"A por ellos" in versione Pedro Sànchez

 
Elmon.catOriol Jara – 17 dicembre 2018
https://elmon.cat/opinio/33969/a-por-ellos-versio-pedro-sanchez
 
Vogliono far credere a tutti i possibili elettori nazionalisti e fascisti spagnoli che la Catalogna è completamente sotto il controllo della metropoli
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Tutti gli spagnoli siamo un solo popolo e tutti siamo uguali e tutti ci sentiamo spagnoli allo stesso modo e tutti facciamo parte di una sola nazione ed è la stessa cosa se sei nato a Barcellona o a Granada. Tutti siamo ugualmente spagnoli. Questo è quello che dicono da là e da qui. E’ il grande argomento dei partiti politici spagnoli. E non è soltanto una cosa da professionista della politica. Anche i giornalisti e scrittori oltre il fiume Ebro si vanta di sapere molto meglio di noi che cosa è un catalano. Si riempiono la bocca analizzando le differenze inventate tra la Catalogna e la Spagna. Loro sanno, meglio di chiunque altro, che un catalano e uno spagnolo sono la stessa cosa. Anzi, ne sanno così tanto, di analizzare le differenze regionali, che si sentono con l’autorevolezza sufficiente per spiegarci che ci mentono in casa propria. Che questa sensazione che abbiamo di essere diversi è una menzogna imposta da professori e politici e giornalisti maliziosi. La Spagna è una.
 
Ma, l’eguaglianza tra spagnoli è flessibile. Non bisogna essere permalosi. Perché, anche se siamo uguali, risulta che, a noi, bisogna controllarci con pugno di ferro. Non è che siamo diversi, è che siamo speciali. E tutte queste spiegazioni sulla teorica eguaglianza tra tutti gli spagnoli si sostiene su un discorso unico che arriva da Madrid, non sulla realtà. Ci dicono che tutti gli spagnoli viviamo, parliamo e sentiamo allo stesso modo. Ma, oltre a queste parole vuote e infantili, ci sono i fatti. Quando le cose si devono dimostrare si dimostrano con fatti. E questa settimana accadranno due fatti concreti e specifici che sono molto eloquenti sulle diversità catalane. Due fatti che mostrano, in modo inequivocabile, cosa siamo per la Spagna. Il Consiglio di Ministri che si sposta a Barcellona e un nuovo schieramento repressivo della polizia.
 
Come se fossimo una banda di nativi selvaggi, il Gobierno del grande Stato viene a visitarci. Vengono a dimostrare al resto della Spagna che Barcellona forma anch’essa parte della loro nazione. Non è un cenno per guadagnare la nostra fiducia. Non è una mostra di amore o di stima per i catalani. Non è un favore né una promessa di futuri investimenti. E’ un gesto strettamente rivolto al resto della Spagna. Vogliono spiegare a tutti i possibili votanti nazionalisti e fascisti spagnoli che la Catalogna è perfettamente controllata dalla metropoli. E’ questo il segno che vogliono promuovere ed esibire. E nel caso vi mancasse l’evidenza di quello che dico, essa si manifesta chiaramente con l’immane schieramento di polizia che accompagnerà il Consiglio. Mille poliziotti in più per proteggere ministri e per dimostrare, inequivocabilmente, che qui non vogliamo i politici di Madrid.
 
Non vogliamo che vengano a vantarsi né a esibire controllo e potere su di noi. Non vogliamo che ci trattino come una tribù perduta. E non vogliamo che si facciano scortare da centinaia di poliziotti per farsi la passeggiata nel nostro paese. Ci sono altri modi più efficaci per guadagnarsi il cuore dei catalani. Quello che fa il Governo spagnolo non è un gesto verso di noi ma un’oscena esibizione rivolta agli spagnoli. E’ un “a por ellos” (prendeteli!) con giacca e cravatta. Anch’io ho una frase molto castigliana per rispondere. No entremos al trapo (non cadiamo nella trappola).
 
traduzione  Àngels Fita – AncItalia
 
 

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