Sull’attentato del 17 agosto a Barcellona e Cambrils

 

Sull’attentato del 17 agosto 2017 a Barcellona e Cambrils

Come ricorderete il 17 agosto 2017 a Barcellona e a Cambrils ci fu un attacco realizzato da un gruppo terroristico di matrice islamica, che causò complessivamente la morte di 16 persone[1] e oltre 100 feriti di diverse nazionalità. Sulla Rambla, alle 5 del pomeriggio, un camioncino entrò in velocità nella zona pedonale, percorse a zig-zag circa 500 metri uccidendo diverse persone. Alla guida del camioncino c’era Younes Abouyaaqoub, un 22enne di origini marocchine radicalizzatosi nell’ambiente dell’imam di Ripoll, Abdelbaki Es Satty; dopo una fuga di 4 giorni il giovane fu rintracciato e ucciso dai Mossos d’Esquadra, la polizia catalana.

La notte di quello stesso giorno a Cambrils altri 5 giovani sempre provenienti da Ripoll (Houssaine Abouyaaqoub, Omar Hichamy, Mohamed Hichamy, Moussa Oukabir e Said Aalla) a bordo di una Audi3 cercarono di travolgere dei passanti ma furono fermati e uccisi dalla polizia catalana.

Il giorno precedente l’attentato, il 16 agosto, ad Alcanar vi fu un’esplosione che distrusse una casa e causò 2 morti e alcuni feriti. La polizia catalana pensò ad una fuga di gas, ma poi le indagini mostrarono che nella casa c’erano esplosivi e molte bombole di gas e che una delle vittime era proprio Es Satty l’imam di Ripoll, il paese da cui provenivano i responsabili dell’attentato.

Questi in sintesi i fatti, ciò che i mass media ci hanno raccontato di quei fatti.

Quello che invece mi sembra quasi del tutto assente, almeno nella stampa italiana, salvo qualche eccezione, è quanto emerge da una approfondita inchiesta giornalistica curata dal giornalista spagnolo Carlos Enrique Bayo e pubblicata a luglio a puntate sul giornale online publico.es.

L’inchiesta ha raccolto molti inquietanti elementi sui rapporti tra i Servizi segreti spagnoli (CNI – Centro Nacional de Inteligencia) e Abdelbaki Es Satty, l’imam di Ripoll.

Secondo l’inchiesta, i Servizi segreti spagnoli, che conoscono Es Satty già dal 2005 perché sospettato di reclutare giovani da radicalizzare, cominciano ad interessarsi a lui quando nel 2010 viene arrestato per traffico di droga; lo incontrano in carcere almeno 4 volte tra il 2012 e il 2014, ottengono che dopo i 4 anni di carcere non sia espulso dal Paese, lo destinano alla moschea di Ripoll dove inizia l’attività di imam, opera nella radicalizzazione di alcuni giovani (tra i quali gli attentatori di Barcellona), e diventa un informatore dei servizi segreti spagnoli.

I servizi segreti avevano sotto controllo i cellulari di diversi membri del gruppo terroristico, conoscevano i loro spostamenti e i viaggi fatti in Francia, Belgio, Germania nelle settimane precedenti l’attentato, sapevano il contenuto delle loro conversazioni telefoniche e via mail, sapevano che ad Alcanar si stavano fabbricando esplosivi. Usavano per mettersi in contatto con Es Satty il metodo già usato da Bin Laden e Al Qaeda, noto come il metodo della “dead mailbox” (mail morta): si crea un account email con il quale non vengono inviate email (che potrebbero essere intercettate) ma ci si scambiano comunicazioni tramite mail redatte solo in “bozza”. Le credenziali di accesso a quella casella di posta furono trovate accanto al cadavere dell’imam ad Alcanar. E Bayo nell’inchiesta mostra la schermata dell’ultimo messaggio “scambiato” 2 mesi prima l’attentato.

Anche solo da queste prime notizie sorgono molte domande:

  • perché alla polizia catalana non fu data alcuna informazione delle attività dell’intelligence spagnola? nemmeno quando indaga sull’esplosione ad Alcanar, nemmeno quando, avvertita dalla polizia belga della pericolosità di Es Satty, cerca informazioni? Perché fu impedito ai Mossos d’Esquadra l’accesso alle informazioni del Centro di Intelligence contro il Terrorismo e il Crimine Organizzato fino a molti mesi dopo l’attentato?
  • perché il giorno dopo l’attentato il nome di Es Satty fu cancellato dagli archivi degli informatori dei servizi segreti spagnoli? perché solo mesi dopo questi ammettono che Es Satty era un loro informatore?
  • come è possibile che i servizi segreti spagnoli, che avevano monitorato il gruppo fino a 2 giorni prima l’attentato, non sapessero della loro intenzione di fare un attentato? E se sapevano perché non hanno fatto nulla per fermarli?

La storia italiana degli anni ’70 del XX secolo, segnata dalle stragi della strategia della tensione, con interventi dei servizi segreti italiani deviati e mille depistaggi, ci ha mostrato come le stragi fossero collegate a interessi politici di più ampia portata, e ci può portare a chiederci se anche questi attentati rientrino in un disegno più complesso connesso alla situazione politica che si stava, e si sta tuttora, vivendo in Catalogna.

 

Per capire meglio, l’inchiesta di Carlos E. Bayo è pubblicata su  https://www.publico.es/politica/exclusiva-iman-ripoll-1-cerebro-masacre-ramblas-confidente-cni-dia-atentado.html

Claudia Daurù

[1] In questo numero sono compresi le 13 vittime della Rambla cui nei giorni successivi si aggiunse un ferito che non sopravvisse; il conducente dell’auto accoltellato dall’attentatore nel suo tentativo di fuga, e una vittima di Cambrils.

Tra le vittime 2 italiani: Bruno Gulotta, 35 anni e Luca Russo: 25 anni.

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