Il percorso sloveno fu pacifico

 
In Slovenia, la guerra fu imposta
 

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Milan Kucan ex presidente sloveno

ARA.CAT – 12/12/2018
L’interpretazione secondo cui la Slovenia ottenne l’indipendenza attraverso la violenza non ha una base reale e denota l’ignoranza dei fatti. La strada slovena verso l’indipendenza dello stato fu estremamente pacifica. La Slovenia si affidò al diritto costituzionale all’autodeterminazione e a un referendum in cui l’88,5% dei cittadini decisero di vivere in un paese separato. Sebbene lo stato jugoslavo e la dirigenza militare avessero già rifiutato ogni possibilità di dialogo e di risoluzione politica della crisi nei rapporti tra i popoli e le repubbliche della Jugoslavia socialista, la Slovenia continuò a cercare un accordo sull’uscità  del paese in modo pacifico.
 
Sfortunatamente, tutte le repubbliche tranne la Croazia respinsero la proposta slovena. Infine, la Conferenza di pace sulla Jugoslavia nell’autunno del 1991 promossa dalla Comunità europea e il riconoscimento internazionale della Slovenia da parte dei paesi europei e di altri continenti all’inizio del 1992, confermarono l’atteggiamento pacifico e democratico della Slovenia sull’indipendenza.
Nel caso della crisi catalana, il problema è di natura politica e può essere risolto solo dalla politica e stabilendo un dialogo franco, tollerante e argomentativo.
 
In Slovenia, la guerra fu imposta. L’esercito jugoslavo attaccò il paese il giorno dopo la proclamazione dell’indipendenza, nel giugno 1991. L’aggressione durò dieci giorni e, sfortunatamente, si persero 76 vite: 19 sloveni, 45 soldati dell’esercito jugoslavo e 12 stranieri. La vera profondità dei disaccordi tra nazioni e repubbliche, che avevano già rotto lo stato comune prima dell’indipendenza della Slovenia, si manifestò con una violenza militare di proporzioni inaudite in altre repubbliche jugoslave.
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Tutte queste vittime mortali e danni morali e materiali sono il tragico bilancio della cecità politica e del rifiuto dello stato jugoslavo e della leadership militare ad affrontare un importante problema politico seguendo la strada della politica e del dialogo. L’esperienza della Slovenia con l’arroganza politica jugoslava è istruttiva e dimostra che i diritti delle nazioni che vogliono esercitare il loro diritto all’autodeterminazione in modo democratico non possono essere repressi mediante la polizia o la violenza militare.
 
Data questa esperienza, la Slovenia ha sostenuto il diritto dei catalani di decidere il proprio futuro democraticamente e ha condannato la violenza della polizia con cui il precedente governo spagnolo ha voluto sopprimere questo diritto. Anche nel caso della crisi catalana, il problema è di natura politica e può essere risolto solo attraverso la strada della politica stabilendo un dialogo franco, tollerante e trattando con il governo di Madrid, soprattutto ora, dopo il plebiscito catalano e prima che, a fine gennaio 2019, inizino i processi contro i politici e i dirigenti della società civile catalana imprigionati.
 
L’indipendenza della Catalogna e il suo incastro in Spagna è una questione che deve essere risolta tra i governi di Madrid e Barcellona in modo democratico, pacifico e responsabile. La strada slovena, che è riuscita a esercitare pacificamente il diritto all’autodeterminazione, potrebbe essere un buon esempio di come farlo. Questo è un problema che abbiamo discusso con il presidente del governo della Catalogna, Quim Torra, durante la sua recente visita in Slovenia.
 
traduzione  ÀngelsFita – AncItalia
 
https://www.ara.cat/opinio/Milan-Kucan-Eslovenia_0_2141786048.html

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