I voti di Valls a Colau sono in cambio di qualcosa

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Albert Noguera – 19/06/2019

https://www.eldiario.es/contrapoder/votos-Valls-Colau-cambio_6_911718825.html

 

La candidatura di Manuel Valls è stata finanziata da imprenditori e fondi speculativi. Nelle elezioni amministrative per il sindaco di Barcellona, Valls era il rappresentante delle élite economiche e questo ha fatto sì che, al momento di decidere quale sindaco votare, il ragionamento sia stato di dare il voto alla candidatura che meglio garantisce alle aziende dei suoi mecenati una maggiore sicurezza giuridica e lo status quo. Partendo da questa premessa, perché ha scelto di investire Ada Colau ed evitare un sindaco di ERC? I voti erano “in cambio di nulla”?

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Ada Colau: “in nessun caso iniziero dei negoziati per un accordo con Valls o Artadi

Questa domanda ha una risposta non solo da un punto di vista sociale. Il programma sociale di ERC non suppone, per i potenti, una minaccia maggiore o minore di quella del movimento BeC (Barcellona in Comune), entrambi sono simili, per cui uno dovrebbe valere l’altro. La domanda può avere risposta, quindi, dal punto di vista della connessione esistente oggi, nel paese, tra l’asse sociale e quello nazionale. In effetti, l’argomentazione di Valls per facilitare un governo di BeC era di evitare un governo indipendentista. Capire il collegamento tra sociale e nazionale rende possibile comprendere perché, per le élite, impedire un governo locale indipendentista è una questione sociale o di lotta di classi.

Sebbene esistano diverse idee di nazione, l’unica che ci permette di comprendere un tale collegamento tra nazionale e sociale, che spiega il voto di Valls, è la nozione storico-materialista di nazione.

Essa si costruisce in modo opposto alle tre grandi correnti che, tradizionalmente, hanno dominato l’idea di nazione: le teorie metafisiche sviluppate dai romantici tedeschi e da Hegel, secondo cui ogni nazione è dotata di uno spirito nazionale (Volksgeist) che ne determina il modo di essere, in modo tale che la storia non è altro che l’attualizzazione di quello spirito. Le teorie psicologiche che identificano la nazione con i fenomeni soggettivi della coscienza e la volontà di appartenere, una nazione esiste perché i suoi membri si identificano con essa. E le teorie empiriche che elencano un insieme di elementi la cui aggregazione costituisce la nazione: un territorio abitato, una lingua e una cultura comuni, ecc.

Di fronte a queste, l’idea storico-materialista di nazione considera che l’elemento di identificazione o della lingua comune ecc. non sono l’origine della nazione ma sono elementi subordinati al fattore socio-storico, che sarebbe la causa primaria che determina e produce tutti gli altri. Il futuro della nazione è primariamente costituito dalle condizioni storico-materiali in cui gli uomini hanno lottato contro la natura per la loro sussistenza, dalle modalità e strumenti di lavoro, dallo sviluppo delle forze produttive, dalle loro relazioni sociali di lotta, ecc. Pertanto, i fattori costitutivi della nazione sorgono dalle azioni umane realizzate attraverso le relazioni sociali e di potere della storia. La nazione, quella spagnola o qualsiasi altra, non è altro che una formazione sociale in cui si concretizza in ambito culturale la struttura di classi e di potere che abbiamo ereditato come risultato del precipitato storico. In altre parole, la nazione è l’oggettivazione nella sfera culturale, della correlazione delle forze sociali e di potere che abbiamo raggiunto.

Da questa idea storico-materialista di nazione, possiamo spiegare e comprendere i due argomenti di Valls per dare supporto a Ada Colau come sindaco:

El primo: lui è consapevole che nel XXI° secolo, la natura dei movimenti di massa che mettono in pericolo le fondamenta dei regimi nazionali è cambiata. A differenza delle società industriali che ponevano al centro la questione operaia e dei partiti-sindacati socialisti come nucleo principale di minaccia, le nostre sono società con identità multipli e nuove che rendono possibile l’esistenza di movimenti senza origine o auto-identificazione nel socialismo e la classe (come il femminismo, ecc.), che sono capaci di agire come nuovi centri di mobilitazione di massa che eseguono quelle funzioni di rottura che la teoria classica assegna, storicamente, alla classe operaia. L’indipendentismo catalano oggi, in Spagna, è uno di questi movimenti.

Il secondo: lui sa anche che l’ascesa politico-sociale del movimento indipendentista può provocare una nuova sfida democratica come quella del 1 di Ottobre del 2017 che rimetta nuovamente in difficoltà lo Stato. E che se riuscisse, una presunta chiusura storica della nazione spagnola nella sua forma attuale e la sostituzione con una nuova, sia adottando la forma di Stato plurinazionale, Repubblica catalana, ecc., è insieme una sostituzione della struttura di classi e di distribuzione di potere all’interno.

Ecco perché bisognava evitare un governo indipendentista ad ogni costo. Non è vero che i voti di Manuel Valls e delle élite economiche per facilitare il sindaco Colau sono “in cambio di nulla”. I potenti non danno mai nulla per niente. Colau non voleva essere il trofeo di nessuno, e tuttavia, ha finito per essere strumentalizzata come la tessera utile delle élite per contrapporsi a un movimento che, come dicevo prima, pur non avendo origine o auto-identificazione nel socialismo e la classe, è in grado di svolgere quelle funzioni di rottura che la teoria classica assegna, storicamente, alla classe operaia.

In questo caso, attraverso la rottura della nazione spagnola, che è anche la rottura con la struttura delle classi e il sistema di distribuzione del potere, dei quali la nazione è l’oggettivazione.

 

* traduzione  Àngels Fita-AncItalia

https://www.eldiario.es/contrapoder/votos-Valls-Colau-cambio_6_911718825.html

 

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