi, a volte anche polemici, che possono servire come riferimento. Per esempio, il precedente altrettanto importante dell’Assemblea del Kosovo, istituzione unilaterale degli eletti kosovari, la legalità del quale fu riconosciuta posteriormente dal Tribunale Internazionale di Giustizia.

Non dico, capitemi bene, che non sia importante mantenere le istituzioni attuali. Evidentemente conviene farlo. Tutte. Perché conviene vincere su tutti i terreni di gioco. Dobbiamo mantenere il governo della Catalogna e la maggioranza nel parlamento catalano mentre esisteranno e serviranno a qualcosa, consapevoli dei limiti che hanno. E bisogna essere forti al massimo nei comuni e in tutti gli organismi territoriali. E bisogna vincere tutte le elezioni e ottenere maggioranze in qualsiasi parlamento, inclusi quello spagnolo ed europeo. E fuori dalla sfera strettamente politica, anche: bisogna vincere le elezioni imprenditoriali, sindacali, club sportivi, tutto quello che sarà possibile. Ma siamo consapevoli che l’indipendenza arriverà, in questo nuovo ciclo iniziato il 14 ottobre scorso, in forma di rottura e soltanto se siamo capaci di accerchiare lo stato e fare pressione sull’opinione pubblica internazionale con le azioni in piazza, mostrando al mondo l’autoritarismo dello stato e facendo collassare la sua azione interna ed esterna.

Cioè, facendo quello che facciamo da quando abbiamo occupato l’aeroporto. Il Tsunami Democratico (vedi questa intervista) lo spiega tanto bene: ‘Lo stato ha perso il ritmo, l’agenda. Ora solo reagisce. Questo non succedeva da due anni.’

* traduzione Àngels Fita-AncItalia

https://www.vilaweb.cat/noticies/carrer-institucionalitzacio-claus-editorial-vicent-partal/

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